brano tratto dal romanzo
Calma apparente

CAPITOLO 2

      La primavera nel Massachusetts fu particolarmente mite quell'anno: per quanto fosse appena la metà di Aprile la temperatura era già gradevole e al Boston Common - l'immenso parco cittadino - nuvole di fiori colorati ornavano le aiuole, mentre i rami degli alberi che fiancheggiavano i viali dei quartieri residenziali già si vestivano del verde delle prime foglie.

      Era più a sud però, nel mare ove era adagiato Cape Cod, che si respirava davvero l'aria della bella stagione. Il mare di Nantucket Sound di fronte a Hyannis Port era calmo e cristallino, e solo qualche fugace nuvola di passaggio osava oscurare un sole già tiepido in un occasionale acquazzone.

      Gli abitanti di quel lembo di terra simile a un braccio piegato verso l'alto accoglievano con entusiasmo il richiamo di quella inattesa, calda e precoce primavera: già si potevano ammirare le prime barche a vela solcare la baia e dirigersi verso Martha's Vineyard; il circolo nautico aveva aperto i battenti in anticipo e i primi tavolini all'aperto comparivano sulle sue ampie terrazze, così come in quelle di tutti i bar e ritrovi del lungomare, per i clienti più coraggiosi. Lo Spring Daffodil Tea, l'annuale festa dei narcisi in fiore accompagnata da tè e dolci locali, si preannunciava quell'anno un vero successo se il tempo avesse tenuto.

      Jonathan tornava allora da un soggiorno di tre settimane a New York e fu piacevolmente sorpreso da quell'esplosione di colori e profumi, dopo il grigiore della grande città. Rinunciando ad arrivare con mezzi più moderni e veloci aveva preferito prendere il vecchio, tradizionale mezzo per raggiungere il Cape: il traghetto. Non appena aggirato Cape Cod, Hyannis gli si era parata dinanzi come una perla bianca incastonata tra il verde dei prati e dei campi che arrivavano fino al mare, e il giallo-oro della spiaggia.

      Erano anni che non vi tornava, forse dai suoi ultimi studi universitari e il Cape, come familiarmente veniva chiamato dagli abitanti, era molto cambiato.

      Aveva abbandonato i toni rudi e semplici dei suoi inizi quando aveva prosperato principalmente come centro di pesca, e si era trasformato in attrazione turistica di prim'ordine, dandosi una spolverata di eleganza che lo rendeva speciale. I bostoniani in particolare lo amavano: ogni famiglia importante aveva qui il suo cottage e la sua barca a vela ormeggiata al molo.

      Le case e gli edifici erano meno severi che a Boston, poiché rari erano quelli ancora costruiti in puro stile federale e che non avessero subito qualche ritocco: quasi tutti erano dipinti di bianco, con tipiche staccionate a delimitare i piccoli giardini ben curati. Sulla spiaggia le bambinaie coi loro piccoli passeggiavano, godendosi l'aria buona del mattino.

      Lasciare New York, con il suo caos, la sua frenesia, i suoi grattacieli, e tuffarsi in quel lembo di terra ancora incontaminata e semplice, tra piccoli villaggi sofisticati che sapevano ancora assaporare una giornata di sole, era un vero toccasana per l'animo. Jonathan aveva trascorso quelle settimane in perenne attività alla Borsa e presso alcune importanti Compagnie: il suo precedente soggiorno a Boston aveva fruttato molto bene e ora gli sembrava di prendere una vacanza meritata.

      Era fermo sulla banchina dell'imbarcadero di Hyannis, aspettando Ewan che avrebbe dovuto passare a prenderlo alle dieci e mezzo, ma il suo orologio da taschino segnava le dieci e quarantacinque minuti passate e ancora il giovane Norton non si vedeva.

