brano tratto dal libro
Fiorella Borin
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Motivazione della Giuria
Prefazione
Biografia dell'autrice
Nota Cif.it
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"Hai già
fatto i compiti?" sussurra la bambina alta alla sua
vicina, più paffuta, che tiene la bocca
incollata alle mani giunte.
"Sì",
risponde girando appena gli occhi la
piccola.
"Bene. Anch'io.
Così possiamo stare fuori un po' a
chiacch..."
"Sst! Zitte! Sempre
a parlare, voi due!" ringhia alle loro spalle la
vedova Zanetti, una megera che ha accoppato il marito
a suon di giaculatorie, penitenze e digiuni da
Venerdì Santo anche quando era il giorno del
Pranzo di Natale.
"Ave Maria gratia
plena..." ricomincia don Mosè.
"Sì
però la mamma mi ha detto di non fare tardi",
precisa, in un soffio, la più
piccola.
"Una mezz'oretta
non è fare tardi", ribatte, gli indici premuti
sul naso, la bambina alta. "E allora? In chiesa si
prega!" riattacca, stizzita, la vedova Zanetti,
assestando uno scappellotto sulla nuca per
ciascuna.
"Sancta Maria Mater
Dei..." strillano le bambine, accodandosi al coro dei
fedeli. È maggio, il mese caro alla Madonna, e
il Rosario va recitato anche se non se ne ha tanta
voglia.
Ancora dieci
minuti, e don Mosè congeda i devoti. Gli
anziani raddrizzano vecchie schiene e ginocchia
artritiche, le donne lisciano le pieghe della gonna,
le giovani sono le più svelte a sciogliere il
nodo del velo che oscura loro i capelli, le spose
accendono una candela sospirando la richiesta di un
aiuto dal Cielo, e i bambini sono già tutti
corsi fuori.
"Ti va una
passeggiatina?" propone la bambina alta, scuotendo la
testa appena liberata dalla schiavitù del
fazzoletto, che fa girellare intorno al dito come una
trottola. Ha capelli di un bel castano ramato, sciolti
sulle spalle. Ha un nome e un cognome, ma d'ora in
avanti la chiameremo semplicemente "la
brunetta".
"Non so..."
tentenna l'amica paffutella, ricacciando dietro le
orecchie le ciocche dei suoi bellissimi capelli
biondi, mortificati dal fazzolettaccio di cotone che
ora ripiega con cura e fa sparire in una tasca.
Naturalmente anche lei ha un nome e un cognome, ma per
noi sarà "la biondina" e basta.
"Cosa avevate da
parlare, voi due?" le aggredisce la megera Zanetti,
"Si può sapere?"
"Ve saludo, Alta
Regina,
Tuto 'l mondo ve
se inchina..." recita, soave e compunta, la
Brunetta, accompagnando l'ultima parola con una
riverenza, poi si leva su di scatto e, indicando i
fianchi rinsecchiti della vedova,
aggiunge:
"... Per quel
fruto che portaste,
Tuto 'l mondo
iluminaste..."
"...
'Luminè l'anima mia,
Dolze Vergine
Maria", conclude la Biondina.
"Volete farmi
credere che stavate pregando?" s'inalbera la beghina,
e il sospetto di essere presa in giro la rende ancora
più brutta. Si dice che una donna di Cavarzere
abbia perso il latte, per lo spavento di essersela
trovata davanti all'improvviso. E che un bambino di
Martinelle sia diventato "schechè"
(balbuziente) in seguito ad una ceffata appioppatagli
per averla fatta inciampare nell'ombrello. E che i
pesci non abbocchino all'amo manco a scongiurarli, se
lei domanda, ruvida e curiosa: "Cossa se pesca,
ancùo, de bon?" (Cosa si pesca oggi di
buono?)...
Se ne dicono tante,
insomma, sulla vedova Zanetti. Ma all'ombra di quel
pugno di case sparpagliate tra l'Adige e il canal
Gorzone, di qualcosa e di qualcuno bisogna pur
parlare; ed è meglio inventare nessi fantasiosi
tra una scalogna e una vecchia grifagna, che
interrogarsi sul destino di quei ragazzi partiti per
la Russia e mai tornati...
"Pregavamo,
sì", conferma la Brunetta.
"Non andiamo certo
in chiesa per far ciàcole
(chiacchiere)", precisa la Biondina.
