brano tratto dal libro
Lago d'Argento

Delle voci lontane parlavano animatamente, ne riconobbi subito una, quella di Cedrick, più nervosa del solito. Parlava in una lingua che non capivo, ma due parole risaltarono in mezzo a quel groviglio di suoni: Jean-Claude e Dafne. In un lampo ero in piedi. La testa mi girò per qualche secondo, non ancora del tutto in piena attività. Appena riuscii a rimanere in equilibrio senza avere le vertigini balzai fuori dalla tenda sicura di trovare la persona che indossava quel nome tanto sensuale quanto terrificante. La mia espressione non tradì la mia sorpresa.
“Miss Agata, Cedrick, buon giorno !”
“Buon giorno cara”
La professoressa Agata era sempre molto cordiale, Cedrick invece era furioso. Mi lanciò un’occhiata di fuoco e un ringhio tale da farmi rizzare i capelli. Era arrabbiato più del dovuto, almeno per quanto ne sapevo io. Mi prese per un braccio con una sola mano e mi portò dentro alla tenda. Il suo volto era un mix di rabbia, sconforto e dolore. Mi spostò di lato i capelli che ormai da qualche giorno tenevo sempre sciolti. L’espressione che comparì sul suo viso era indecifrabile. “Perché non mi hai detto nulla Dafne?”
La voce era un ruggito minaccioso e mi spaventai. La stretta al braccio mi faceva male e mi ribellai.
“Mi fai male al braccio, lasciami!”
Lo strattonai via, come se lui avesse avuto qualche problema a tenermi stretta, ma mi lasciò. Non sapevo cosa rispondere alla sua domanda. La testa non riusciva a ragionare freddamente e la prima risposta che mi saltò in testa la buttai li. Come acqua fredda colpì Cedrick che si gettò tra i cuscini con le mani tra i capelli.
“E’ un morso Cedrick, un maledetto morso! Non ho potuto fare nulla, io…io…”
Scoppiai a piangere, le lacrime rigavano le mie guance come piccoli torrenti salati che finivano la loro vita tra le mie labbra o giù nel dirupo del mento. Si alzò in piedi e mi strinse forte a se. Tra le sue braccia tiepide e lisce mi sentivo meglio, ma l’angoscia e lo sconforto nell’avergli tenuto nascosto quel fatto mi facevano sentire una bugiarda traditrice. Singhiozzando cercai di spiegargli cos’era successo. Mi fece sedere ma lui si allontanò da me. Camminava avanti e indietro per la tenda con una mano ora ai capelli morbidi ora al mento appuntito.
“Miss Agata mi ha detto che ti ha vista quando una delle guardie di Jean-Claude ti ha portata via l’altra notte.”
Lasciò la frase a metà sperando forse che fossi io a continuare la storia.
“Si, la prima volta è stata quando tu sei scappato dalla grotta e io sono rimasta sola, ritornai alla grotta e scoprii quello che ora sai anche tu, dall’impazienza di dirti tutto sono corsa al campo ma una delle sue guardie mi ha bloccata e portata da lui, non volevo, non potevo fare nulla Cedrick, non ho chiesto io il suo morso.”
“Lo so Dafne e non è per questo che sono arrabbiato, non dovevo lasciarti da sola, nemmeno un secondo, ma non potevo nemmeno starti vicino o sarei stato io stesso a morderti. Non doveva andare così, sapevo che in qualche modo avrei fatto un errore e ti avrebbero preso di mira, ma la voglia di stare con te era troppa e troppo forte, non potevo dimenticarmi di te, o meglio per noi è impossibile dimenticare, e lasciarti per sempre.”
Continuava a torturarsi i capelli e le mani.
“Scusa Cedrick se non ti ho detto nulla ma lui mi ha minacciata, diceva che ti avrebbe ucciso, che se la sarebbe presa con te e io non volevo che nessuno rischiasse per colpa mia.” “Dafne, lui non può farmi più nulla. Ho parlato con Miss Agata poco fa, mi ha raccontato tutta la mia storia e ho capito tutto. Non può governarmi più di tanto perché lui non è il mio vero creatore. Le ipotesi che hai fatto tu sulla mia vita, sono tutte vere. Sono nato vampiro. Millenni fa era una specie umana come voi, poi col tempo è diventata mito e leggenda vivente. Ad ogni modo lui mi comanda solo fino ad un certo punto, perché effettivamente mi ha morso. Ma lui non è nato vampiro, qualcuno lo ha fatto risorgere, quindi non può avere più potere e forza di me che sono di natura diversa e più potente.”
“Lo so, è stato lui a dirmi tutto, la prima volta che mi ha fatto portar in quella stanza sotterranea.”
“Non dovevi sopportare tutto questo Dafne, non era il tuo destino!”
“Dici che non è destino. E i ciondoli allora come li spieghi? Non era destino che capitassero proprio a noi due? Un’umana qualsiasi e un vampiro buono? Senti Cedrick, ormai mi ha morsa e non possiamo tornare in dietro, dobbiamo accontentarci di come andrà il futuro, sempre se ne avrò uno!”