      Non che vi fosse di che preoccuparsi, Ewan sapeva sì e no essere puntuale in un'aula di tribunale, e per di più aveva telegrafato a Jonathan scrivendogli che sarebbe arrivato con una sorpresa... Ewan aveva sempre qualche sorpresa da mostrargli: era un giovane vivace che voleva godersi la vita, considerato il fatto che tra un anno avrebbe contratto matrimonio con una ragazza della sua cerchia, scelta dalla famiglia. Ewan dava gli ultimi fuochi d'artificio prima di diventare come il padre, il nonno e tutti gli altri bravi soldatini di piombo della sua famiglia.

      In cuor suo Jonathan sperava che avrebbe conservato parte del suo entusiasmo giovanile, magari convogliandolo su qualcos'altro. Ewan non era stato abituato a lottare come era toccato a lui poiché aveva vissuto tutta la vita in una famiglia privilegiata, ma era la persona più schietta che egli avesse conosciuto fino ad allora e l'unico che gli avesse dato un'amicizia assolutamente disinteressata.

      Il suo ritardo cominciava comunque a renderlo impaziente e per un motivo ben preciso: i due giovani uomini avrebbero dovuto raggiungere una piccola compagnia che si riuniva nella tenuta estiva della famiglia Whitman, situata fuori Hyannis.

      Jonathan era stato profondamente sorpreso di quell'invito, fattogli recapitare a New York.

      Dalla famosa sera al Somerset aveva rivisto il signor Whitman solo due volte e non era mai riuscito a parlargli, ma forse qualcuno gli aveva parlato di lui e degli affari che stava concludendo. In ogni caso era segno di grande onore essere ammesso a quella esclusiva riunione, dove si festeggiava nientemeno che il compleanno della figlia dei Whitman.

      Ricordava ancora bene il testo del biglietto, riletto più e più volte prima di crederci davvero: "Io e mio marito, Isabel ed Albert Whitman, saremo lieti di averla con noi e i nostri intimi a Blue Springs, presso Hyannis, il giorno quindici Aprile, in occasione del compleanno della nostra amata figlia Alice. Si prega di... etc. etc. "

      Ed Ewan non arrivava.

      Stava osservando da lontano i pescatori scaricare le casse di pesce da portare al mercato ittico, quando finalmente dal fondo della via che sbucava nel porto si distinse una figura che sembrava quella di Ewan... seduto su un'automobile!

      Jonathan si mise a ridere forte vedendo il suo amico arrivare suonando il clacson: a New York quella meraviglia della tecnica uscita dalle officine Ford era già parecchio diffusa, ma le vecchie famiglie dell'East Coast cercavano ancora di resistervi, considerandola stravagante.

      Evidentemente i Norton avevano voluto lanciarne la moda e indubbiamente ora molti li avrebbero seguiti.

      «Bentornato giramondo!» Lo accolse allegramente Ewan, sollevando il cappello.

      «Di un po' : a tua madre non verrà un colpo vedendoti arrivare con questa meraviglia?» Disse Jonathan, osservando ammirato le finiture della macchina.

      «Le sue obiezioni non sono valse a nulla: mio padre la voleva comprare da tempo e alla fine c'è riuscito! Quindi si dovrà abituare. Salta su, faremo un'entrata trionfale a Blue Springs.»

      Ewan gli aprì lo sportello e si accinse con fatica a rimettere in moto l'autovettura.

      «Devi ancora illustrarmi a dovere le persone che andrò a conoscere: sai che voglio sapere tutto dei Whitman prima di trovarmi davanti a loro... devo essere preparato. Questa è una grande occasione per me. Soprattutto sulla signora Whitman, ho saputo che è una gran dama, il che equivale a dire che è un mastino.»

      «Sì, sì, non ti preoccupare, ci sarà tutto il tempo strada facendo. Ora dammi una mano per favore.»

      Sistemato al fine il bagaglio sul misero sedile posteriore della Ford e rimessala in moto con difficoltà, lasciarono rapidamente dietro di loro il villaggio e si avviarono verso ovest lungo la bella strada costiera che si inoltrava poi in mezzo ai campi di mirtillo rosso.

