brano tratto dal libro
Le putine del Canal Gorzone

"Hai già fatto i compiti?" sussurra la bambina alta alla sua vicina, più paffuta, che tiene la bocca incollata alle mani giunte.
"Sì", risponde girando appena gli occhi la piccola.
"Bene. Anch'io. Così possiamo stare fuori un po' a chiacch..."
"Sst! Zitte! Sempre a parlare, voi due!" ringhia alle loro spalle la vedova Zanetti, una megera che ha accoppato il marito a suon di giaculatorie, penitenze e digiuni da Venerdì Santo anche quando era il giorno del Pranzo di Natale.
"Ave Maria gratia plena..." ricomincia don Mosè.
"Sì però la mamma mi ha detto di non fare tardi", precisa, in un soffio, la più piccola.
"Una mezz'oretta non è fare tardi", ribatte, gli indici premuti sul naso, la bambina alta. "E allora? In chiesa si prega!" riattacca, stizzita, la vedova Zanetti, assestando uno scappellotto sulla nuca per ciascuna.
"Sancta Maria Mater Dei..." strillano le bambine, accodandosi al coro dei fedeli. È maggio, il mese caro alla Madonna, e il Rosario va recitato anche se non se ne ha tanta voglia.
Ancora dieci minuti, e don Mosè congeda i devoti. Gli anziani raddrizzano vecchie schiene e ginocchia artritiche, le donne lisciano le pieghe della gonna, le giovani sono le più svelte a sciogliere il nodo del velo che oscura loro i capelli, le spose accendono una candela sospirando la richiesta di un aiuto dal Cielo, e i bambini sono già tutti corsi fuori.
"Ti va una passeggiatina?" propone la bambina alta, scuotendo la testa appena liberata dalla schiavitù del fazzoletto, che fa girellare intorno al dito come una trottola. Ha capelli di un bel castano ramato, sciolti sulle spalle. Ha un nome e un cognome, ma d'ora in avanti la chiameremo semplicemente "la brunetta".
"Non so..." tentenna l'amica paffutella, ricacciando dietro le orecchie le ciocche dei suoi bellissimi capelli biondi, mortificati dal fazzolettaccio di cotone che ora ripiega con cura e fa sparire in una tasca. Naturalmente anche lei ha un nome e un cognome, ma per noi sarà "la biondina" e basta.
"Cosa avevate da parlare, voi due?" le aggredisce la megera Zanetti, "Si può sapere?"
"Ve saludo, Alta Regina,
Tuto 'l mondo ve se inchina..." recita, soave e compunta, la Brunetta, accompagnando l'ultima parola con una riverenza, poi si leva su di scatto e, indicando i fianchi rinsecchiti della vedova, aggiunge:
"... Per quel fruto che portaste,
Tuto 'l mondo iluminaste..."
"... 'Luminè l'anima mia,
Dolze Vergine Maria", conclude la Biondina.
"Volete farmi credere che stavate pregando?" s'inalbera la beghina, e il sospetto di essere presa in giro la rende ancora più brutta. Si dice che una donna di Cavarzere abbia perso il latte, per lo spavento di essersela trovata davanti all'improvviso. E che un bambino di Martinelle sia diventato "schechè" (balbuziente) in seguito ad una ceffata appioppatagli per averla fatta inciampare nell'ombrello. E che i pesci non abbocchino all'amo manco a scongiurarli, se lei domanda, ruvida e curiosa: "Cossa se pesca, ancùo, de bon?" (Cosa si pesca oggi di buono?)...
Se ne dicono tante, insomma, sulla vedova Zanetti. Ma all'ombra di quel pugno di case sparpagliate tra l'Adige e il canal Gorzone, di qualcosa e di qualcuno bisogna pur parlare; ed è meglio inventare nessi fantasiosi tra una scalogna e una vecchia grifagna, che interrogarsi sul destino di quei ragazzi partiti per la Russia e mai tornati...
"Pregavamo, sì", conferma la Brunetta.
"Non andiamo certo in chiesa per far ciàcole (chiacchiere)", precisa la Biondina.
