Fabrizio Crivellin
Cavarzerano, classe di ferro 1955, zodiacalmente Toro, ama la poesia e, ogni tanto, si diletta a scrivere qualcosa (parole sue); da buon poeta, ama la musica tanto da aver fatto parte, in gioventù del complesso musicale "Boeing" come cantante e flautista e tutt'ora (saltuariamente) si esibisce in serate di pianobar.
Autore dei testi delle due canzoni che, come gruppo, furono incise nel '74, nelle quali figurava come Voce solista e flauto.


Poesie

LETERA A ME MAMA

Mama, no te sorprendare se 'desso
go deciso de scrivate 'ste righe,
cussi grande che anche mi go qualche ruga
e de starte pi vissin no sempre posso.

Scrivar letere oramai no se usa pi
ee me fa vegnere in mente el miitare
quando, se no savevo cossa fare
te scrivevo tuti i fati de chel di.

Se scrivo ze parche' me vien pi fassie
dirte quanto grande che te si par mi
che vuria starte taca' sempre de pi
e basarte tuti i giurni e dirte grassie.

Co te penso, dopo on fia' go i oci russi,
me dispera ea' vita che te ghe passa'
i dispiasseri che te ghe incontra'
'na vita a caminare in meso ai sassi.

Par ti mi prego sempre el me Signore
chel te fassa vivar ben tuti 'sti ani
chii sia ancora tanti e tuti sani
e ogni giorno pa regao tuto el me cuore.

 

I ME RICORDI DA PUTEO
V° classificato al 23° Concorso di Poesia dialettale "ULGIBOS" nel novembre 2008


Concorso di Poesia dialettale: il geom. Pietro Giorio consegna la Targa Premio
(ritira il premio la sorella Fabrizia)

Ogni volta che mi torno in Buscuciaro,
daea' emossion fasso fadiga a respirare ;
tra i ricordi, chi go assa' quanto de caro
on puteo, vivendo qua, podesse vere.

Quanti zoghi, a pie' descalsi, coi baoni za' s-ciopa',
quanti tufi zo' dal ponte, col Gorzon za on fia' inquina'.
E po' ore a baco e lipa, o far voare el bacaa',
o zugare a bandierina e restare sensa fia'.

E, aa domenega matina, curi a fare el chericheto,
Cesa sgionfa de putee, casca' pena zo dal leto.
E po' tuti daea' Antonieta, pochi franchi in tee scarsee,
pa on limon e on ciucio guarissia, o par quatro caramee.

Mesoreta coe' baete da butare dentro ea' busa,
o zugar coe' figurine, amira' daa to morosa.
E par finire, tuti a casa; tuti bei vestii da festa,
fora tuti bravi omiti, ma putini dentro ea' testa.

 

UNA SERA D'INVERNO

Il lieve calar della Sera
confonde i contorni d'intorno
e nulla è davvero distinto
e tutto è più tenue ed opaco.

Rumori di passi rilenti
accompagnano il vento sui rami
nel mentre un leggero fruscio
sussurra pian piano l'inverno.

Le case già oscure giù in fondo,
avvolte dal rosso orizzonte,
confuse oltre gli alberi spogli
accendono mille finestre.

E intanto mi fermo a pensare
catturando con gli occhi la luna ;
la mia mente già corre a domani
ed al sol che di certo verrà.

 

COS'È VIVERE.

Cos'è vivere se non gioire
e cos'è vivere se non soffrire.

Cos'è vivere se pensi a quando
o, solo anche, se pensi al dopo;

se ti disperi, se cerchi ieri
e non c'è voglia di andare avanti.

Vivere e' dare un senso
alle certezze che stanno dentro.

Vivere e' se ti penso
e saper che tu, sei quel che resta.

Vivere e' amarti sempre,
fino alla fine e forse oltre.

 

IN UN LETTO D'OSPEDALE
(ai miei fratelli Sergio e Gianni)

Ah la vita
così fragile e forte
così breve e infinita
aggrappata alla sorte.

