Raimondo Lullo

Il 2009 è l'Anno europeo del dialogo interculturale, “durante il quale vengono proposte una vasta gamma di attività, in tutta Europa, per valorizzare l'interazione interculturale, approfondire le relazioni tra i popoli e le religioni, contribuire a rafforzare, mediante il dialogo, la comprensione, la tolleranza, la solidarietà e la percezione di un destino comune tra i cittadini europei di ogni estrazione. L'Anno europeo del dialogo interculturale è un'iniziativa congiunta dell’Unione europea, degli Stati membri e della società civile europea allo scopo di favorire la comprensione reciproca e la convivenza”.

La nostra proposta è presentare la figura di un personaggio medioevale, Raimondo Lullo, che sebbene sia per lo più sconosciuto al grande pubblico italiano, di fatto è da secoli al centro dell'attenzione europea per essere stato il primo scopritore del concetto di Software. Basato su un meccanismo di ruote concentriche, conosciute generalmente come “Ars di Lullo” (http://lullianarts.net/cont.htm in inglese) il software lulliano offre la possibilità di “dare risposta a tutte le domande”, e allo stesso tempo permette di “scoprire nuove verità e ampliare i limiti conoscitivi di qualunque scienza”.

Raimondo Lullo è un cavaliere catalano che a 30 anni partì da Palma di Maiorca, dove era nato, per viaggiare attraverso i maggiori centri del mediterraneo. I suoi intenti erano di portare il messaggio di Cristo a tutti i popoli, scrivere il libro meliore de mundo e istituire scuole in cui si impartissero lezioni di lingue orientali. In Italia si contano tra le 14 e le 15 permanenze per periodi più o meno lunghi. Lullo fu il primo autore di cultura cristiana a parlare e scrivere correttamente in arabo, oltre che in occitano, in catalano e in latino. Era amico di papi, re, dogi e forse fu conosciuto dalla stesso Dante Alighieri. Oltre ad essere amico personale del doge Pietro Gradenigo, Lullo aveva così a cuore le sorti veneziane che non appena venne a conoscenza nel 1298 della rovinosa sconfitta della flotta veneziana presso Curzola, battaglia nella quale fu catturato dai genovesi Marco Polo, non esitò a scrivere la Consolatio Venetorum, recentemente edita per la casa editrice Antenore. Inoltre, molti sono stati i veneziani che non solo studiarono l'Ars, ma addirittura fondarono biblioteche e scuole per mantenere vive le sue dottrine. Lullo morì in una nave genovese che da Bugia lo riporterà all'isola di Palma. Fin da subito fu venerato come santo dai suoi concittadini maiorchini per il suo straordinario sforzo pastorale e intellettuale. I suoi discepoli, presenti in tutto il mediterraneo, hanno continuato la memoria e l'applicazione della sua Ars fino ai nostri giorni, continuando a studiare e diffondere i quasi 300 testi che formano il grande insegnamento di questo uomo straordinario.

Presenteremo in questo articolo una delle più importanti lezioni di Lullo a tutta la comunità cristiana: la necessità di istituire cattedre per l'insegnamento delle lingue orientali nelle maggiori università europee. Questa intuizione, senza precedenti, rappresenta una pietra miliare nella storia della tolleranza e della comunicazione tra popoli diversi. Infatti, a quasi settecento anni da questa decisione, è evidente come il cosiddetto “fronte laico”, assieme a tutte le grandi rivoluzioni del pensiero “libero” e del “libero pensiero” che hanno attraversato noi uomini ed i secoli alle nostre spalle, non abbia neanche provato a cercare di comprendere il vero messaggio di Lullo in tutte le sue implicazioni. Questa dimenticanza “illuminista”, di fatto, ha acceso oggi intorno alla figura di Lullo una attenzione forse anche maggiore che in precedenza. Infatti, quanto maggiore è il rischio di dimenticare da dove si proviene, tanto maggiore è la necessità di ricordare le origini mediterranee dell'Europa;, tanto maggiore è il bisogno di ascoltare coloro che, essendo stati europei prima di noi, ci ricordano come la tolleranza e la conoscenza dell'altro rappresentino il modo più sicuro e pratico per conoscere se stessi.

