racconto / riflessione personale
Chi sei... mamma?
(scritto nel 2016)

    Al giorno d'oggi, la parola "mamma" ha un significato multivoco. Chi è la mamma?
Secondo il vocabolario della lingua italiana, la mamma è colei "che ha concepito e partorito".
Ma secondo il figlio, chi è la mamma? E secondo la mamma, quando essa stessa può definirsi tale? La mamma è solamente la figura che ci ha dato la vita, oppure è la figura che ci ha cresciuti?
Quando entrambe le figure coincidono, come nel mio caso, la risposta è facile: la mamma è la donna che mi ha tenuto in grembo per nove mesi, mi ha partorito, mi ha cresciuto e tutt'ora fa parte della mia vita.
Ma quando le due figure non coincidono, come potrebbe rispondere il figlio? E la donna in questione? O meglio, le donne in questione? Chi di loro è la mamma? Chi si sente la mamma?
Alla luce dei continui progressi scientifici, che ruolo ricopre la madre nella famiglia? Quali diritti e doveri le spettano nei confronti del nascituro?
Nella società contemporanea, la maternità, a occhi di molti, non è più il dono prezioso della generazione di una nuova vita, ma si riduce a essere semplice produzione, spesso tramite mezzi tecnologici. Ecco allora che si entra nella realtà dell'utero in affitto. In questa procedura di mercificazione del ventre di una donna e di commercio di un figlio, sono coinvolte molte più persone di quelle che normalmente dovrebbero essere coinvolte nella bellezza del diventare madre e nel miracolo di venire al mondo. È logico che in seguito a questa meccanizzazione della gravidanza, la maternità diventa qualcosa di non naturale, qualcosa di puramente tecnologico, mentre il figlio si trasforma in oggetto di commercio. E poi, chi delle due donne coinvolte (a volte anche tre, nel caso in cui vi sia stata prima una fecondazione in vitro fatta con l'ovocita prelevato da un'altra donna e poi il trasferimento dell'embrione nel grembo di un'altra donna ancora) è da considerarsi la madre del bambino? Dal mio punto di vista, il figlio è di chi lo cresce, anche se chi lo cresce lo ha "comprato" e non concepito. Il figlio chiamerà sempre "mamma" la donna che si è occupata di lui fin dal primo giorno, anche se egli per nove mesi ha vissuto nel ventre di un'altra donna.
Resta da chiedersi come si sente la madre "in affitto". È palese che quasi tutte le donne che fanno del loro utero una merce lo fanno per soldi, come testimoniano molte dichiarazioni lasciate dalle stesse madri "in affitto" e come testimonia soprattutto ciò che accade in India, Paese molto povero in cui la cosiddetta "Gestazione per altri" risulta florida e praticata da un gran numero di donne che vivono recluse in "case rifugio" e non hanno nemmeno una copia del loro, per così dire, "contratto di lavoro".
Ma come si sentono realmente queste donne? Credo sia scontato affermare che tra una donna e la creatura (seppur destinata ad essere cresciuta da altri) che si sviluppa nel suo ventre per nove mesi, si muove, tira calci, e per di più è accoccolata proprio sotto il suo cuore, si crea un legame speciale.
Ma essa si sente la madre del bambino? Ci sono casi di madri surrogate che difronte ad una richiesta di aborto da parte della coppia committente, a causa di anomalie diagnosticate al feto, si sono opposte e hanno lottato per la vita della creatura; d'altra parte però, ci sono anche casi di donne che definiscono il loro corpo una semplice macchina per procreare, che può essere utilizzata per vivere in condizioni migliori, e queste donne negano di avere un qualsiasi tipo di legame col bambino, perché loro lo hanno solo partorito; poi ci sono anche casi molto tristi di madri surrogate costrette ad abbandonare a sé stesso il neonato perché la coppia committente, per i più svariati motivi, si è rifiutata di accoglierlo, così il bambino si ritrova con due "madri", ma nessuna delle due lo vuole.
Dopo questi esempi, è chiaro il fatto che mamme ci si sente e non ci si diventa automaticamente dopo aver dato alla luce un bambino.
La mamma è colei che ha deciso di accogliere nella sua vita e nel suo cuore un'altra creatura per la quale prova un amore immenso, eterno e incondizionato.
Non si può definire mamma una donna che ha semplicemente venduto i suoi ovuli per soldi, o una donna che ha solamente "prestato" il suo utero in cambio di maggiore stabilità economica, così come non è una mamma nemmeno una donna che, dopo aver commissionato la gestazione e il parto di un bambino ad un'altra donna, si tira indietro perché il "prodotto" non le va più bene.
La mamma è la donna che ci cresce con tutto l'affetto che possiede, è quella che, quando siamo piccoli, si sveglia alle tre di notte per ascoltare l'incubo che abbiamo fatto e farci spazio nel suo letto per rassicurarci; è quella che, quando va in giro, non cerca più vestiti per sé, ma cerca vestiti per noi; è quella che, durante la nostra adolescenza, accetta tutti i nostri sbalzi d'umore, ascolta le nostre ansie, le nostre paure, i nostri problemi, le nostre preoccupazioni, le nostre insicurezze, i nostri "mamma non puoi capirmi!", e condivide con noi gioie, vittorie, successi, soddisfazioni, ma anche dolori e sconfitte; è quella che, anche quando siamo adulti, vuole sempre assicurarsi che stiamo bene e continua a dirci di non mollare mai.
La mamma è colei che darebbe la sua stessa vita per salvare la nostra.
E tutto questo non si può comprare.

Jada Rubini


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