      La tenuta della famiglia Whitman sorgeva alcune miglia dopo Hyannis e per raggiungerla bisognava percorrere la carrozzabile che costeggiava la spiaggia, per poi tuffarsi attraverso piccoli boschi e campi coltivati del più rinomato cranberry usato per il tacchino del Giorno del Ringraziamento. I campi in quella stagione erano di un verde inteso ma in autunno, con i frutti quasi maturi, diventavano un'immensa distesa rossa che formava un tutt'uno con la luce e i colori brillanti del foliage sugli alberi d'acero. Il punto in cui la strada lasciava la costa era pressappoco l'ingresso di Blue Springs che, a differenza della maggior parte delle residenze estive, sorgeva immersa nella vegetazione del Cape e non sul mare.

      La costa era dolce e pianeggiante, i boschi e i campi arrivavano a lambire quasi la spiaggia, gettando ombre cupe sul nastro dorato della strada polverosa: da una parte si scorgeva il mare calmo e scintillante, dall'altra l'ombrosità fitta del bosco di aceri e abeti rossi.

      Pareva di addentrarsi in un paese incantato, immerso nella pace e nella tranquillità, e Jonathan non si stupì nell'apprendere che i Whitman vi trascorrevano buona parte dell'anno.

      Si godette il viaggio in automobile, fingendo di prestare orecchio all'allegro cicaleccio di Ewan che gli riferiva gli ultimi avvenimenti cittadini, in modo da essere aggiornato quando avrebbe dovuto intrattenere le signore; in realtà era totalmente immerso nella bellezza del paesaggio: gli alti e bassi della Borsa, l'ultimo discorso del Presidente, il problema della manodopera immigrata e dei sindacati che sempre più torreggiavano dalle prime pagine dei giornali... tutto sembrava essere lontano da lui.

      Vi era solo quel soleggiato mattino di primavera e la vita si snodava davanti a lui facile e valevole di essere vissuta. Giornate come quella lo riportavano all'epoca felice dei suoi anni universitari e lo riconciliavano col mondo, riempiendolo di forza, energia e fiducia in se stesso. Anche la prospettiva di incontrare l'altera famiglia Whitman non lo agitava più: se lo avevano invitato nella loro inaccessibile tana di famiglia voleva dire che non lo disprezzavano e non lo consideravano un parvenu; e anche se un'ombra di questi pensieri agitava le loro menti, il suo comportamento ineccepibile di quei giorni avrebbe fugato loro ogni dubbio. Respirò a pieni polmoni l'aria del Cape.

      All'improvviso qualcosa attrasse il suo occhio, distogliendolo dal corso delle sue idee.

      Qualcosa di bianco si muoveva lungo la spiaggia a velocità regolare, facendosi sempre più vicino e distinto, mano a mano che Ewan rallentava l'andatura per evitare che i loro abiti si inzaccherassero del tutto.

      Era un cavallo.

      Un bellissimo esemplare dal manto candido che correva all'impazzata.

      A cavalcarlo doveva essere un giovane piuttosto esperto: aveva un uniforme da cavallerizzo scura, con i soli calzoni bianchi, come notò Jonathan distinguendolo meglio. Cavallo e cavallerizzo formavano un tutt'uno indivisibile, in perfetta simbiosi. Non riusciva a staccare gli occhi da quell'immagine, provando l'irresistibile desiderio di essere lui a correre libero sotto il sole d'Aprile.

      Tutto a un tratto il cavallo sterzò in modo deciso e netto verso destra, cioè verso di loro e la strada, anche Ewan se ne avvide e rallentò ancor di più, per scongiurare l'eventualità di un incontro troppo ravvicinato.

      Ora erano veramente vicini, così vicini che si potevano quasi distinguere i tratti del viso del ragazzo che cavalcava: a Jonathan per un attimo sembrò una donna.

      Ma no, si disse, è impossibile: una donna che monta a cavallo da sola e coi calzoni da uomo? Non in America, non nell'East Coast.

      Accorgendosi dell'intenzione del cavallerizzo di attraversare la strada, Ewan fermò del tutto la macchina. Erano a pochi metri dall'ingresso di Blue Springs.

      I due giovani, muti, erano intenti ad osservare lo spettacolo offerto dallo splendido e possente animale e dal suo cavallerizzo: e tanto più ne erano affascinati, quanto più questi due elementi sembravano fondersi in uno solo, in una perfetta e indistinta unità di movimenti.

      Quando il cavallo raggiunse finalmente la strada, sfrecciò davanti a loro a una distanza di circa venti metri. Nel lieve balzo dato per superare il ciglio della strada il cavallo fece un movimento brusco e il rigido cappellino del cavallerizzo, evidentemente non allacciato bene, volò via senza che il suo proprietario potesse impedirlo.

      Con somma meraviglia dei due giovani il cappello, volando via, liberò una nuvola di ricci color rame e, solo per un attimo, il viso del presunto cavallerizzo si volse verso di loro: rivelando i tratti inequivocabili del suo sesso.

      Poi, veloce com'era apparso, scavalcò i bassi recinti di Blue Springs e scomparve ai loro occhi.

      Il cottage dei Whitman era in realtà una grande casa in stile georgiano, che si stagliava maestosa al termine di un lungo viale d'accesso contro l'ombra scura del bosco che la lambiva da tre lati.

      Il bianco delle sue mura era reso ancora più accecante dalla luminosa giornata di sole e ancor più su di esse risaltava la macchia colorata delle imposte di un blu acceso: particolarità voluta dalla prima proprietaria di quei luoghi, la madre dell'attuale signor Whitman.

      La signora aveva avuto a suo tempo la fama di donna eccentrica, a causa della sua profonda passione per l'arte e la musica, si era innamorata di Cape Cod, al punto da riuscire a convincere il suo avaro marito a comprare l'attuale tenuta e a farvi costruire una delle prime residenze estive. Ella aveva seguito personalmente i lavori, impuntandosi sul colore delle imposte e facendo per questo letteralmente inorridire l'architetto. L'aveva avuta vinta, ovviamente, e da quel momento la casa e la tenuta si chiamarono Blue Springs: per ricordare, diceva la prima signora Whitman, il colore impareggiabile del cielo durante la primavera dell'East Coast.

      Le ampie e profonde verande ingentilivano l'aspetto estremamente elegante della casa: graziosi tavoli e poltrone di vimini erano disposti qua e là, in mezzo a enormi vasi di fiori, a ricordare che era una casa costruita per passare le vacanze e rilassarsi. Due scalinate conducevano all'interno di quella maestosa dimora dal tetto aguzzo: una, principale, in corrispondenza della porta d'ingresso e un'altra laterale, che scendeva in giardino dalla veranda sul lato est della casa, immettendo nel salotto attraverso una grande porta a vetri. Le stanze interne erano un miscuglio di mobili in legno chiaro e vimini, tipici delle residenze di campagna, e sembravano essere state arredate apposta per rendere piacevole il soggiorno di chi abitava quegli ambienti, e far dimenticare noie e grattacapi cittadini; non mancavano però stanze più lussuose, di rappresentanza, come la sala da pranzo, il salotto grande e la biblioteca.

      In mezzo a quelle stanze, a volte ariose a volte solenni, si muoveva con disinvoltura e padronanza Isabel Whitman, la moglie inaccessibile di Albert Whitman.

      Inaccessibile poiché tutto in lei - lo sguardo, le maniere, il tono della voce - informavano chiunque le si parasse davanti che lei era la figlia di una delle famiglie più antiche di Philadelphia, che era stata educata a New York e che chiunque non avesse saputo comportarsi secondo le regole davanti a lei non sarebbe più stato ricevuto, né in casa sua né altrove. Ella infatti dettava legge a Boston in fatto di etichetta, su chi fosse conveniente frequentare e chi invece escludere, e su tutto un mondo di rapporti apparentemente sommerso ma di vitale importanza per chiunque avesse voluto frequentare quella società. I suoi sottili occhi verdi guardavano le persone come se stessero sempre valutando quanto danno potevano arrecare alla decenza e alla rispettabilità; si muoveva con grazia e lentezza, come soppesando ogni passo, ed evitare che qualcosa o qualcuno potesse scalfirla con la sua sconvenienza.