Tra il 1311 ed il 1313, su convocazione dei papa Clemente V, in ciò spinto, forse oltremisura, da Filippo il Bello, si tiene a Vienne, in Francia, un difficile Concilio che ha al centro dell'ordine del giorno la decisione sulla permanenza in vita o meno dell'Ordine dei Templari. É ben noto che i Padri Conciliari decideranno per la soppressione del potentissimo Ordine dopo un dibattito non certo semplice né agevole: tante le testimonianze negative contro i Templari, raccolte soprattutto in terra latina d'Occidente, ma altrettante, se non maggiori, le testimonianze favorevoli raccolte fuori dall'Italia e di Francia e soprattutto nelle terre d'Oriente.
Del resto, anche nel medioevo, come nei secoli successivi ed ancor oggi e forse anche in futuro, l'inchiesta sui Templari non sfuggiva a tutte le influenze e trasversalità della politica cui nessuna inchiesta riesce a sfuggire, né forse vuole sfuggire, soprattutto quando ha come obiettivo il raggiungimento della verità, ma di quella vera, di quella oggettiva e senza alternative. Così a Clemente V, ma ancor più a Filippo il Bello, che intanto aveva incamerato e continuava a incamerare, con grande sacrificio e profondo spirito di servizio, i beni, soprattutto immobili e fondiari, dell'Ordine dei Templari, davano molto fastidio le testimonianze favorevoli all'Ordine. Si decise, quindi, di imprimere una svolta forte e decisiva al procedimento conciliare che rischiava non solo di allungare i tempi ma soprattutto di rendere simpatici i templari all'opinione pubblica. Come era giusto fare (e chi meglio di un papa sa dove sia e come si amministri il giusto!) Clemente V, altamente pressato da Filippo, introdusse durante gli interrogatori sofisticate ma efficacissime tecniche persuasive verso coloro che si rifiutavano di riconoscersi, da se stessi, colpevoli: del resto è proprio di questi anni la redazione di una sorta di modello di interrogatorio, di canovaccio da seguire dovendo esaminare presunti colpevoli di atti contro la fede cristiana e la dottrina della Santa Romana Chiesa Cattolica-Apostolica.
Questo regolamento di interrogatorio è opera del vescovo di Parigi, Guglielmo di Baufet, che amministra la grande e potente chiesa parigina, tra il 1306 ed 1319, e viene pensato proprio per i «...Templari che hanno sempre negato e negano...». Questo singolare modello di tecniche persuasive mirate a ottenere “spontanee” deposizioni e “convinti” pentimenti, non era di certo nuovo nella storia degli uomini né sarà l'ultimo. Non appare dunque così paradossale la confessione che il 13 maggio 1310 il Templare Almery de Villiers-le-Duc dichiara e sottoscrive, innanzi alla Commissione di nomina pontificia, in base alla quale «avrebbe confessato e deposto sotto giuramento, per paura della morte, alla presenza dei suddetti signori commissari e in presenza di chiunque, se fosse stato interrogato, che tutti gli errori imputati all'Ordine erano veri e avrebbe confessato, addirittura, di aver ucciso il Signore se gli fosse stato chiesto».
L'atto finale che condanna i Templari ha un'impostazione del tutto particolare: i padri conciliari di Vienne rinunciano ad una difesa ad oltranza dei Templari ed il 22 marzo 1312 accettano lo scioglimento dell'Ordine. Così, il 3 aprile 1312, nella cattedrale di San Maurizio, alla presenza pressocchè dell'intera corte di Francia, si dà lettura della Bolla
Vox in excelso che sopprime l'ordine del Tempio.