“ Per favore non dire così. Sicuramente troveremo una soluzione a tutto. Lo sfiderò Dafne e lo costringerò e revocare il suo potere su di te. Almeno questo si può fare.”
“No, è troppo rischioso, non lo batterai mai, è troppo forte!”
Fece una smorfia.
“Non hai mai visto quanto posso essere cattivo!”
Lasciai stare, era inutile dirgli di non sfidare Jean-Claude, lo avrebbe fatto comunque.
Sembrava che la collera fosse passata il suo sguardo era ritornato buono come la sera precedente, ma una scintilla rossa brillava nei suoi occhi. Era la cattiveria e la rabbia che uscivano allo scoperto. Ero ancora seduta sui cuscini e Cedrick mi venne vicino.
“Miss Agata ha ascoltato la nostra conversazione e ora è tornata al campo. Starà studiando sicuramente una strategia per cogliere di sorpresa il gruppo di quel mostro!”
Mi accolse dolcemente tra le sue braccia e già mi sentivo più sollevata. Appoggiò il mento sui miei capelli respirando lentamente.
“Cedrick?”
Non avevo il coraggio di parlare, mi era venuta un’idea tremenda che sicuramente non avrebbe approvato, ma cosa potevo perdere? Feci un lungo sospiro e terminai la frase, anche se parecchio incerta.
“Si? Dimmi!”
“Mi chiedevo… se… magari non funzionerà…ma se ci proviamo…”
Sorrise senza emettere alcun suono, sembrava divertito dal mio strano modo di esprimermi.
“Dafne? Non ho capito un accidenti di quello che vuoi dirmi, sento solo che se insicura e hai paura.”
“Scusa. Mordimi!”
Con un gesto brusco e velocissimo mi allontanò da lui. La sua espressione era seria e incerta. Mi fissava con quegli occhi di mercurio liquido e un brivido mi scosse dalla mia posizione.
“Stai scherzano?”
La sua voce era ferma e irritata.
“No, se tu mi mordi, lui potrà ancora avere il controllo su di me?”
“Si e no. Non dovevi chiedermi una cosa simile. Sai benissimo che non posso permettermi di morderti. Non lo farò mai!”
“Ma perché? Se ci fosse una possibilità che lui non potesse più controllarmi, perché non sfruttarla?”
“Mi stai chiedendo troppo!”
“Ma tu potresti mordermi ed essere tu il mio creatore, no?”
“Certo, ma servirebbero tutti e tre i morsi perché lui non possa più entrare nella tua mente, dovresti diventare un vampiro Dafne!”
Ero incerta e incredula alle sue parole. Stavamo parlando della mia morte, in termini anagrafici, come se niente fosse. Ero scossa e spaventata da quello che avrei dovuto fare per non essere più una creatura di Jean-Claude, ma avrei rischiato, se necessario.
“Ho paura Cedrick, ma sono pronta!”
“No Dafne! E se l’istinto del predatore avesse il sopravvento su di me e ti uccidessi?. No, non lo farò mai!”
Continuava a dire di no eppure mi sembrava l’unica soluzione. Camminava lentamente avanti e indietro, pensieroso. Non riuscivo a cogliere le sue espressioni che cambiavano ogni frazione di secondo. Chissà quali pensieri affollavano la sua mente?
“Cedrick, lui vuole il pugnale, il perché lo sappiamo entrambi. In un modo o nell’altro lo prenderà e se non sarò io a portarlo fuori da quella stanza ti ucciderà e prenderà un’altra persona umana al posto mio. Quindi meglio sprecare poche vite no?”
In quel momento si materializzò davanti a noi Miss Agata, espandendo nella tenda un profumo di sandalo inebriante e rilassante. Sicuramente era uno dei suoi tanti filtri. Non ne ero completamente sicura, ma la sensazione di tranquillità che mi colpì mi fece supporre che servisse per calmare l’ira.
“Ragazzi calmatevi, Jean-Clade con il solo pugnale non può fare nulla, ma lui questo non lo sa. Serve un libro antichissimo, scritto dai tuoi genitori Cedrick. Il tomo spiega a cosa serve e come fare per poter utilizzare il pugnale, senza gli accessori adatti e le “persone” giuste, il pugnale è un semplice coltello ben lavorato.”
Sia io che Cedrick eravamo sorpresi da quella notizia. Un sorriso apparve nelle sue labbra e anche sulle mie. C’era ancora qualche speranza per tutti.
“Continui Miss Agata, l’ascoltiamo!”
Esortò Cedrick alla professoressa. Lei si sedette tra i cuscini colorati e cominciò a spiegarci cosa dovevamo fare. Eravamo sicuri che Jean-Claude non avrebbe sentito nulla nella tenda perché era ancora protetta dall’incantesimo che la strega buona aveva fatto a quel luogo.
“Il libro è ben nascosto, non sarà facile trovarlo, ma è strettamente necessario per evocare il potere del pugnale. Se tu Dafne riesci a tener a bada Jean-Claude ancora per un po’, potremmo continuare le ricerche del libro prima che anche lui venga a conoscenza di questo. Se non riuscissi a tenerlo buono, portagli pure il pugnale, tanto per ora non può farsene nulla, ma attenta che non scopra che noi stiamo cercando il tomo o si arrabbierà a dismisura e allora non riusciremmo più a controllarlo. Quindi tu piccola non cercherai il libro con noi, recati sempre alla stanza rotonda e porta avanti più che puoi le ricerche per cercare di aprire il sarcofago. In caso lo aprissi in beve tempo, non dirlo a lui. Io e Cedrick ci metteremo alla ricerca del grande tomo e , per tutte le erbe magiche, speriamo che vada tutto bene.”
La sua ultima frase non mi piacque per niente. Doveva assolutamente andare tutto bene, Mika a casa mi aspettava con impazienza. La voce della professoressa era bassa e roca, mi ricordava molto la signora Dickson, la mia vicina. Avrei dovuto chiamarli qualche volta, anche solo per chiedere di Mika, ma le cose non erano andate molto bene ultimamente e di tempo per tornare alla realtà non ne avevo neanche un po’. Cos’avrei risposto se mi avessero chiesto come andavano le ricerche? Forse avrei potuto dire semplicemente la verità, ovvero che il pugnale era stato trovato proprio da me ma che un vampiro egocentrico, bello come un dio greco, mi aveva morsa, ma il mio compagno di ricerche, un altrettanto vampiro, ma buono e sempre mozzafiato come l’altro, mi stava aiutando a scappare dal mostro cattivo? No, sicuramente avrei detto che andava tutto bene ma che del reperto importante ancora non c’era l’ombra. Poi avrei chiesto di Mika e della finestra della mia camera. Ero talmente presa dai miei pensiero che non mi accorsi che la professoressa era scomparsa.
“Cedrick? Ma Miss Agata che fine ha fatto?”
“E’ tornata al campo. Non te ne sei accorta?”
“Accidenti, no, ero persa in fantasie, pensavo a Mika, mi manca da morire.”
“Sentivo che ti eri fatta prendere dalla nostalgia. Mi dispiace piccola. So che la tua vita in questo momento non è quello che tutte le ragazze si aspettano di avere!”
“Ahh, tranquillo, diciamo che sto vivendo un momento molto attivo e poco realistico. Prima o poi la normalità tornerà nella mia vita, allora rimpiangerò questi mesi dispersa nella foresta e contesa tra due vampiri leggendari”
Il suo volto mi fece capire che la mia ultima frase non gli era piaciuta per niente, ma ormai l’avevo detta. Non sembrava per niente contento del piano di Miss Agata e tentai di capirne il motivo.
“Cosa c’è che non va in quello che ha detto la professoressa? Non ti va bene come idea?”
Mi fissò cupo e pensieroso.
“Si, il piano è ottimo ma non voglio che rimani da sola, è pericoloso, ora lui vede attraverso i tuoi occhi, tranne ovviamente qui e nella stanza, dove abbiamo accurato che i vampiri non sono i ben venuti. Se ti vedesse da sola sono sicuro che verrebbe da te, lo conosco bene, so cosa ti farebbe. Al solo pensiero che sei stata tra le sue braccia, che ti ha toccata… ah, non voglio nemmeno pensarci. Perché sicuramente ti avrà toccata, stretta, accarezzata,baciata addirittura…”
A quella parola ebbi un sussulto e Cedrick se ne accorse perché mi guardò intensamente per qualche secondo.
“Starò sempre nella grotta, dove sarò al sicuro, promesso. Dobbiamo per forza fare qualcosa. Stai tranquillo!”
Sapevo che le mie parole non erano di gran conforto, ma non sapevo proprio cosa dirgli e di certo non potevo promettergli che sarebbe andato tutto bene, ma questo lo sapeva meglio di me. Si calmò un pochino e si avvicinò a me.
“Scusa se prima sono stato aggressivo, non volevo metterti paura e tanto meno farti male”
Le parole gli uscivano di bocca come se fossero state scritte apposta per essere pronunciate dalle sue labbra. Sembrava un testo antico recitato con grande enfasi. Aveva lo sguardo addolorato e il modo in cui teneva le mie mani tra le sue mi faceva sentire come Giulietta nella sua commedia con Romeo.
“Non importa Cedrick, non mi hai messo paura.”