"Brave, brave le mie putine! E adesso andate dritte a casa, ad aiutare le vostre povere mamme che hanno sempre tanto da fare; e non state a guardare i giovanotti, ché siete ancora piccinine, e non parlate di frivolezze, perché con acqua e ciacole non se impasta fritole!"
"Con acqua e chiacchiere non si impastano frittelle!" ride la Biondina, "Bello questo proverbio; non l'avevo mai sentito".
"Eh, ghe ne so, ghe ne so!" s'inorgoglisce la Zanetti, "In tutti questi anni, la vita mi avrà pure insegnato qualcosa. E adesso andate a casa, belle putine, con la benedission di Dio, de la Madona, e la mia: che a paragon con le grassie dei Santi val quanto il due di coppe quando briscola è spade, ma comunque è sempre meglio di un mostacciòn (sberla) sul naso".
Le due accennano una sorta di goffa riverenza e salutano rispettosamente; sanno dove abita la vedova, e a passo svelto si incamminano nella direzione opposta.
 
 
Eccole, adesso, camminare su e giù lungo la passerella gettata sul canal Gorzone, la Brunetta e la Biondina. Una abita di qua e l'altra di là di quella striscia d'acqua che distribuisce nella campagna la prodigalità dell'Adige, su fino a Chioggia: lì si mescola col Brenta e col Bacchiglione, per poi concludere la corsa nel mar Adriatico.
Parlottano della scuola, della Nuccia che si è presa i pidocchi e l'hanno dovuta rapare, della poesia lunga come una quaresima che la maestra esige si mandi a memoria ("È tutta matta, quella là!"), della santa processione che avrà luogo fra tre giorni ("Tua mamma ha dovuto allungartelo, il vestito della Prima Comunione? La mia sì: dice che se continuo a crescere in questa maniera, diventerò una cavallona!", "La mia l'ha solo lavato e stirato. Dall'anno scorso non sono cresciuta neanche di un centimetro. In famiglia sono sicuri che resterò piccola"); a un certo punto la Biondina domanda all'amica: "Tu la conosci, la storia del Garzone del Mugnaio?"
La Brunetta increspa la fronte: "Quale mugnaio? Quale garzone? Il Girolamo? O il Pasquale? O quello coi brufoloni sulla faccia?"
"Ma no!" trionfa la Biondina, che vuole pareggiare lo smacco per non essere cresciuta quanto la compagna, "La mia è una storia antica! Me l'ha raccontata il nonno. Possibile che tu non ne abbia mai sentito parlare?"
"Parlare di chi? Del garzone di un mugnaio? Eh, capirai! Si trattasse del figlio di un re... beh, allora..."
"Guarda che è una storia di paura", precisa, secca e tagliente, la Biondina.
"E dove è successa? Qui? Nel nostro paese?"
"Sì. Ma tanti anni fa, prima ancora che il nonno nascesse. Te l'ho detto, che è una storia antica".
"Comincia a raccontarmela. Così vedo se la so", replica la Brunetta.
"D'accordo. C'era una volta un mugnaio che..."
"C'era una volta?! Se inizia in questo modo, è una favola e non una storia vera!" sghignazza la Brunetta, saltellando sulla passerella che cigola, scricchiola e mugugna ad ogni colpo.
"Quanto sei antipatica! Basta, ti saluto, me ne vado a casa. E non sperare che ti suggerisca, se domani la maestra t'interroga sulle tabelline. Hai capito? Non ci sperare!"
La Biondina vorrebbe scappare via, ma l'altra ha gambe più lunghe e troppa voglia di sapere quella storia di paura.
"Dai, facciamo pace".
"No".
"Neanche se ti chiedo scusa?"
"No".
"Neanche se ti do una spinta, tu cadi in acqua e io mi annego per salvarti?"
Alla Biondina scappa da ridere e la pace è fatta.
"Allora stammi a sentire. Tanto tempo fa un mugnaio aveva il mulino su una sponda dell'Adige, e su un ponte di legno molto più forte e robusto di questo, il garzone portava avanti e indietro sacchi di frumento e sacchi di farina. La sai?"