      Aveva cinquantacinque anni e una figlia di diciannove, avuta relativamente tardi rispetto alla media delle sue coetanee, quando ormai ne aveva perso ogni speranza. Figlia educata secondo le rigide regole che ella aveva provveduto ad inculcarle fin da piccola e di cui sorvegliava ogni aspetto dell'esistenza. I suoi rapporti col marito erano quelli che vi potevano essere in una coppia che si era sposata non per amore, ma per convenienza sociale: improntati al reciproco rispetto, ma anche all'indifferenza e alla superficialità. E del resto né il signore né la signora Whitman immaginavano che il rapporto tra coniugi potesse essere diverso dal loro, né che ve ne fossero di migliori: i ruoli di marito e moglie, madre e padre, erano ben stabiliti ed ognuno doveva assolvere compiti e funzioni ben precisi, che per nulla al mondo dovevano essere travalicati o stravolti. Essi erano accomunati dalla difesa delle convenienze sociali e preoccupati dell'eccessiva apertura dimostrata dalla società, negli ultimi tempi, verso i nuovi ricchi... motivo per cui, quel giorno, la signora Whitman era alquanto nervosa attendendo l'arrivo di Jonathan Framer.

      Era abituata al fatto che nulla nella sua casa accadeva senza la sua volontà e in particolar modo quello che concerneva le persone da ricevere: si era quindi assai stupita quando suo marito le aveva annunciato di aver spedito un invito a New York, a questo signor Framer, per il week-end organizzato a Blue Springs senza nemmeno consultarla... anche suo marito si stava lasciando soppiantare dalle nuove mode?

      Il signor Whitman, vista la sua meraviglia, aveva dovuto darle qualche spiegazione, ma si era limitato a dire che Jonathan Framer era un eccellente uomo d'affari, era entrato a far parte di recente del Club ed ella non doveva preoccuparsi della sua maniera di condursi in società - con un'aria talmente decisa che non ammetteva repliche. Perciò ella aveva dovuto chinare il capo e assentire. Da quel momento era vissuta in apprensione e ora che si trovava nel suo salotto e guardava gli altri ospiti riuniti attorno a lei, quest'apprensione aumentava.

      Alla riunione partecipavano poche ma scelte persone: il padre di Ewan, l'avvocato Norton; la fidanzata di Ewan, Annabeth Abbott con i suoi genitori; il signor Lewis e il signor Forrest; una giovane coppia appena sposata appartenente all'alta società dell'East Coast.

      Avrebbe saputo come comportarsi con costoro, il signor Framer?

      Se perlomeno vi fosse stata la signora Norton, sua intima amica, avrebbe potuto sapere qualcosa di più su quest'uomo, visto che frequentava suo figlio: invece era a casa, costretta a letto da un'emicrania. Non si era azzardata a chiedere notizie agli altri ospiti per paura di lasciare trapelare la sua inquietudine: il fatto che questo Framer fosse stato ricevuto al Club in parte la tranquillizzava, ma ella aveva il sacrosanto terrore che si dicesse in giro che Isabel Whitman aveva ricevuto in casa sua un parvenu, senza natali e tanto meno senza maniere.

      Come se non bastasse poco prima aveva scoperto sua nipote Heather rientrare di gran carriera alle scuderie, in sella al nuovo cavallo acquistato da suo marito... non aveva neanche avuto il tempo di farle una scenata, seguita dalle solite - inutili - raccomandazioni sulla sua condotta.

      Mandò la cameriera a sollecitare le signorine che scendessero alfine, gli ospiti le stavano aspettando.

      Proprio in quel momento, alla porta d'ingresso, si udì suonare il clacson di una di quelle diavolerie moderne che si muovevano a motore e che la signora Whitman non poteva sopportare: il signor Norton annunciò che era arrivato suo figlio col nuovo gioiello da lui acquistato e invitò tutti ad ammirarlo.

      Eccoli, infine, pensò la signora Whitman, che Dio ce la mandi buona.

     

Lenny Pavanello

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Presentazione del libro a Palazzo Danielato


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