Cercai di rassicurarlo anche se in verità di paura ne avevo anche tra i capelli. Ero seduta a gambe incrociate e lui si sdraiò con la testa appoggiata a me. Gli accarezzavo piano i morbidi capelli. Chiuse gli occhi ma la sua espressione era tutt’altro che rilassata. Serrava la mascella e digrignava i denti. Sapevo che non dormiva molto, ma per un attimo mi sembrò di vederlo più rilassato del solito. Ero persa nei miei pensieri, era talmente rilassante accarezzare quella folta chioma lucida che quasi mi addormentavo anch’io. Dentro di me ero divisa in due fronti, e non sapevo quale ascoltare. Da un lato il pensiero di Jean-Claude mi metteva rabbia, ira, collera, disprezzo e da un lato volevo solo pensare a Cedrick, a stare con lui fin che potevo, perché sapevo benissimo che prima o poi avremmo dovuto mantenere le distanze. Lui sarebbe stato perfettamente bello per millenni, com’era accaduto fin’ora. Io dovevo portare avanti i miei progetti e la mia vita e lentamente avrei cominciato ad invecchiare. Ma non era questa la parte del discorso che mi disturbava. Volevo solo trascorrere il tempo che mi rimaneva accanto a lui, e nel migliore dei modi. A quei pensieri mi sentii invasa da un senso di tranquillità e amore. Tenevo gli occhi chiusi e la testa appoggiata a una grande cassapanca di mogano, intarsiata di legno più chiaro e argento. Il tepore della mano di Cedrick sfiorò lentamente il mio fianco e una cascata di brividi giocò sulla mia pelle. Aprii gli occhi di scatto e davanti al mio viso c’era il suo, dolce, perfetto, in armonia con ogni sua espressione e movimento. I suoi occhi argentati guardavano dritto nei miei. Sentivo il suo respiro tiepido così vicino.
“I tuoi occhi sono così profondi Dafne che potrei perdermi se continuassi a guardarli più di quello che mi è consentito. Sono un pozzo del quale non si vede la fine. Il cielo di notte è illuminato se paragonato a loro.”
Con una mano mi accarezzò il viso e sicuramente le mie guance si infiammarono. Sapevo che sentiva ciò che mi scatenava la sua vicinanza, soprattutto a quella minima distanza. Un gesto della mano bastò a spegnere la luce della lampada e accendere tre candele. La tenda si colorò di caldo, come l’atmosfera che si era creata. La luce soffusa tremava appena e nell’aria si sprigionò il profumo che preferivo, vaniglia. Le sue mani continuavano a sfiorare la mia pelle e i suoi occhi non abbandonavano i miei. Per un attimo lo vidi incerto. Non staccò le mani dalla mia pelle ma si bloccò.
“Ho paura Dafne!”
Non riuscii a capire subito a cosa si riferiva.
“Di cosa puoi avere paura?”
“Di me stesso!”
“Non capisco Cedrick, cosa succede?”
“Nei millenni della mia esistenza non ho mai trovato nessuno che mi facesse vivere di nuovo, ho paura di perdere questa occasione. A volte ho paura di andare troppo piano, a volte troppo veloce e non riesco a capire cosa sia meglio per te.”
Diceva quelle parole con una tale facilità che sembrava le stesse leggendo, o che avesse provato milioni di volte quella battuta. Sapevo a cosa si riferiva e in parte potevo capire cosa provava. Anch’io ero combattuta, non sapevo quale era il comportamento che dovevo tenere con lui. Sfruttare ogni occasione per stargli vicino, o cercare di evitarlo per non farlo soffrire in futuro?
“E’ difficile Cedrick, ogni volta che mi stai vicino non desidero altro che rimanere con te per sempre, ma non so se è un bene, prima o poi io non potrò più stare con te e so che soffrirai. Lo sento dalle tue parole, dai tuoi gesti. Vorrei sfruttare ogni secondo che stiamo assieme, ma non conosco i tuoi limiti e quindi non so darli a me. Non vorrei mai fare qualcosa di cui pentirmi. Ma non per me, per te.”
“Capisco cosa vuoi dire, ma non devi preoccuparti per me. Riesco a controllare bene i miei istinti e la parte di ragione ha quasi sempre il dominio. Ma non voglio metterti fetta, in nessuna maniera”
Non gli risposi con le parole, gli presi il viso tra le mani, era pochissimo il calore che emanava, ed era un sollievo per i miei palmi bollenti, appoggiai una guancia alla sua. Il contrasto tra il caldo della mia e della sua pelle mi diede i brividi. Appoggiò le sue mani alle mie e mi diede un bacio talmente leggero che a poco non lo sentivo. Mi stese tra i cuscini e con le dita lunghe e diafane mi chiuse gli occhi. Con l’indice percorreva il profilo del mio viso, dalla fronte all’incavo del collo, per poi tornare indietro e ricominciare il gioco. Mi sfiorava appena le labbra, le palpebre, giocava con qualche ciocca di capelli per poi farla cadere con naturalezza al suo posto, sfiorandomi il viso e provocando nuovi e inattesi brividi. Mi spostò i capelli da un lato del capo scoprendomi il collo. Un bacio in fronte. Un bacio sul naso. Un bacio sulle labbra. Un bacio sul collo. Disegnava con la punta del naso delle linee immaginarie sulla pelle del mio collo, dietro l’orecchio.
“Sei deliziosa Dafne, il tuo profumo è inebriante, non posso resisterti. Si più dolce del miele.”
Sentivo il suo desiderio aumentare, le sue mani sempre più curiose, ma mai arroganti. Potevo respirare il suo profumo antico e dolce, giovane e amaro. Sbirciai per vedere il suo volto. Aveva gli occhi chiusi, perso nel suo desiderio, la fronte appena corrugata, l’espressione quasi rilassata ma attenta. Richiusi gli occhi e mi abbandonai alle sue carezze, sicura che non mi avrebbe mai fatto del male. Mi baciò dolcemente il collo, sentivo le sue labbra morbide e tiepide giocare con la mia pelle. Un sorriso spuntò nella sua bocca. Lo capii perché sentii e canini rigarmi lievemente.
“Ti sento sorpresa, e contrariata. Perché?”
Aprii gli occhi e lo fissai. Ricambiava il mio sguardo e aspettava una risposta. Mi aveva presa alla sprovvista, non sapevo bene nemmeno io cosa provavo in quel momento.
“Contrariata? No, perché dovrei esserlo?”
“Non saprei, magari non ti va, o sto sbagliando qualcosa! Se è questo scusami!”
“No… non… non è questo… non stai sbagliando nulla, anzi... Almeno penso... Sai non sono un’esperta in materia…”
“Ok, ma se non voi che continui basta che tu me lo dica! Ti assicuro che non mi arrabbierò.”
Ero ancora stesa e Cedrick stava vicino a me parlandomi piano, quasi sussurrando, socchiudendo gli occhi e accarezzandomi la guancia con la punta del naso. Una domanda mi passò per la testa, ma non avevo mai trattato di quegli argomenti direttamente con i ragazzi, ed ero parecchio imbarazzata al solo pensiero di formularla. Cedrick mi colse in fallo e con un gran sorriso mi chiese:
“ Hai il cuore a mille e le tue guance si sono tinte di rosso. A cosa pensi Dafne?”
Sussultai.
“Niente… solo…”
“Solo?”
“Beh, mi chiedevo se tu… se… hai avuto molte donne nella tua vita!”
Mi guardò dritto negli occhi e mi ipnotizzò con quell’argento liquido. Ogni volta che cambiava appena la direzione dello sguardo l’iride brillava come l’argento fuso nel crogiolo dell’orafo.
“Si! Posso dire di avere una certa esperienza, ma quando ero in compagnia di una di loro non era mai per…amore! Erano piccoli passatempo. La carne è debole anche per i vampiri e a certi istinti non si sfugge.”
Mi guardava un po’ preoccupato. Distolse lo sguardo dal mio e si sdraiò supino con le braccia dietro la testa fissando il soffitto della tenda. Per qualche minuto non parlammo, ma l’attesa era insopportabile e la mia curiosità aumentava. Provai a ricominciare il discorso, anche se parecchio imbarazzata.
“Anche voi allora…si, insomma…”
Non riuscii a terminare la frase, ma Cedrick aveva intuito la mia domanda e soddisfò la mia curiosità.
“Certi istinti non scompaiono anche quando l’intera esistenza è totalmente cambiata. Per me, penso sia leggermente diverso, perché a quanto pare l’essere vampiro è la mia natura. Tuttavia ho una teoria.”
Si girò di lato guardandomi. Teneva una mano sotto la testa, l’altra era tra i miei capelli. Ad ogni carezza lo sentivo sempre più vicino. Dovevo costringermi a prestare attenzione assoluta alle sue parole, altrimenti le sue coccole mi avrebbero distratta. A malapena riuscii a formulare una domanda.
“Quale teoria?”
“Penso che la mia razza si sia evoluta di pari passo con la tua, ma qualcosa nelle modificazioni si sia bloccato. Inizialmente esistevano gli animali e buona parte erano predatori. Forse anche noi deriviamo dalle scimmie, ma dalla specie carnivora, quella che predava le sue vittime e così l’evoluzione ha portato a due diversi tipi di ominidi. Voi onnivori e noi più predatori che altro. Ma sottolineo che è solo una mia teoria. Non credo alle leggende che trattano di morsi da pipistrelli velenosi che hanno contagiato l’uomo e via dicendo!”
Fortunatamente il discorso aveva preso un’altra piega e il mio rossore si era spento.
“La trovo una teoria interessante. Potresti condurre qualche ricerca. Di tempo ne hai a sufficienza no?”
“Potrei, non è una cattiva idea. Potresti aiutarmi visto che sei molto intuitiva.”
Mi sorrise e mi abbracciò. Respirò piano il mio profumo e mi regalò un bacio tra i capelli.
“Comunque, ti stavo dicendo che le donne con le quali sono stato non erano nemmeno da mettere a confronto con te. Erano della mia razza e l’amore tra vampiri non è come quello tra umani. È più duro, violento, sembra quasi solo frutto dell’istinto. Non è guidato dai sentimenti. Non so come sia… avere un contatto così…intimo con le persone e questo un po’ mi spaventa.”
Continuavo a stringermi a lui e l’imbarazzo era meno forte di prima. Sentivo la sua pelle morbida sulla mia guancia e tra le mie braccia. Se non fosse stato per la sua bassa temperatura avrei potuto scambiarlo benissimo per una persona umana.
“Perché ti spaventa?”
“Ho paura di farti del male, devo stare attento a come mi muovo, per non schiacciarti o non stringerti troppo forte. So di essere in grado di controllare bene la mia forza ma in quei momenti si sa che la ragione va momentaneamente in vacanza.”
Emise una risata soffocata e mi stacco piano da se per guardarmi negli occhi con quello sguardo di attesa, di sfida contro se stesso, di paura per qualcosa che non conosceva. Poteva voler dire mille cosa e sembrava più umano di tante altre persone normali.
“Non ho mai sentito una persona tanto vicina come lo sei tu e da un lato questo mi intimorisce perché so che potrei metterti in pericolo, io stesso non sono affidabile al cento per cento, ma quello che hai fatto nascere dentro di me è una cosa che non si spiega a parole… è forte come il diamante, limpido e frizzante come l’acqua di un torrente di montagna e delicato come un fiore. Tu mi hai ridato la parte umana che avevo sepolto col tempo... Dafne io ti…”
Gli posai le dita sulle labbra, non perché non volessi sentire quella parola, ma perché non potevo. In quel momento non potevo proprio. Mi sentivo in colpa per non avergli detto di Jean-Claude e lui non si era nemmeno arrabbiato.
“Perché non vuoi che ti dica quello che sento per te?”
“Non ora Cedrick!”
Ero triste e un nodo mi si formo in gola e Cedrick lo sentiva benissimo. Mi baciò dolcemente tenendomi il viso tra le mani. Ricambiai quel bacio pieno di emozioni di ogni genere. Un turbine di sensazioni ci invase. Una lacrima mi solleticò la guancia e si spense tra le dita di lui. Inaspettatamente una voce richiamò la nostra attenzione. Era Miss Agata.
“Ragazzi? Posso entrare?”
Cedrick si alzò a sedere e io mi asciugai la guancia, sedendomi a mia volta. La professoressa entrò nella tenda con in mano grossi tomi rilegati. Le copertine erano consumate dal tempo e dall’uso.
“Questi sono libri aztechi, raccontano le leggende del tempo. Trattano poi della vita, della convivenza tra le due specie e altre cose interessanti. Fu tuo padre, Cedrick, a farli scrivere.”
Ero sconcertata, non avevo mai visto libri simili.
“Ma… gli aztechi conoscevano già la scrittura?”
Fu Miss Agata a rispondere.
“Non era certo la scrittura che usiamo noi, guarda bambina, è composta principalmente di simboli… molti non li conosco nemmeno io!”
“Capisco… accidenti sembrano geroglifici, non ci capisco nulla!”
“Spero che il grande tomo che cerchiamo sia molto più comprensibile di questi, ci ho impiegato parecchi secoli per tradurli tutti!”
Fece un sorrisetto che sembrava più un lamento che una risata, si sistemo la lunga sottana marrone impolverata e ci lasciò con quei volumi giganteschi.
“Bene ragazzi… li lascio a voi… con le traduzioni ovviamente. Torno ai miei esperimenti. Ah Cedrick, Il rettore mi ha chiesto di te, non voglio dirti cosa fare, ma sarebbe più opportuno che ti facessi vivo al campo ogni tanto.”
“Certo Miss Agata, grazie mille. Arrivederci!”
La professoressa se ne andò lasciando come al suo solito un odore di sandalo. Guardai Cedrick un po’ perplessa.
“Cosa dobbiamo farcene di questi ruderi di libri?”
“Ruderi? Dafne, se li porti a un muso questi hanno un valore talmente alto che potresti comprarti l’intero pianeta!”
Colpita in pieno da uno schiaffo di verità che mi stava davanti al naso, abbassai gli occhi e mi limitai ad aprire uno di quei libri. Con mia sorpresa mi accorsi che erano ben rilegati e le pagine erano più solide di quello che facessero vedere. Non puzzavano di antico, ne di muffa. La carta sembrava pergamena, ma la trama delle fibre era più grossolana. Lo spessore dei fogli era circa tre volte quello di uno normale e per questo erano molto spessi e pesanti. Mi chiesi come avesse fatto la professoressa a portarli fin lì da sola, poi ricordai che era una strega. Mi suonava strano pensare al quelle parole, strega, vampiro. Sembravano solo frutto dell’immaginazione di bravi scrittori, invece erano figure reali e una di queste stava proprio al mio fianco. Non riuscivo a decifrare nulla di quei simboli. Senza una base sembravano solo scarabocchi disegnati a caso, ma una logica c’era sicuramente. Quelle pagine mi riportarono al nostro nuovo incarico, dovevamo trovare il grosso tomo che spiegava il funzionamento del pugnale, un libro delle istruzioni insomma.
“Cedrick, io torno alla grotta, voglio dare un’altra occhiata alla stanza rotonda. Magari trovo qualche indizio che ci porti al libro!”
“No!”
La sua espressione era buia e i canini sporgevano appena dalle morbide labbra, teneva gli occhi semichiusi e mi fissava minaccioso.
“Perché no? Miss Agata mi ha detto di cercare di aprire il sarcofago…”
“Non uscire dalla tenda!”
Non capivo la sua ira. Era immobile col libro aperto e fissava l’entrata della tenda. Non vedevo il suo torace muoversi, ne dedussi che tratteneva il respiro. Spontaneamente lo trattenni anch’io, ma ovviamente dovetti rinunciare allo sforzo e reintegrare aria. Cedrick non distoglieva lo sguardo dalla tenda, poi…
“Cedrick? Dafne?”