"Brave, brave le
mie putine! E adesso andate dritte a casa, ad aiutare
le vostre povere mamme che hanno sempre tanto da fare;
e non state a guardare i giovanotti, ché siete
ancora piccinine, e non parlate di frivolezze,
perché con acqua e ciacole non se impasta
fritole!"
"Con acqua e
chiacchiere non si impastano frittelle!" ride la
Biondina, "Bello questo proverbio; non l'avevo mai
sentito".
"Eh, ghe ne so,
ghe ne so!" s'inorgoglisce la Zanetti, "In tutti
questi anni, la vita mi avrà pure insegnato
qualcosa. E adesso andate a casa, belle putine, con
la benedission di Dio, de la Madona, e la mia: che
a paragon con le grassie dei Santi val quanto
il due di coppe quando briscola è spade, ma
comunque è sempre meglio di un
mostacciòn (sberla) sul
naso".
Le due accennano
una sorta di goffa riverenza e salutano
rispettosamente; sanno dove abita la vedova, e a passo
svelto si incamminano nella direzione
opposta.
Eccole, adesso,
camminare su e giù lungo la passerella gettata
sul canal Gorzone, la Brunetta e la Biondina. Una
abita di qua e l'altra di là di quella striscia
d'acqua che distribuisce nella campagna la
prodigalità dell'Adige, su fino a Chioggia:
lì si mescola col Brenta e col Bacchiglione,
per poi concludere la corsa nel mar
Adriatico.
Parlottano della
scuola, della Nuccia che si è presa i pidocchi
e l'hanno dovuta rapare, della poesia lunga come una
quaresima che la maestra esige si mandi a memoria
("È tutta matta, quella là!"), della
santa processione che avrà luogo fra tre giorni
("Tua mamma ha dovuto allungartelo, il vestito della
Prima Comunione? La mia sì: dice che se
continuo a crescere in questa maniera,
diventerò una cavallona!", "La mia l'ha solo
lavato e stirato. Dall'anno scorso non sono cresciuta
neanche di un centimetro. In famiglia sono sicuri che
resterò piccola"); a un certo punto la Biondina
domanda all'amica: "Tu la conosci, la storia del
Garzone del Mugnaio?"
La Brunetta
increspa la fronte: "Quale mugnaio? Quale garzone? Il
Girolamo? O il Pasquale? O quello coi brufoloni sulla
faccia?"
"Ma no!" trionfa la
Biondina, che vuole pareggiare lo smacco per non
essere cresciuta quanto la compagna, "La mia è
una storia antica! Me l'ha raccontata il nonno.
Possibile che tu non ne abbia mai sentito
parlare?"
"Parlare di chi?
Del garzone di un mugnaio? Eh, capirai! Si trattasse
del figlio di un re... beh, allora..."
"Guarda che
è una storia di paura", precisa, secca e
tagliente, la Biondina.
"E dove è
successa? Qui? Nel nostro paese?"
"Sì. Ma
tanti anni fa, prima ancora che il nonno nascesse. Te
l'ho detto, che è una storia
antica".
"Comincia a
raccontarmela. Così vedo se la so", replica la
Brunetta.
"D'accordo. C'era
una volta un mugnaio che..."
"C'era una volta?!
Se inizia in questo modo, è una favola e non
una storia vera!" sghignazza la Brunetta, saltellando
sulla passerella che cigola, scricchiola e mugugna ad
ogni colpo.
"Quanto sei
antipatica! Basta, ti saluto, me ne vado a casa. E non
sperare che ti suggerisca, se domani la maestra
t'interroga sulle tabelline. Hai capito? Non ci
sperare!"
La Biondina
vorrebbe scappare via, ma l'altra ha gambe più
lunghe e troppa voglia di sapere quella storia di
paura.
"Dai, facciamo
pace".
"No".
"Neanche se ti
chiedo scusa?"
"No".
"Neanche se ti do
una spinta, tu cadi in acqua e io mi annego per
salvarti?"
Alla Biondina
scappa da ridere e la pace è fatta.
"Allora stammi a
sentire. Tanto tempo fa un mugnaio aveva il mulino su
una sponda dell'Adige, e su un ponte di legno molto
più forte e robusto di questo, il garzone
portava avanti e indietro sacchi di frumento e sacchi
di farina. La sai?"
"Ehm, mi pare di
no. Vai avanti", dice la Brunetta.
"Insomma, per mesi
e anni il garzone porta sulla schiena sacchi
pesantissimi, con la pioggia, col vento, col sole a
candelone sulla testa, e fatica, fatica dalla mattina
alla sera, e non succede mai nulla di strano o di
interessante. Non incontra lupi, draghi, figlie di re,
né diavoli né serpenti. E questo lo dico
per farti capire che non è una favola, zuccona
che non sei altro! Ma un pomeriggio gli sembra di
scorgere, tra le canne, un uomo disteso. "Sarà
un ubriacone che si sta smaltendo la sbronza!" pensa,
e non si prende la briga di andare a vedere. Porta al
mugnaio il sacco di frumento, si carica sulle spalle
il sacco di farina e ripercorre il ponte. Cerca con lo
sguardo il punto di prima, e vede che l'uomo si
è messo con le spalle appoggiate a un albero di
sambuco. Strizza gli occhi e si accorge che il
poveretto ha la camicia rossa, ma così
rossa..."
"Era per caso uno
dei Garibaldini?" la interrompe la Brunetta, che a
detta della classe è forte in
storia.
"Macché
Garibaldi! Macché camicia rossa dei Mille! Era
sangue, macaca! Sangue, sangue! Quel poveretto stava
morendo per chissà quale ferita e di sicuro non
era un soldato, ma un nobiluomo, a giudicare dagli
abiti che indossava e dal contenuto delle sue
tasche..."
"Che cosa aveva in
tasca?"
"Abbi pazienza e lo
scoprirai", prosegue, indispettita, la Biondina. "Il
garzone posa per terra il sacco e si avvicina all'uomo
ferito. "Aiuto, aiuto..." lo sente mormorare.
"Conciato com'è, gli resta poco da vivere",
dice fra sé. Certo, potrebbe caricarselo sulle
spalle e, ripercorrendo il ponte, affidarlo alle cure
del mugnaio, che di medicina un po' ne capisce. Ma
questo significherebbe lasciare il carico incustodito,
e con la brutta gente che c'è in giro... Fa
spallucce: "Tanto, a questo qui gli resta ben poco da
vivere; e se mi rubano il sacco chi mi salverà
dalle bastonate del mio padrone?". Così gira le
spalle al moribondo e riprende a fare il suo lavoro
come se niente fosse. Consegnata la farina, si mette
sulla groppa un bel carico di frumento, e ripassa dal
punto dove aveva lasciato l'uomo ferito. Si immagina
di vederlo bello e morto; invece no: "Aiuto, aiuto..."
lo sente invocare un'altra volta. "Amico mio, ho la
schiena a pezzi e sono stanco morto. Se ti prendo in
braccio e ti porto dal mugnaio, faccio una fatica boia
e c'è pure il rischio che mi rubino il sacco e
il mugnaio mi accoppi di botte. Perché non
chiudi gli occhi e muori in santa pace, senza far
perdere tempo a nessuno?" Quello reclina la testa e
pare stecchito. Il garzone ripiglia il sacco,
attraversa un'altra volta il ponte e torna dal
mugnaio. Che bellezza! Non c'è più
nient'altro da trascinare avanti e indietro! La
giornata di lavoro è finita; il garzone si beve
un bicchiere di vino, si spazzola alla meglio la
giacchetta, si sciacqua il viso e, fischiettando,
riattraversa il ponte. La tentazione di dare
un'occhiata al morto però è
irresistibile; difatti il morto è ancora
lì, mica si è alzato e se ne è
andato via sulle sue gambe. Allora il garzone gli si
inginocchia davanti, gli tasta il collo per vedere se
il sangue gli è uscito tutto oppure gliene
circola ancora, gli apre gli occhi e ci soffia dentro
per capire se è crepato sul serio o sta solo
dormendo della grossa, e poi... e poi..."
"E poi cosa?"
domanda la Brunetta, in un filo di voce.
"E poi gli fruga
nelle tasche! Ecco cosa fa, quel briccone! Gli fruga
nelle tasche e non smette finché non trova una
moneta d'oro zecchino. La guarda per dritto e per
rovescio, la saggia coi denti, la lustra con la manica
e se la mette in scarsella. Si allontana di qualche
passo, poi si ferma. Si guarda intorno: nessuno.