Se ti sfugge, la vita
e ti cancella i ricordi
se ti perdi o ti arrendi
ti sussurri "è finita".

Ma se guardi lontano
lei ti tende la mano
ti sorride la vita:
"grande, immensa, infinita"

 

AUTUNNO CARO

Il passo silenzioso dell'inverno
pian piano si avvicina freddo e buio
ed il mio girovagar fra stanze vuote
raggela i miei pensieri e la mia mente.

L'autunno sta sparendo fuori e dentro
portando via con se le immagini più care,
colori tenui d'alberi in riposo
e foglie rosse e gialle a volteggiare.

Venti cortesi soffiano fra i rami
quasi si sente il dolce sussurrare
tra fiori senza petali eppur dolci
tra piante spoglie eppure ancor più vive.

Resta un istante in più, mio caro autunno
fa che io guardi oltre il tuo destino,
fa che io senta il nuovo mio cammino,
oltre l'inverno, innanzi a un'alba nuova.

 

GUARDARSI DENTRO.

Nascoste saranno in me
le lacrime mai scese
di pianti soffocati
da orgogli poi finiti

Nascosti saranno in me
i dubbi sulla vita
il senso d'esser (suo)
e ciò che fa soffrire.

Per sempre saranno in me
i giorni grigi e freddi
di piccole paure e
di grandi delusioni.

Parleranno però i miei occhi
di quanto l'amore e' grande
di quanto ti fa gioire
e di come colora i sogni.

 

GUARDANDO LA PRIMAVERA

Tutt'attorno i colori
e tra arie sottili
fiori appena sbocciati
accarezzano l'erba.

Alberi verdi s'inchinano al vento
e i miei occhi tra i rami
già catturan le foglie
ancorché appena nate.

E il sereno che ho dentro
fa scoppiare bellezze
fino ad ora nascoste
nel profondo del cuore.

Primavera sei bella
e gentile alla gente
sai portare il calore
tra i pensieri a sognare.

 

I MIEI FIGLI.

I miei figli,
emozioni infinite,
gioie grandi e paure
e l'amore più grande che c'è.

 

LA NOTTE ADESSO.

.....E trascino la notte
or già immerso in me stesso ;

forse un solo pensiero
ed un sol desiderio
accarezzerà i corpi.

E mi chiedo soltanto
se tanto breve è la notte
quanto grande è l'amore.

 

CAMMINANDO PER ROMA

Luci di rabbia celate
dietro volti affamati
di pane e carezze.

Ho visto la povertà senza futuro
dispersa lungo strade e marciapiedi
gridar dolori muti in mezzo ai sordi.

E tra occhi silenti
che non sanno guardare
leggo solo ingiustizie
in un mondo sbagliato.

 

UNA NOTTE D'ESTATE

M'accompagna la notte
nei silenzi a pensare
e a guardare già oltre
il pensiero presente.

Una spenta finestra
è uno schermo gigante
ove appaion profili
case ed alberi intorno.

Cercherò oltre il buio
le mie stelle nel cielo,
in questa notte d'estate
sarà bello sognare.

 

L'ADIGE ALL'AURORA

Lo scorrer di gelide acque
tra sponde arginali gentili
attraversan Cavarzere intera
bagnando e inumidendole il cuore.

A te, Adige caro e possente,
che ogni Aurora ti scopre già sveglio,
va il mio pensare silente ;
che il più Bel Giorno sia a scorrer con te

 

IL PRIMO AUTUNNO

Solo i miei passi a far rumore
in un alba d'autunno serena,
una piccola foglia a cadere
ed un vento leggero m'avvolge.

Il giallo e rosso lontano orizzonte
mi ricorda un teatro all'aperto
forse un palco all'istante dipinto
annunciare ch' è già un nuovo giorno.

 

CAVARZARE

Coando ch'el Soe xe drio par tramontare
e teo vardi daa scarpata del canae
te t'incorzi tuto 'ntrato e in siensio
che Cavarzare ea xe bea anche a 'sta ora.