Cedrick era furioso, i suoi occhi argentei erano nero-viola, impenetrabili, la bocca era arricciata in un ghigno terribile, la muscolatura tesa. Non riconobbi subito la voce e il comportamento di Cedrick mi metteva paura. Feci un passo verso l’entrata ma mi bloccò per il braccio.
“ Non uscire dalla tenda!”
Aveva ringhiato. Non sarei stata capace di muovermi, quindi non c’era problema che uscissi. Si alzò con un balzo. Non ebbi il tempo di vederlo aprire la tenda che già era sparito e richiuso la zip. Sentivo che era vicino solo perché la cicatrice continuava a pizzicare la pelle. Inizialmente non avevo capito chi ci fosse fuori dalla tenda, ma poi la sua voce risuonò nella mia testa. Era Alex, il ragazzo che era nel mio corso all’università e che Jean-Claude aveva fatto rinascere. Mi avvicinai alla zip per uscire.
“Dafne! Ferma! Non uscire ti ho detto!”
“Cedrick lo conosco, è Alex!”
“Come puoi conoscerlo?”
“Eravamo nella stessa facoltà!”
Sentii la sua rabbia diminuire e tentai di uscire. Mi ritrovai fuori, protetta dalle braccia di Cedrick che davanti a me stava folgorando Alex con lo sguardo. Tentai un saluto.
“Ciao Alex!”
“Ciao Dafne!”
Il mio protettore non sembrava contento della visita e non aveva problemi a dimostrarlo. Ogni tanto uno strano sibilo usciva dalle sue labbra. Non era un verso naturale e tanto meno umano.
“Dì al tuo creatore che non vogliamo avere a che fare con lui e che è inutile mandare le sue guardie a controllare!”
“Cedrick, non sono qui da parte di Jean-Claude. Lui non sa dove sono ora!”
“E io dovrei crederti?”
“Ti prego, almeno tu Dafne, credimi!”
Ero sicura che Alex non volesse mettersi contro il suo capo branco, ma lo conoscevo bene, almeno fino a quando era stato umano. Non ci avrebbe fatto del male. Provai a dargli l’opportunità di parlare.
“Per favore Cedrick, ascoltiamo almeno cosa vuole da noi!”
Non era per niente entusiasta della mia proposta, ma accettò, senza ovviamente abbassare la guardia.
“Parla, cosa vuoi?”
Alex era intimorito dalla presenza di Cedrick e si rivolgeva principalmente a me.
“Sentite, siete liberi di non credermi, ma Jean-Claude vuole attaccare il campo, sta progettando uno sterminio di massa. E’ stanco di aspettare il pugnale e comincia ad innervosirsi. Ha già ucciso Blake con delle torture degne di lui. Non ha avuto pietà. Dovete portargli quel maledetto oggetto o continuerà la strage. Fate qualcosa per favore!”
Non potevo credere a quello che Alex aveva appena detto. Ero confusa e non sapevo cosa fare per bloccare quella strage.
“Chi è Blake?”
“E’ il vampiro che ti ha portato da Jean-Claude la prima volta.
“Non capisco cosa abbia fatto per meritarsi una morte tanto brutale.”
L’espressione di Cedrick era un misto tra collera e stupore. Serrava nervosamente le mani e si potevano vedere le fasce di muscoli e nervi in tensione sotto la pelle bianca. Gli occhi erano neri d’ira.
“Perché dovremmo crederti?”
La voce del vampiro buono era terribilmente pacata e bassa. Aveva perso quel timbro dolce e armonioso per lasciar spazio alla cattiveria dell’essere che viveva in lui.
“Non vi sto chiedendo di fidarvi di me, mi sentivo in dovere di avvisarvi, in fondo tutte quelle persone al campo sono state miei amici per molto tempo e non vorrei vederle morire solo per il capriccio di un vampiro pazzo. Vi chiedo di stare all’erta e di non farlo arrabbiare più del dovuto o si vendicherà. E tu Cedrick sai di cos’è capace.”
“Sai quando attaccherà?”
“No, ma non intende aspettare ancora molto, vuole nutrirsi il prima possibile per diventare più forte, in caso troviate il pugnale, così da non poter essere sconfitto da nessuno!”
“Ok, terremo presenti le tue parole!”
“Bene, ora è meglio che vada, o si insospettirà della mia assenza. Ah, Dafne, prenditi cura di Laura, tu sai perché!”
“Non preoccuparti Laura ora è casa, sono partiti dei pullman per i rifornimenti e lei è partita col primo. Faremo finire questa maledetta storia prima che lei ritorni. E’ una promessa!”
“So che farai il possibile, grazie!”
Un vento fresco mi scompigliò i capelli e Alex non c’era più.
Cedrick era ancora scosso per quella notizia. Fissava il vuoto di fronte a se. Non riuscivo a capire bene cosa pensasse, ma non era nulla di piacevole, almeno da quello che traspariva dalla sua espressione. Stringevo ancora il suo braccio tiepido e teso.
“Cedrick, rientriamo.”
