Quando nasce l'amore

      Apparentemente sembrava una giornata come tante altre. Ma qualcosa di nuovo c'era nell'aria. Stava per nascere un nuovo amore. Un amore vecchio come il mondo ma sempre nuovo. Come l'aria che respiriamo.
      « Ciao, Federico » disse Corinna.
      « Ciao, Corinna », disse Federico. E chiese: « Ma dove sei stata in tutti questi giorni che non ti ho veduta? ».
      « Da una zia, in campagna », rispose la ragazza.
      « Ma perché non me lo hai detto che partivi? », domandò il giovane.
      La ragazza lo guardò e poi fece una breve pausa. Si sentì arrossire. Il suo volto pallido si tinse come una mela matura. E borbottò:
      « Volevo rimanere un poco sola... a meditare... ».
      « Meditare? Su che cosa? », chiese Federico.
      Corinna abbassò gli occhi. Si sentiva confusa. L' aveva cercato per dirgli quello che ora lui le chiedeva. Ma provava un certo timore. Con voce debole, quasi balbettando, disse:
      « A meditare... a meditare... su quello che tu mi dicesti... l'ultima volta che ci siamo incontrati ... ». E domandò, osando ancora: «Te ne sei forse scordato? ».
      « Immagina . . . Ma che pensi? », rispose il giovane.
      La ragazza alzò timidamente ma velocemente gli occhi. E subito li abbassò. E arrossi nuovamente.
      « Ma che ti succede? Ti vergogni di me, adesso? », chiese Federico.
      La ragazza tacque. Lui allora chiese:
      « Che cosa hai deciso? ... ».
      La ragazza continuava a tacere col capo abbassato.
      Lei bionda come il grano, due occhi celesti, puri e lucenti come il cielo solcato dai raggi solari dopo la pioggia; lui con capelli ed occhi castani, dallo sguardo vivido, la sovrastava come il campanile sovrasta la chiesa.
      Insieme potevano sommare sui trent'anni e forse meno. Come l'aveva veduta, Federico se ne era subito innamorato. Come succede nell'età in cui i sentimenti sgorgano liberi.
      « E allora che cosa hai deciso? », insistette il giovane.
      « Facciamo quattro passi? », chiese lei.
      Era un diversivo per uscire dall'imbarazzo della risposta. Quando si è giovani ci si vergogna anche delle cose più pure, al contrario di quanto avviene nell'età matura.
      Il silenzio di Corinna, poi la sua richiesta interlocutoria avevano frenato un poco l'impazienza giovanile di Federico, che si sentiva meno sicuro di sé. E la fantasia ingrandiva il suo timore. Prese forza e disse:
      « Andiamo pure ... ».
      Lei alzò gli occhi, timidamente ancora, per guardarlo. Sapeva di non averlo affatto incoraggiato con il suo comportamento. Nel volto le si leggeva la volontà di farsi perdonare.
      « Scusami, ma mi riesce così difficile... », disse la ragazza.
      « Ti comprendo », rispose lui.
      E si misero a camminare, come chi cammina senza una precisa méta. Poi ad un tratto lui domandò:
      « Dove andiamo? ».
      « Andiamo verso il viale », rispose lei, alzando il capo.
      Ora lui la guardava e anche lei sembrava aver finalmente trovato il coraggio di guardarlo.
      Una luce viva, una strana luce, sembrò balenare per qualche attimo nell'espressione dei lovo volti. Bastò tanto perché Federico riprendesse coraggio. E allora, dandosi un certo tono da uomo anche se ancora non completamente sicuro di sé, chiese ancora:
      « E allora che cosa pensi? ».
      Si guardarono. Negli occhi di Corinna c'era un malizioso sorriso. Una brezza accarezzava i suoi capelli muovendoli leggermente.
      « Sei spettinata », disse lui. E fece cenno di aggiustarle la chioma con una mano.
      Lei si sentì pervadere da una strana sensazione. E provò un incontenibile desiderio di dire:
      « Credo di essermi innamorata di te ... ».
      A Federico non sembrò vero. Si sentì assalire dalla commozione improvvisa. Aveva voglia di piangere. Un nodo gli chiudeva la gola e sentiva il cuore scoppiargli.
      Da quanto tempo attendeva questa risposta? Improvvisamente ora gli sembrava di toccare il cielo con una mano. Si sforzò e disse:
      « Lo sai che siamo due timidoni? Sì, due timidoni, forse due sciocchi...». Ed aggiunse, con tono serio: « Veramente, veramente sto soffrendo ... ».
      Corintia lo guardò, a sua volta seria, poi sorrise. E il suo sorriso finì per contagiare anche Federico. E si guardarono.
      Poi, prima lui e poi lei, avvertirono la voglia di ridere. Prima sommessamente, quindi apertamente. Così come succede alla loro età, irrefrenabilmente, quasi stupidamente; ma per un prepotente desiderio di gioia improvviso che è difficile trattenere.
      Era la vita che s'aprive al loro amore. Come per uno strano gioco del destino.
      Smisero di ridere. Qualche attimo di silenzio, di incertezza ancora; quindi la certezza quasi scherzosa di due passeri innamorati.
      « Ti dispiace se facciamo quattro passi? », disse Federico riprendendo il discorso, sorridente.
      « E' ancora il caso? », domandò Corinna a sua volta sorridente,
      « E perché no? », rispose lui, guardandola, quasi contemplandola.
      Che strani occhi! Che inebriante sensazione! Quale sapore di cose inaspettate di giovinezza!
      Federico lesse negli occhi di Corinna per la prima volta la certezza dell'amore. E facendosi forte di questa sensazione osò metterle una mano, una mano quasi tremante sulla spalla. Infine, incoraggiato in quel colloquio sentimentale, girando il braccio intorno al collo della ragazza e accarezzandole teneramente la guancia con la mano l'accompagnò verso il viale.
      Silenziosa lei si lasciava trasportare con quella paradisiaca sensazione che da il primo amore a tutti gli esseri umani.
      « Che bel tempo, vero? », domandò Federico. Ed aggiunse: « Non ti senti anche tu rinascere ogni anno di questa stagione? ».
      La ragazza fece un cenno di si col capo, stringendosi a lui. Come per fargli maggiormente sentire la sua silenziosa presenza. A Federico parve di averla più che mai vicina. E la baciò sulla fronte.
      Che meraviglioso, strano turbamento!
      Era l'ora del tramonto. Ma l'aria conservava ancora buona parte del calore della giornata: un calore frammisto ad un odore leggermenle ubriacante di fiori.
      Da tempo il sole non aveva riscaldato così la contrada. Era primavera inoltrata. E la nuova giornata che s'annunciava all'orizzonte, ormai tinto di rosa, faceva presagire prossima l'estate.


autore Rolando Ferrarese

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