"Ehm, mi pare di no. Vai avanti", dice la Brunetta.
"Insomma, per mesi e anni il garzone porta sulla schiena sacchi pesantissimi, con la pioggia, col vento, col sole a candelone sulla testa, e fatica, fatica dalla mattina alla sera, e non succede mai nulla di strano o di interessante. Non incontra lupi, draghi, figlie di re, né diavoli né serpenti. E questo lo dico per farti capire che non è una favola, zuccona che non sei altro! Ma un pomeriggio gli sembra di scorgere, tra le canne, un uomo disteso. "Sarà un ubriacone che si sta smaltendo la sbronza!" pensa, e non si prende la briga di andare a vedere. Porta al mugnaio il sacco di frumento, si carica sulle spalle il sacco di farina e ripercorre il ponte. Cerca con lo sguardo il punto di prima, e vede che l'uomo si è messo con le spalle appoggiate a un albero di sambuco. Strizza gli occhi e si accorge che il poveretto ha la camicia rossa, ma così rossa..."
"Era per caso uno dei Garibaldini?" la interrompe la Brunetta, che a detta della classe è forte in storia.
"Macché Garibaldi! Macché camicia rossa dei Mille! Era sangue, macaca! Sangue, sangue! Quel poveretto stava morendo per chissà quale ferita e di sicuro non era un soldato, ma un nobiluomo, a giudicare dagli abiti che indossava e dal contenuto delle sue tasche..."
"Che cosa aveva in tasca?"
"Abbi pazienza e lo scoprirai", prosegue, indispettita, la Biondina. "Il garzone posa per terra il sacco e si avvicina all'uomo ferito. "Aiuto, aiuto..." lo sente mormorare. "Conciato com'è, gli resta poco da vivere", dice fra sé. Certo, potrebbe caricarselo sulle spalle e, ripercorrendo il ponte, affidarlo alle cure del mugnaio, che di medicina un po' ne capisce. Ma questo significherebbe lasciare il carico incustodito, e con la brutta gente che c'è in giro... Fa spallucce: "Tanto, a questo qui gli resta ben poco da vivere; e se mi rubano il sacco chi mi salverà dalle bastonate del mio padrone?". Così gira le spalle al moribondo e riprende a fare il suo lavoro come se niente fosse. Consegnata la farina, si mette sulla groppa un bel carico di frumento, e ripassa dal punto dove aveva lasciato l'uomo ferito. Si immagina di vederlo bello e morto; invece no: "Aiuto, aiuto..." lo sente invocare un'altra volta. "Amico mio, ho la schiena a pezzi e sono stanco morto. Se ti prendo in braccio e ti porto dal mugnaio, faccio una fatica boia e c'è pure il rischio che mi rubino il sacco e il mugnaio mi accoppi di botte. Perché non chiudi gli occhi e muori in santa pace, senza far perdere tempo a nessuno?" Quello reclina la testa e pare stecchito. Il garzone ripiglia il sacco, attraversa un'altra volta il ponte e torna dal mugnaio. Che bellezza! Non c'è più nient'altro da trascinare avanti e indietro! La giornata di lavoro è finita; il garzone si beve un bicchiere di vino, si spazzola alla meglio la giacchetta, si sciacqua il viso e, fischiettando, riattraversa il ponte. La tentazione di dare un'occhiata al morto però è irresistibile; difatti il morto è ancora lì, mica si è alzato e se ne è andato via sulle sue gambe. Allora il garzone gli si inginocchia davanti, gli tasta il collo per vedere se il sangue gli è uscito tutto oppure gliene circola ancora, gli apre gli occhi e ci soffia dentro per capire se è crepato sul serio o sta solo dormendo della grossa, e poi... e poi..."
"E poi cosa?" domanda la Brunetta, in un filo di voce.