Non mi rispose ma mi seguì nella tenda. Mi appoggiai a una delle tante pile di libri che aveva portato Miss Agata e cercai di pensare ad una maniera efficace per fermare quel vampiro impazzito, ma tutto mi sembrava assurdo. Non avevo idea di come uccidere un vampiro e in ogni caso non avremmo potuto farlo ne io ne Cedrick, in quanto eravamo stati morsi e saremmo morti con lui. Ma la curiosità era tanta e una notizia in più non faceva di certo male.
“Come si uccide un… vampiro?”
L’espressione del mio compagno era cambiata impercettibilmente. Ora assieme alla rabbia c’era un’ombra di stupore. Ci pensò un attimo e poi mise fine alla mia curiosità.
“Beh, tra di noi possiamo ucciderci, dato che più o meno siamo uguali, come succede spesso tra gli umani. Riusciamo a farci del male anche senza toccarci. Solo con il pensiero siamo in grado di infliggere profonde ferite all’avversario. Possiamo sollevarlo e scaraventarlo dall’altra parte della stanza. Dall’impatto potrebbe anche buttar giù un colle. Siamo veloci e difficilmente veniamo presi di sorpresa. Governiamo la mente e creiamo illusioni che sono ancora più forti se chi stiamo comandando possiede un nostro morso. Tuttavia per uccidere definitivamente un vampiro bisogna levargli il cuore. Non so bene il motivo preciso, visto che il nostro non batte. Ma penso sia lo scrigno del potere che abbiamo e levato quello, siamo persone normali, che ovviamente senza cuore non possono vivere. Non ho mai sperimentato realmente la morte di un mio simile ma non dev’ essere un’impresa facile.”
Non mi muovevo di un millimetro dalla mia posizione, ero imbambolata ad ascoltare quelle parole. Non mi sembrava una cosa tanto difficile, ma non facendo parte di quel mondo leggendario non era in mio potere capire certe cose. Gli feci una proposta.
“E se tu vai nella sua stanza mentre dorme e lo facessi uccidere da qualcun altro?”
Fece una risata non felice, con una smorfia del viso che non gli stava per niente male.
“Non è così semplice. Se solo provassi a intrufolami nella sua stanza sentirebbe subito la mia presenza anche se sta riposando. Noi dormiamo molto poco e principalmente di giorno. Non riuscirei nemmeno ad entrare nella sala nera che avrei già a che fare con le sue guardie. Ora che non lo servo più, sarebbe ancora più maligno e senza pietà con me.”
“Capisco... Allora cosa si potrebbe fare?”
“Fino a quando non attacca non possiamo fare nulla. Hai detto che Laura è al sicuro, quindi abbiamo un problema in meno. Aspetteremo una sua mossa, poi agiremo di conseguenza.”
“Ma non possiamo permettergli di uccidere tutta quella gente!”
Le mie parole erano uscite con un tono molto acuto e avevano un timbro isterico.
“Non attaccherà mai tutto il campo in una sola volta, anche se ne sarebbe capace. Se lo conosco bene, cercherà di isolare piccoli gruppetti e poi li…”
Non terminò la frase e mi lanciò un’occhiata di scuse. In effetti, senti parlare di strategie d’attacco a delle persone non era una cosa da tutti i giorni, soprattutto se io ero una di quelle persone. L’ angoscia mi invase all’improvviso. Cedrick si avvicinò, mi prese per le spalle guardandomi dritta negli occhi.
“Non permetterò che faccia una strage Dafne. Lo prometto. Chiederò a Miss Agata se esiste qualche incantesimo per proteggere almeno il campo e chiederò al rettore di sospendere le ricerche per qualche giorno, così che nessuno esca dalla radura. Ok?”
Annuii senza dire una parola. Mi sembrava una buona partenza, almeno potevamo tentare di salvare in salvabile.
“Bene, vado subito dalla professoressa per informarla sulle novità.”
“Va bene, io torno alla stanza rotonda per cercare il pugnale e il tomo!”
La sua espressione mi fece capire che non condivideva la mia idea, ma non potevo certo stare lì ad aspettare.
“Non mi piace la tua idea, ma so che anche se volessi non riuscirei a fermarti, giusto?”
“Esatto, ormai ci sono dentro anch’io in questa storia e voglio rendermi utile!”
La sua voce era ritornata quasi melodiosa come sempre. Mi prese in braccio, chiusi gli occhi una sola volta e appena li riaprii mi trovavo già nella sala dorata.
“Grazie del passaggio!”
Mi mise giù delicatamente e mi diede un bacio in fronte.
“Arrivo tra poco, tu non uscire da lì dentro. Ok? Aspetta me per tornare alla tenda!”
“Va bene, ti aspetto”
L’impulso involontario dei muscoli mi fece chiudere gli occhi. Cedrick non c’era più.

Laura Moretto

Il libro è acquistabile presso la cartoleria Pavanato, le tre edicole di Cavarzere e in internet digitando: Laura Moretto – Lago d’Argento o tramite la Casa Editrice Leonida Edizioni

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Presentazione libro a Palazzo Danielato


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