Un fiume di parole

"Questa è la storia di Silvio Seltz nato in quel di Vichy e laureatosi in Scienza dell'In- coscienza nella esclusiva Università di Colonia.
Il vecchio scienziato tignoso detiene nella sua tetra casa il potere: un rubinetto d'oro da cui fa uscire l'acqua per tutto il paese una sola volta al giorno per ben 60 secondi.
Finchè, un giorno, gli arriva una strana lettera...

Sotto, tutt'intorno, la vita arrancava, i nonni non andavano quasi più a pesca (che gusto c'era ad acchiappare i pesci che galleggiavano in una pozza), i papà non trovavano lavoro (che fare se le fabbriche con l'acqua alla gola chiudevano una dopo l'altra), le mamme non cucinavano più piatti prelibati (che potevano inventarsi per far venire l'acquolina in bocca? Gli spaghetti al grill?), i bambini non facevano più tuffi (sai che divertimento tenere a mollo i piedi), i pompieri non usavano quasi più gli idranti (che disonore spegnere, al massimo, il fuoco di un fiammifero), lo zio di Biagio non si divertiva più a fare le bolle di sapone (che magone!). Insomma, credetemi, pioveva davvero sul bagnato!

E il tempo passava e passava e passava…

E il paese si asciugava, si asciugava, si asciugava…

Un mattino d'aprile, un latrare furioso svegliò il Signor Silvio Seltz: ciabattò fino alla finestra e fece in tempo a scorgere il berretto rosso, la bicicletta gialla e il sederone tondo del postino Nino che a razzo sfrecciavano giù lungo la stradina che portava dalla grande casa al paese. Sul prato, tra due ossi spolpati, giaceva una lettera. Bianca, con una scritta in pennarello blu: Per il Signor Silvio Seltz, via Lemanidallamiacqua 99, Guaisepiove. Lasciò gli ossi per terra e portò in casa la lettera. D'altra parte era uomo di scienza.

Sedette su una poltrona di velluto rosicchiata da generazioni di topi, inforcò un occhialino tondo, aggrottò la fronte, si arricciò il malinconico capello e lesse: "Egregio Signor Seltz, sono un bambino di sette anni, ho due sorelle e un papà, una mamma e una nonna e so scrivere in corsivo. Mi chiamo Simone e ho anche tanti amici. Ci piace giocare, ma non ci divertiamo tanto perché non c'è mai abbastanza acqua per fare i tuffi, spruzzarci con la pompa, annaffiare il mio gatto. Anche mamma e papà sono tristi e dicono sempre che Tu tiri solo acqua al tuo mulino. Io non so cosa vuole dire, ma penso sia una cosa brutta! Vergognati! Io spero che tu cambi vita e diventi buono o, almeno, un po' buono.". Qui Seltz interruppe la lettura e fece un ghigno. Bofonchiò un 'con uno come me hai fatto un buco nell'acqua, moccioso. Povero illuso di un marmocchio. Puah…'. Succhiò un leccalecca alla cicoria e riprese a leggere: "un po' buono. Ieri la nonna mi ha dato una vecchia fotografia che conservava in una scatola vuota di biscotti e io te l'ho messa nella busta. La nonna mi ha detto che devi guardarla. Guardala! Altrimenti la mia nonna ci resta male. Hai capito? Ora però ti saluto e torno a giocare ché fra poco è buio. Ciao da Simone".

L'uomo grigio afferrò la foto ingiallita e l'appiccicò agli occhi. Le mani gli tremavano. Ma…ma…ma. Chi era quel bambino dal viso tondo e allegro. Chi era? Chi era quel bambino con tanti capelli riccioluti che rideva? Chi era? Chi era quel bambino che giocava felice con la pompa dell'acqua in cortile? Chi era? Un'ondata di ricordi lo travolse come una barchetta di carta in un rigagnolo. Nuotò con la memoria nel tempo, annaspava, si sbracciava, tornava a galla. Sì, sì, sì. Era lui, lui, lui, l'Esimio Scienziato Professor Silvio Seltz! Lui, sì proprio lui. A casa della sua balia, la buona signora Ida, un pomeriggio di un'estate lontana. Quanta acqua era passata sotto i ponti! Quanto si era divertito! Allora, rideva, rideva, rideva…

Piangeva, piangeva, piangeva. Ora, piangeva come non gli riusciva da tanto. Lacrime e lacrime e lacrime scendevano come torrenti e bagnavano, bagnavano, bagnavano.

Strizzò la lettera, l'appese con una molletta ad asciugare, afferrò le chiavi, corse a perdifiato giù in cantina, prese una zuccata sulla porticina, accese le luci, aprì il rubinetto. L'acqua borbottò, poi canticchiò, poi rumoreggiò. E… Ciaf sbucò dalle pompe e ciac uscì dagli idranti e cicche ciacche scaturì dalle fontane e glu glu gorgogliò nelle tubature e cloppiti-clop zampillò nelle piscine e ticchi ticchi ticchettò nelle vasche e cloc cloc rimbalzò dai rubinetti di tutto il paese. Una cascata frizzante e briosa. Il serioso scienziato in preda a una misteriosa irrefrenabile euforia batteva le mani, saltellava nei corridoi, balzava sui tavoli, faceva capriole in giardino, si tuffava nella fontana, inseguiva i tre cani con la pompa, cantava a squarciagola : Acqua chiara, acqua scura, solo gioia, niente paura. Acqua chiara, acqua scura, meno scienza, più natura. Acqua chiara…

Il giorno dopo Seltz regalò la sua casa, il suo mazzo di chiavi e il suo rubinetto d'oro a dei signori del paese. Avrebbero pensato loro ,d'ora in poi, a far scorrere l'acqua nel paese e a dosarla con cura e oculatezza. Lui fece la valigia, si lisciò la chioma, indossò un vestito sgargiante, si annodò un papillon a pois e sparì. Dove? Nessuno lo seppe mai. Lo cercarono, a sud, a nord, a ovest, a est, invano. Sparito, dileguato, dissolto. Simone (ma è un bambino, non fidatevi…) giurò e spergiurò di averlo visto insieme allo zio di Biagio. Con i piedi nell'acqua, sulla sponda di un fiume. Ridevano come matti soffiando nel vento bolle di sapone.


Racconto scritto, e pubblicato, pochi mesi fa assieme ad un altro, "Un paio di stivali rossi" quest'ultimo per far conoscere anche ai ragazzi il dramma dell'alluvione che aveva colpito la loro zona (il biellese) 40 anni prima.
"Di solito non amo scrivere su commissione, dice lo scrittore, ma il "tema" lo sentivo molto: ero piccolo quando anche la mia famiglia dalla Botta è fuggita quel tragico novembre del 1951 e così ho scritto 2 racconti, uno sull'acqua cattiva e uno sull'acqua buona.
Questo è uno spezzone del secondo.
autore Alfredo Stoppa, originario di Cavarzere
testo illustrato dall'artista Chiara Balzarotti ed edito dalle Edizioni Eventi e Progetti di Biella


     La copertina del libro

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