"E poi gli fruga nelle tasche! Ecco cosa fa, quel briccone! Gli fruga nelle tasche e non smette finché non trova una moneta d'oro zecchino. La guarda per dritto e per rovescio, la saggia coi denti, la lustra con la manica e se la mette in scarsella. Si allontana di qualche passo, poi si ferma. Si guarda intorno: nessuno. Sollevato, ricomincia a camminare; ma subito si ferma un'altra volta. Eh, no! Mica può tornare a casa come se niente fosse. Poniamo che incontri qualcuno, e che quel qualcuno si accorga del morto e chiami le guardie: tutti penserebbero che è stato lui ad accoppare il nobiluomo, e finirebbe in men che non si dica in galera, con la palla di piombo al piede! Eh no, troppo rischioso. Pensa che ti pensa, decide di tornare, gridando, facendo gesti e voci, sino dal mugnaio, fingendo di essersi accorto solo allora di quel cadavere insanguinato; di mostrarsi pieno di spavento e di sincera disperazione per quel poveraccio coperto di sangue dalla testa ai piedi. E difatti comincia a correre, a gridare come un matto, le mani tra i capelli e gli occhi fuori dalle orbite, per rendere più credibile la commedia. Ed è proprio a metà del ponte, quando..."
"Quando?" incalza la Brunetta.
"Quando il ponte, che aveva sostenuto il peso di carri, carretti, cavalli, muli, somari, braccianti, garzoni piegati a metà dal peso di sacchi giganteschi, quel ponte, insomma, mille volte più forte e robusto di questo, il ponte... paf! Si apre in due: giusto sotto i piedi del garzone. Si apre in due e poi gli crolla tutto addosso. Il garzone scompare nell'Adige e il suo corpo non verrà mai più ritrovato".
"Ben gli sta! Ladrone! Carogna! Senzadìo!" s'infiamma la Brunetta.
"E allora, la conoscevi sì o no questa storia?"
"Mah. Forse... beh, magari per sentito dire... certo, non tutta come me l'hai raccontata tu, ma qualcosa..."
"Ah sì? E che cosa insegna questa vicenda? Qual è la morale?"
"Morale? Morale? Che i ponti, prima o poi, sono destinati a crollare? Che pesa di più un soldo rubato che cento sacchi di farina?"
La Biondina scuote la testa, poi dice: "Questa storia ci fa capire che i peccatori vanno dritti all'inferno. Perché il demonio ha la manina svelta: acchiappa il cattivo per il piede e via!, se lo porta nel cuore della terra. E se lo mangia!"
La Brunetta è rimasta a bocca aperta. Impietrita.
"Paura, eh?" la stuzzica la Biondina.
"No".
"E allora, cosa c'è?"
"Niente".
"Io dico che hai paura".
"Figurarsi! Andiamo a casa?"
"A casa? Non è presto? Altre volte stiamo qui per intere mezz'ore".
La Brunetta è in difficoltà. "Sì, ma se mi ripasso le tabelline..." abbozza, cercando di apparire convincente.
"Come vuoi. Vorrà dire che il finale della storia te lo racconterò un'altra volta".
"Quale finale? Perché, c'è dell'altro?" balbetta, curvandosi verso l'amica paffutella.
"Uh, hai voglia! Mi ero dimenticata di dirti che il demonio, dopo essersi pappato il cattivone, sputa gli ossi e le altre cose dure".
"Cose dure?"
"Proprio così. Un esempio di cosa dura è una moneta, se proprio vuoi saperlo. Il demonio si digerì il garzone ma si cavò di bocca la moneta e con un lancio la ributtò nel fiume".
"Ma dai!"
"Sissignora! La ributtò nel fiume e mio nonno, quand'era ragazzo e nuotava come un pesce nell'Adige, vide sul fondo qualcosa che luccicava. Andò a prenderla. Era proprio la moneta di quel garzone ladro e senzadìo!"
La Brunetta è gialla d'invidia. "Vado a casa. E domani ricordati di confessarti, bugiardona che non sei altro. Amica falsa e ciacolona!"
La Biondina sorride esultante. "Va bene. Domani te la porto, quella moneta".
La Brunetta corre via, tappandosi le orecchie, sgraziata sulle gambe troppo lunghe. E l'altra, con le mani a imbuto sulla bocca, ripete:"Te la porto! Te la porto! Hai capito?"

Fiorella Borin

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