Te oservi el Municipio, el Domo e el Campanie
inscurirse on poco aa volta e perdare i coeori
e intanto ea acoa score e pare chea me diga
che a se riposara', pena taca' i lampioni.

 

OTTOBRE.

Se ne va piano piano
questo mese d'autunno,
trascinando con sé
foglie gialle bruciate
viali tristi di freddo
e persone smarrite.

Ciò che l'anima sente
è il dolore nascosto
che richiama ricordi
incancellabili e ostili.
E il mio sguardo m'aiuta
a guardarmi d'intorno
e quest'ottobre che ho dentro
forse un po' si colora.

 

INNO ALL'AMORE

Mi avvolgero' a te
per proteggerti il cuore
e sarò nei tuoi sogni
il pittore a colori.

Respirerai in me
il profumo del cielo
e guarderò in te
il profondo del mare.

Oh donna, mia vita
ora andiamo lontano
e l'amore infinito
che sussurra ti amo.

Le tristezze e il dolore
io cancellerò in te
e vorrò la tua vita
solo avvolta di luce.

Lo spazio e l'immenso
ci stringeran forte
e sarà primavera
fuori e dentro di noi.

 

VECCHIAIA
(1970, la mia prima poesia)

Che cosa ci resta
di un capriccio
fuggito via col vento,
quando soli
con la pipa e un focolare
ce ne stiamo ad aspettare
un nuovo giorno ?

Solo un vago ricordare
che si sfuma nel rimpianto
assieme al tempo,
che ritorna sempre più opaco
ed annebbiato
e ci ruba quel poco che ci resta.

 

IL NOSTRO AMORE

Farsi dominare dal pensiero
che nulla può finire e mai l'amore
può essere confuso o dimezzato
oppure, peggio ancora, barattato.

Lasciarsi un poco andare nei ricordi
e accorgersi che il tempo si è fermato;
che niente è mai cambiato, dentro e fuori
e il nostro amore vive ancor più grande.

 

(Alcuni anni orsono, durante un mio lungo ricovero ospedaliero, scrissi questa poesia dedicata a mia moglie).

A MIA MOGLIE

Vivi la vita intensamente
e lasciati conquistar dai desideri
nascosti nella mente e nel tuo cuore.

Che il tuo futuro escluda
il grigio e la tristezza
e che il mondo che ti è intorno
sia più sereno e dolce.

Le tue mani sulle mie
le ho sentite sussurrare
in cerca di speranza
in cerca di un domani.

Chiudi un istante gli occhi
e sentirai l'amore
rumoreggiar nel cuore
con teneri rintocchi.

Vedrai mio dolce fiore
che non lontano è il giorno
nel quale potrai dire
" oggi sono felice ".

Con te io sarò lì
a sognare guardando il cielo
e i tuoi occhi parleranno
di gioia e tenerezza.

 

DEDICATA AI MIEI FIGLI e ai loro sogni e tristezze adolescenziali.

Siate sempre con la mente a pensare
il senso del vostro futuro,
disegnate col cuore e le mani
i segni legati al destino.

Parlate con l'anima quando
gli ostacoli lungo il cammino
non daranno assolute certezze
ed i passi si avvieranno a rilento.

Arriveranno alla fine poi i giorni
dei raggi di sole più grandi
e la vita avrà ancora il suo senso
ed i sogni avran mille colori.

Non perdete voi stessi
nei periodi più amari,
conquistate il futuro
abbracciando l'amore.

 

TRA LA NEVE

Il mio lento camminare tra la neve
è un aiuto ad ammirar ciò che circonda,
bianche impronte già tracciate alle mie spalle
e bianco il mondo, silenzioso, a me davanti.

Immerso sono io nel bianco inverno,
tra quiete senza sole eppur di luce
e alberi freddi e immobili al mio fianco,
quasi a volermi accompagnar per mano.

 


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