racconto
Esperer
(scritto nel 2013)

- vincitore il concorso provinciale per l'intercultura "Sì... viaggiare!" anno 2013

    Mi chiamo Esperer. Ho sei anni. I bambini che conosco sono diversi da me, anche se per loro sono io quello diverso. La mia pelle ha lo stesso colore del cioccolato fondente ed è molto più scura di quella dei miei amici, che ce l'hanno bianca come la mozzarella. Forse perché io sono nato in Tunisia. A dire la verità non sono proprio nato in Tunisia, ma i miei genitori sì. Io sono nato su una petroliera di vecchio tipo, a scafo unico, in mezzo al mare, circondato da sporcizia, lerciume e da tante altre persone con il mio stesso colore della pelle. Mamma e papà erano poveri e vivevano nella miseria ormai da tantissimi anni. Pensate che io non ho mai conosciuto mia sorella perché mamma e papà non riuscivano a darle da mangiare e lei é morta di fame prima che io nascessi. Quando mamma ha saputo che io stavo fiorendo nel suo grembo, ha scelto di darmi un futuro migliore, diverso da quello di mia sorella, che ha smesso per sempre di respirare a cinque anni. Così ha deciso di tentare la fortuna imbarcandosi insieme a papà e a degli altri tunisini molto poveri in quella che i miei compagni di classe a Lampedusa chiamano "carretta del mare". Io sono nato prematuro. Mamma si aspettava di partorire qualche mese dopo lo sbarco a Lampedusa, sulla terraferma, in un ospedale magari. Invece, dopo sette mesi che mi stringeva nel suo ventre, ho cominciato a spingere per uscire alla luce. Sono venuto al mondo proprio in quella carretta del mare. Esattamente lì, tra lo stupore e l'imbarazzo di quasi due centinaia di persone che stavano incollate l'una all'altra perché la barca su cui viaggiavamo era troppo piccola. Sono nato durante un viaggio della speranza. Mamma ha detto che ero bellissimo e che tutte le persone che erano con noi mi guardavano piene di gioia e meraviglia, perché ero la prima vita che nasceva dopo tante vite affogate tra le onde del mare. Per questo mi hanno chiamato Esperer, che in francese significa "speranza". Quest'anno ho cominciato ad andare a scuola come tutti i bambini e le maestre ogni volta che mi vedono mi abbracciano e mi coprono di baci. Inoltre tutte quante mi parlano in francese, perché sanno che é una delle lingue ufficiali della Tunisia. Forse sono così gentili con me perché conoscono la mia storia. Sanno che la categoria di carrette del mare su cui viaggiavano i miei genitori e su cui sono nato, é la più pericolosa di tutte e che se solo fosse capitato un incidente, sarei stato vomitato in acqua insieme a persone e veleni, senza possibilità di scampo. Anche i miei compagni di classe sono gentili. Tranne quando dicono che sono diverso. Io ho due occhi, un naso, una bocca, un paio di orecchie e cinque dita per mano come loro, cosa abbiamo di diverso? In futuro spero di viaggiare tanto. Mamma e papà dicono che per viaggiare devo sforzarmi di capire senza presunzione come funzionano gli ambienti nuovi e che devo essere sempre attento e rispettoso. Penso che il mio destino sia stato scelto nel momento in cui sono nato: io sono stato dato alla luce in quella vecchia nave per dare gioia ai miei genitori e per far spuntare il sorriso sul volto di tutte quelle persone, che ormai avevano perso ogni speranza. Io sono nato in mare perché é lì che devo tornare per viaggiare.

Jada Rubini


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