il libro
Ricordi d'Autunno (poesie)

di Giovanni Battista Zanardo

 

Giovanni Battista Zanardo
Ricordi d'Autunno
(Segnalazione al 6° Concorso bandito dalla rivista "IL LETTERATO", diretta da Luigi Pellegrini)


Giobatta Zanardo nasce a Cavarzere il 27/2/1941.
Già dai primi anni della sua vita e durante l'istruzione primaria, trascorre le sue giornate nel negozio di papà Pasquale (chiamato "Cesco del ponte") aperto nei pressi del ponte di Rottanova fin dal 1931.
Cesco, che sa leggere e scrivere, cosa assai rara nei primi anni del dopoguerra, diventa un punto di riferimento per la popolazione di Rottanova, per la maggior parte analfabeta.
Giobatta, pertanto, cresce nel suo negozio (che poi gestirà) confrontando quotidianamente tante persone provate dalla povertà.
Giobatta, fin da ragazzo, manifesta un animo umile e un particolare interesse per la letteratura. Pubblica, nel 1958, all'età di 17 anni, alcune poesie scelte dagli editori da un ampio repertorio.
Al primo impatto, dalle sue poesie, traspare malinconia e tristezza di dover, un giorno, lasciare la vita terrena. In realtà Giobatta è una persona estremamente solare e gioiosa. Ama il prossimo nel vero e proprio senso cristiano ed è questo che vuole imprimere nei cuori attraverso le sue poesie.
Il suo pensiero: "Nessuno di noi ha il diritto di trattare male il prossimo; abbiamo tutti lo stesso valore di fronte a Dio. Se ci comportiamo bene, non dobbiamo temere la morte che naturalmente fa parte della vita".
Giobatta viene a mancare il 28/7/1998 all'età di 57 anni. Lascia nei cuori della sua famiglia (la moglie Andreina e i quattri figli Francesco, Alessandro, Martina e Erica) e di tutte le generazioni, soprattutto di giovani passati nel suo negozio, il ricordo meraviglioso di una persona giusta, umile e raffinata.


alcune poesie tratte dal libro

HO DIO

Nel mio triste dolore
sento: una calda voce, chiama,
è un dolce canto: l'amore
che il cuore spesso brama.

Svanisce lo sconforto,
si placa ogni disio;
quale pace al mio torto,
quella voce, era Dio.


PADRONANZE UMANE

Siamo solo padroni
dell'attimo fuggente
e ci facciamo predoni
della vicina gente.

Al domani pensiamo
facciamo progetti
e non ci accorgiamo
di essere: vermi infetti.


DICONO LE FOGLIE

Vi sbatte il vento
e in quel fruscio dite:
non datevi tormento
son tanto corte le vite.

      Verrà il giorno,
      il di ohimè verrà
      e dal proprio attorno
      ognuno come noi cadrà.

Un destino triste
colpisce o colpirà,
nulla, nulla resiste
nemmeno la bontà.


POTESSI

Potessi la tua mano
gelida: stringere
e con essa l'umano
che hai poter di spingere.

      Ma sono fra quelli
      che dovrai colpire:
      che ai giorni belli
      dirà: devo partire.

Potessi parlarti
o signora dolce e vaga,
potessi gridarti
quanto sei forza e piaga.


STRANIERO FRA GLI ANGELI

Quanta, quanta calma
nel suo seno perde
la terra. E su quest'alma
si posa il dolce verde.

      Ogni albero brillo
      come il verde è speranza
      e sembrano con un trillo
      di arcana baldanza,

agli Angeli inviarmi
ma sono straniero
ai loro risparmi.
Sono un mortal demone nero.


OLTRE L'OLTRE

Porta dorata
perchè non ti schiudi?
Che importa la morte
tu sola m'illudi.
Oltre il terreno
patetico e triste,
oltre a chi resiste,
vedo celarsi
spettro dolce e oblio
il tuo affermarsi.
Potente mio Dio.


L'ULTIMO ECO

Con le tante luci
allienate, lungo
la tua stretta via
o Rottanova mia
presenti:
i tanti eroi che:
dal buio tornano;
per ricordarmi,
per ripetermi
forte: hai un'anima.


VITE SPOGLIA

I grilli ti fanno la serenata
se pure tu sia ormai spogliata,
dei bei grappolini d'uva nera
che a tutti mostravi fiera.

Un grillo curioso or s'avvicina
e con la sua debole vocina
con me piangere forte sembra

come me forse: anch'egli pensa
che: lo spogliarsi delle tue membra
ricorda lo spogliarsi dell'esistenza.


PRIME GIOIE

Cullato dai ritmi dolci
dell'ancor timida primavera
avanzo nel buio della sera
un buio che non cela dolor.
La viuzza degli antichi
e nostalgici canti
torna piena di vanti
dall'inverno che muor.


A LENTI PASSI

Pochi passi ancora
e la strada d'ora:
cambierà.

Come in questo
un nuovo anno:
solcherà.

Per raggiungere
l'ultimo tratto
che: pagherò.


DUBBIO

Voci di raganelle
nella notte stellata,
ecco il tuo canto
o dolce Rottanova
che nella mente
imprime
lieta memoria.
Ma oscuri passi,
fango ancora c'è
sulla mia viuzza
e ritorna il triste.
Canti lieti, sguardi tristi
anima mia resisti,
domani quest'ora
scordata sarà.


OCRIL EDIZIONI PELLEGRINI

COLLANA "POETI DELLA NUOVA ITALIA"

QUESTO VOLUME DI LIRICHE DEL POETA GIOVANBATTISTA ZANARDO
è Stato impresso il 30-6-1959 coi tipi delle Grafiche SERAFINO,
per conto delle Edizioni dell'O.C.R.I.L., Cosenzia, Via Roma, 74.


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