Ma il concilio di Vienne si occupa anche d'altro. Anzi, da un punto di vista squisitamente formale, era stato convocato per altro e non per la faccenda dei Templari. All'ordine del giorno, infatti, si presenta la necessità di organizzare una Crociata. E che un concilio si occupi espressamente di organizzare una crociata entrando anche nel dettaglio delle spese e dei carichi che dovevano gravare sul papa, sui sovrani e su ogni nazione, inclusa ogni diocesi, non è certo normale. Ma Filippo il Bello si era impegnato così solennemente ad essere crociato e a sgravare il Papa dei numerosi impegni che una crociata comporta, che al termine del concilio il Papa, per partecipare attivamente alle spese della crociata, acconsente che Filippo incassi, oltre alla decima che il papato aveva raccolto in Francia negli ultimi sei anni, la stessa per altri cinque anni. L'anno dopo, il 1313, Filippo il Bello impugna la Croce ma riesce a non fare nessun atto di alcun tipo in favore della Crociata, mentre la decima impingua le sue casse regie.
Ma oltre alla complessa e delicata vicenda della Crociata e dei Templari, che tra l'altro erano l'unico esercito che poteva essere impiegato in una nuova crociata, il Concilio approva un decreto per molti aspetti “rivoluzionario”, relativo alla necessità di insegnare e diffondere l'insegnamento delle lingue orientali. Il decreto stabilisce di creare cattedre di insegnamento di ebraico, arabo e siriano sia presso la Corte Romana, sia presso le Università di Parigi, di Oxford, di Bologna e di Salamanca. Promotore e artefice dell'iniziativa è stato il nostro Raimondo Lullo, che aveva lo scopo, non troppo celato, di alzare il tono ed il livello della missione pastorale della Chiesa, rendendosi capaci di un confronto e di una commisurazione culturale che, proprio nelle lingue e nelle loro differenze, trovava il campo specifico della sfida religiosa e sapienziale per la diffusione e la affermazione del messaggio di Cristo.
Lui, il Raimodo che auspicava (parafrasando la
Medicina del Peccat) lo sviluppo e la crescita della fede cristiana «...con il ferro, con il legno e con buoni argomenti...» fu il maestro di tutti coloro che preferiscono apprendere le lingue e le culture dei “diversi” e dei lontani dal messaggio di Cristo affidandosi maggiormente ai “buoni argomenti” piuttosto che ad altri persuasivi strumenti. Leggere Lullo significa appunto immergersi in questo grande movimento mediterraneo, che prima di essere un conglomerato di nazioni è un movimento di persone, di merci, di idee, di grandi sogni e di grandi speranze. Il messaggio, sempre valido, di questo Arabicus christianus, come Lullo era chiamato dai suoi contemporanei, di questo Cavaliere della differenza, come potremmo chiamarlo noi oggi, ci ricorda di unire l'azione del “governare” all'azione del “sapere” nel confronto aperto con un intero contesto di civiltà e di tradizioni culturali e religiose, in quella consapevolezza che solo un percorso che attraversi le differenze è in grado di disegnare e realizzare un grande progetto e raggiungere obiettivi per cui valga la pena esistere.

Presentiamo, infine, alcune informazioni intorno alla figura di Lullo. Oltre ai 300 testi autentici, dalla sua morte (avvenuta nel 1316) e fino alle soglie del 1700 gli vennero attribuite un altro centinaio di opere: infatti, una leggenda apparsa nel '500 spiegava come Lullo avesse scoperto l'elixir dell'eterna giovinezza grazie alla sua Ars e avesse così continuato a scrivere per tutto questo tempo. Ai giorni nostri gli sono dedicate diverse riviste, di cui la più importante e famosa è la rivista francescana Studia lulliana, che da 50 anni raccoglie gli studi dagli specialisti di tutto il mondo. In suo nome sono state fondate 2 università (in Catalonia e in Brasile) mentre i due maggiori centri degli studi lulliani sono l'università di Barcellona e quella di Friburgo (Germania). In particolare, l'università di Friburgo collabora da anni con la casa editrice Brepols alla pubblicazione delle edizioni critiche delle 300 opere di Lullo, mentre in italiano sono stati pubblicati quasi una decina dei suoi testi. L'università di Barcellona ha creato il sito “Chi è Lullo?” http://quisestlullus.narpan.net/it/index_it.html

Alberto Pavanato


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