Sollevato, ricomincia a camminare; ma subito si ferma
un'altra volta. Eh, no! Mica può tornare a casa
come se niente fosse. Poniamo che incontri qualcuno, e
che quel qualcuno si accorga del morto e chiami le
guardie: tutti penserebbero che è stato lui ad
accoppare il nobiluomo, e finirebbe in men che non si
dica in galera, con la palla di piombo al piede! Eh
no, troppo rischioso. Pensa che ti pensa, decide di
tornare, gridando, facendo gesti e voci, sino dal
mugnaio, fingendo di essersi accorto solo allora di
quel cadavere insanguinato; di mostrarsi pieno di
spavento e di sincera disperazione per quel poveraccio
coperto di sangue dalla testa ai piedi. E difatti
comincia a correre, a gridare come un matto, le mani
tra i capelli e gli occhi fuori dalle orbite, per
rendere più credibile la commedia. Ed è
proprio a metà del ponte,
quando..."
"Quando?" incalza
la Brunetta.
"Quando il ponte,
che aveva sostenuto il peso di carri, carretti,
cavalli, muli, somari, braccianti, garzoni piegati a
metà dal peso di sacchi giganteschi, quel
ponte, insomma, mille volte più forte e robusto
di questo, il ponte... paf! Si apre in due: giusto
sotto i piedi del garzone. Si apre in due e poi gli
crolla tutto addosso. Il garzone scompare nell'Adige e
il suo corpo non verrà mai più
ritrovato".
"Ben gli sta!
Ladrone! Carogna! Senzadìo!" s'infiamma la
Brunetta.
"E allora, la
conoscevi sì o no questa storia?"
"Mah. Forse... beh,
magari per sentito dire... certo, non tutta come me
l'hai raccontata tu, ma qualcosa..."
"Ah sì? E
che cosa insegna questa vicenda? Qual è la
morale?"
"Morale? Morale?
Che i ponti, prima o poi, sono destinati a crollare?
Che pesa di più un soldo rubato che cento
sacchi di farina?"
La Biondina scuote
la testa, poi dice: "Questa storia ci fa capire che i
peccatori vanno dritti all'inferno. Perché il
demonio ha la manina svelta: acchiappa il cattivo per
il piede e via!, se lo porta nel cuore della terra. E
se lo mangia!"
La Brunetta
è rimasta a bocca aperta.
Impietrita.
"Paura, eh?" la
stuzzica la Biondina.
"No".
"E allora, cosa
c'è?"
"Niente".
"Io dico che hai
paura".
"Figurarsi! Andiamo
a casa?"
"A casa? Non
è presto? Altre volte stiamo qui per intere
mezz'ore".
La Brunetta
è in difficoltà. "Sì, ma se mi
ripasso le tabelline..." abbozza, cercando di apparire
convincente.
"Come vuoi.
Vorrà dire che il finale della storia te lo
racconterò un'altra volta".
"Quale finale?
Perché, c'è dell'altro?" balbetta,
curvandosi verso l'amica paffutella.
"Uh, hai voglia! Mi
ero dimenticata di dirti che il demonio, dopo essersi
pappato il cattivone, sputa gli ossi e le altre cose
dure".
"Cose
dure?"
"Proprio
così. Un esempio di cosa dura è una
moneta, se proprio vuoi saperlo. Il demonio si
digerì il garzone ma si cavò di bocca la
moneta e con un lancio la ributtò nel
fiume".
"Ma
dai!"
"Sissignora! La
ributtò nel fiume e mio nonno, quand'era
ragazzo e nuotava come un pesce nell'Adige, vide sul
fondo qualcosa che luccicava. Andò a prenderla.
Era proprio la moneta di quel garzone ladro e
senzadìo!"
La Brunetta
è gialla d'invidia. "Vado a casa. E domani
ricordati di confessarti, bugiardona che non sei
altro. Amica falsa e ciacolona!"
La Biondina sorride
esultante. "Va bene. Domani te la porto, quella
moneta".
La Brunetta corre
via, tappandosi le orecchie, sgraziata sulle gambe
troppo lunghe. E l'altra, con le mani a imbuto sulla
bocca, ripete:"Te la porto! Te la porto! Hai
capito?"
Si raccomanda di scrivere chiaramente in stampatello nome e indirizzo.]