Renzo Favaron

PRESENZE E CONPARSE
Presenze e comparse

 

Presentazione

     La poesia contemporanea pare abbia raggiunto, dopo qualche effimero consenso di massa nel decennio 75/85, quella zona del silenzio, quell'eremo che le compete. Sempre pi¨ rare sono le iniziative tese a portare, sconsideratamente, la poesia in piazza o comunque a trasformarla in una merce qualunque. Ma, per fortuna, la poesia non si vende; nessuno dei tanti lettori di Biagi, della Fallaci, di Umberto Eco si sognerebbe d'entrare un una libreria per acquistare (od anche sfogliare) una plaquette: (ma il problema neppure si pone perchÚ le librerie italiane non accettano libri di poesia tantomeno se sono stampati direttamente - e a volte magnificamente - dagli stessi o da piccoli editori).
     La poesia Ŕ respinta, o peggio, ignorata e molti autori sanno che Ŕ perfino difficile regalare le proprie opere che risultano incomprensibili : piccoli meteoriti caduti sul piatto panorama di una lingua, l'italiano ufficiale e televisivo, morta e ossificata. Ormai gli italiani si sono davvero uniti, come auspicavano i "padri" risorgimentali, almeno nella lingua che Ŕ quella orrenda e sfilacciata del video, pi¨ che una lingua un gergo d'uso estremamente ridotto, costellato di spaventosi neologismi.
     In questi ultimi anni la poesia italiana, quella pi¨ vitale, Ŕ tornata al dialetto; poeti come Franco Loi, Amedeo Giacomini, Raffaello Baldini, Franco Scataglini (tanto per fare qualche nome) sono tra i migliori che la poesia italiana possa vantare: Ŕ un ritorno alla "semplicitÓ" ed anche una presa d'atto che l'attuale italiano Ŕ una lingua, ormai, impraticabile. Nelle poesie "italiane", anche quelle dei poeti migliori, si percepisce un non so che d'artefatto, di retorico, di inutilmente complicato mentre il dialetto pare restituire un'immediatezza ed una leggiadria che neppure il "pericolo" del sentimento (o sentimentalismo), del "mito" dell'infanzia, riesce a sciupare. ╚ anche il caso di Renzo Favaron, poeta in lingua c poeta in dialetto. Presenze e conparse, attiva una bellissima lingua veneta che pi¨ che letta va cantata come un madrigale di Gesualdo e di Monteverdi. La musica si "capisce" oltre "e contro" il segno, la sua estrosa grammatica come in questi versi:

Co xe passÓ la festa 'e n arietta cruda
ronpe la pase dele strade, 'desso
che anca l'operaio se mete in moto-Ónema
s˛ta che se 'massa de laor par quatro
schŔi - nel tenpo che'l magnaspade dorme...

In On pensier pi¨ che il tenue richiamo al Pascoli Favaron progetta un Winterreise di ímigranti richiami a poeti come Benn e Larkin con i loro inverni eterni: Me par che sia inverno / da tanto tempo, che sempre / ghe sia stada la neve / che gÓ impený le strade..., con domande che si pongono sfidando ogni risposta ma ripigliando, anche, le fila di un mülleriano "viaggio" in lande desolate e ostili, sonni senza riposo, mattini tempestosi e il vento, che come nel grande Philip Larkin, soffi˛ per tutto il giorno delle nozze. Ed i morti dei quadri, pi¨ vivi dei vivi e, ovviamente, pi¨ morti dei morti: tute le aparision dolenti, passi sensa peso e intorno una campagna bianca dove non si riconosce pi¨ niente: el vento s¨pia 'traverso 'na voce / che no' sente gnessuno. Il punto pi¨ alto di questa raccolta pare decisamente : Davanti a lo specio, gran cartone di fiammeggiante fantasia dove lo specchio Ŕ davvero un precipizio che tutto inghiotte, una vita vista a ritroso, rovesciata, un deposito di immagini che sfocano nel nulla, verso l'indistinto, la cancellazione. ╚ una poesia "teatrale" le cui "ambizioni" si realizzano proprio nell'uso di una lingua che attenua ogni "clamore" e lo nasconde e che si chiude con versi memorabili :

Oh, parfin la memoria no' vale
gnente, gnente la propria arte
se a inpararla xe golosa
'pena la propria imagine distante
de snaracioso, che 'ncora sogno
in fotogrami ormai fermi,
sensa luse, dentro pensieri fredi
pi¨ de lÓ che de qua...

Da segnalare in questa, come in altre poesie di Presenze e conparse un'inquietudine che non si esaurisce e compendia in un pessimismo "riconoscibile" e, tutto sommato, rassicurante, ma che invece immette in zone inesplorate, in una "tera trista" di brividi e di paura.
Attilio Lolini


LEGGI la poesia
- " On pensier - Un pensiero "
- " Doman - Domani "
- " Un morto canta "
- " CofÓ la vecia de spade - Come il fante di spade "
- " Sensa 'n afeto - Senza un affetto "
- " I vivi e i morti "
- " Sensa 'na piera de sora - Senza una pietra sopra
- " La minestra

- " Indice "