Lezze, a pochi chilometri da Cavarzere
Le origini di una località

      Quali sono le origini della località e del toponimo Lezze?
Sulla denominazione del sito, posto lungo l'Adige, a qualche chilometro da Cavarzere, lungo la destra del fiume, non sembrano esserci dubbi.
Anche se apparentemente non sembra, Lezze significa Adige.
      Il perché ce lo spiega chiaramente Giangirolamo Bronziero nella sua «Istoria delle origini e condizioni de' luoghi principali del Polesine di Rovigo».
      L'Adige, chiamato dai paesani l'Adese e il Ladese, finì con un più corrotto vocabolo per essere chiamato l'Ese, poi Lese e quindi Lezze. Nel luogo, in territorio di Pettorazza Grimani, esisteva fino a prima dell'alluvione del 1951, una chiesetta.
      In una lapide posta sopra la porta d'ingresso si leggeva: «Antico Oratorio di S. Antonio Abate all'Ese (Athesis - Adige - Adese) - costruito in adiacenza allo sbocco - soppresso nel 1759 – dell’Adigetto in Adige».
      La chiesetta era stata innalzata anche per indicare il confine fra le parrocchie di Cavarzere e Pettorazza e sulla sua origine esiste una leggenda.
      La statua del santo era stata rinvenuta sul posto da due barcaioli. Portata a Pettorazza, il giorno seguente sarebbe stata ritrovata a Lezze, dove, in segno di fede, fu decisa la costruzione dell'oratorio.
      Il toponimo ricorre in una carta topografica del 1788 con la denominazione "Bocca di Lese". Ma già fin dai tempi della Repubblica di Venezia la località era chiamata anche Lezze.
      Lezze, e più esattamente "Da Lezze" è il cognome anche di una antica famiglia veneziana.
      Alcuni scrittori ritengono, forse a torto, che questa si sia trasferita a Venezia da Lecce, in Puglia, nel 973; altri ancora da Ravenna nel 1005, sostenendo che "era d'un sangue medesimo coi Traversari".
      Tale cognome sarebbe derivato al ceppo da una legge di generale utilità, proposta al governo. I Lezze o Da Lezze imposero il loro nome a diverse strade di Venezia, tra cui ad una calle alla Misericordia, per i molti meriti acquisiti.
      Anche nella storia antica di Cavarzere ricorre il nome dì un certo Antonio da Lezze, che fu, tra l'altro, difensore di Scutari nel 1476.
      La località cavarzerana di Lezze deve essere stata fin dai tempi antichi un luogo di notevole rilevanza, con la primitiva denominazione di S.Giovanni, come risulta da documenti cartografici e storici. Nel sito, vicino ad un laghetto, esisteva un monastero o un ospitale chiamato, appunto, Sancto Iohanni de Capite Ageris.
      S.Giovanni si trovava in prossimità di Ca' Albrizzi, dove sembra sorgesse un'altra chiesetta, ma forse era la stessa, dedicata allo stesso protettore.
      Il toponimo si rileva in una antichissima mappa del Polesine, da Salvaterra al mare Adriatico. L'attuale gorgo "Mirabeo" (gorgo da gurgus, vortice di fiume, probabilmente generato dall'uscita dell'Adige nella località) potrebbe essere un resto dell'antico laghetto.
      L'oratorio crollò forse in seguito ad una delle tante alluvioni del tempo.
"Mirabeo" è il corrispondente dialettale di "Mirabello", che significa "luogo che guarda bene" (dai Mira bellus), come si rileva dalla "Toponomastica Veneta" di Dante Olivieri. Questa denominazione potrebbe essere stata riferita al luogo elevato di Ca’ Labia (di qui la definizione di Gorgo di Mirabello), un sopralzo di terreno elevato di pochi metri sul piano circostante, che un tempo fungeva da argine al vorticoso corso del Tartaro che fuoriusciva sia da Lezze che da Bellina, divenendo poi un unico fiume.
      Forse proprio in prossimità del Gorgo di Mirabello, ai tempi di Ezzelino da Romano, Ansedisio dei Guidotti, suo nipote, tese un tranello ad alcuni fedeli padovani, di ritorno da Chioggia, dove avevano assistito alla festa per l'Assunzione di M.V.
      Come narra la storia, fatti prigionieri e condotti a Padova, i cristiani furono barbaramente mutilati.
      L'esistenza del convento o ospitale di S.Giovanni, in località Lezze, è attestata da un lascito del 27 luglio 1267 di Maria vedova di Giacomo Gradenico, che disponeva, tra l'altro, "prò uniquoque Monasterio et Hospitali a Grado usque Caput Aggeris dentur soldi denariorum XX’’.
      Il S.Giovanni era retto dai Benedettini. I procuratori di S.Marco, agendo quali esecutori testamentari, ed a ciò condotti anche dalle difficoltà di erogare tosto le somme (che effettivamente versarono in due rate, la prima di 8, la seconda di 12 soldi), scrissero nel quaderno della commissaria (Ultra busta 187) l'elenco degli enti da soddisfare. Tra questi, appunto, vi erano il Sancto Michaeli de Adese, presso Revoltante di Cavarzere, e il Sancto Iohanni de Capite Agerìs (Raìmondo Marezzo Della Rocca, "Bollettino dello Istituto di Storia delle Società e dello Stato Veneziano", Venezia).
      Altra attestazione sull'esistenza del monastero o ospitale di Lezze si trova nel libro di Emilio Spagnolo "La prima evangelizzazione nella Venetia et Histria” Comunità lagunari, Fondazioni di monasteri.


autore Rolando Ferrarese

TORNA A    Pagina precedente