Un de tri tri de un (Il passo di Efesto. Poesia)

“Fa che la vita no’ se fassa
mai lisiera, cofà in istà
on vestito de lin, che,
’na òlta tolto da indosso,
vodo el xe in tuto de ti”.

Renzo Favaron

Dietro i testi di Favaron, che stabiliscono un percorso non tutto omogeneo (e tuttavia legato all’assoluta inconsistenza dell’essere), si avverte (nonostante le desultorie presenze angeliche, tra Rilke e Klee) una disperata e antimetafisica necessità di dire.
Una necessità che distingue i poeti veri, capaci di mettere a repentaglio la propria vita (“’na esse/ che no’ se drizza”). Nessuna “tera nova”, nessuna annunciabile “apocalisse”.
Al di là dei nomi espliciti, le note distinguibili vanno da Qohélet a Leopardi. Il poeta prende la parola per dire qualcosa che sfronda l’irrisarcibile vanitas e che ci mette di fronte alla realtà dei fatti e alla follia dei nostri domestici carnevali: la follia, la morte, i morti, l’enorme consistenza del non esistere, la cupa dimestichezza – e anche la scienza metaforica e visionaria – della nostra condizione umana interpretata da un poeta che sa guardare oltre le apparenze.
Giovanni Tesio

Renzo Favaron è nato nel 1958, vive e lavora a San Bonifacio (Vr). Dopo un'iniziale plaquette in lingua, nel 1991 pubblica in dialetto veneto Presenze e conparse, con una prefazione di Attilio Lolini.
Del 2001 è il romanzo breve Dai molti vuoti.
A partire dal 2002 pubblica alcune minuscole plaquette presso le edizioni Pulcino-Elefante. Nel 2003 pubblica Testamento (nota di Giani D'Elia), un'altra raccolta di poesie in dialetto, nel 2006 Di un tramonto a occidente e nel 2007 Al limite del paese fertile (postfazione di Alberto Bertoni).
Il racconto La spalla è del 2005.
Del 2009 è In cualche preghiera (postafazione di Giancarlo Consonni e vincitore del Premio Salvo Basso). Segue nel 2011 "Un de tri tri de un (nota introduttiva di Giovanni Tesio e postfazione di Lorenzo Gobbi), che raccoglie venti anni di poesia in dialetto.
Del 2012 è Ieri cofa ancuò (nostos par passadoman), con una nota di Paola Tonussi.
Del 2014 è il racconto breve Esordi invernali e del 2015 la raccolta Balada incivie, tartufi e arlechini.
E' presente nelle antologie: Guardano per terra, L'Italia a pezzi, Verona: Antologia dei grandi scrittori, Poeti dialettali traduttori.

Poesie dell'autore sono comparse in varie riviste letterare come: La tartana degli influssi, Lo spartivento, Lengua, Via Lattea, Diverse lengue e L’immaginazione, e in varie antologie poetiche; ha collaborato anche con la rivista il Verri.
L’ultima antologia nella quale è comparso si intitola “Pace e libertà, la battaglia delle idee”. Questa raccoglie poesie di molti poeti italiani importanti come Mario Luzi, Gianni d’Elia, Edoardo Sanguineti, Alda Merini e stranieri come i sudamericani Alvaro Mutis e Mario Benedetti.

Hanno scritto e parlato di lui:
Franco Loi, Marco Macciantelli, Vittorio Cozzoli, Gianni D’Elia, Piero Marelli, Giovanni Tesio, Ivano Malcotti, Giovanni Lugaresi, Maurizio Cucchi, Giulio Galetto, Alberto Cappi, Roberto Carifi, Arnaldo Ederle, Paola Azzolini, Attilia Garlaschi, Vittorio Castelnuovo, Alida Airaghi, Lorenzo Gobbi, Isabella Panfido, Gianmario Lucini, Daniela Muti, Anna Maria Curci.

- altri libri di Renzo Favaron
- altra pagina dedicata a Renzo Favaron


SEGNALA QUESTA PAGINA AD UN AMICO
Introduci la E-mail del destinatario: