Cavarzere
Marito esasperato aspetta la moglie in giardino
con tra le mani una pistola e un fucile. Non è la
scena di un film: è successo veramente e il teatro
della vicenda è stata una casa di campagna di
Cavarzere.
Quantomeno bizzarro e inusuale l'inizio della
storia con l'aspirante omicida che chiama le forze
dell'ordine per raccontare quanto aveva intenzione
di fare. L'uomo, G.P., di 46 anni, nel tardo
pomeriggio di sabato ha infatti chiamato il
centralino dei carabinieri di Cavarzere. «Questa
volta l'ammazzo, sono stufo, la uccido, dovete
venire qua perché mia moglie stavolta la uccido.
Prendetemi sul serio perché lo faccio veramente,
non è uno scherzo». Che cosa avesse mai fatto la
povera moglie per meritarsi un simile trattamento
è ancora un mistero, ma i militari hanno preso
alla lettera quanto annunciato dall'uomo e, avendo
ricevuto da lui anche le generalità complete e
l'indirizzo di casa, hanno pensato bene di fare
una capatina da quelle parti per verificare se
l'allarme fosse reale. E quanto si è presentato
davanti agli occhi dei militari al loro arrivo
nell'abitazione di G.P. è a dir poco incredibile.
L'uomo era seduto su una sedia di legno in
giardino, con una mano teneva una pistola e con
l'altra un fucile. Attorno a lui, disseminati
sull'erba, c'erano gran parte degli
elettrodomestici della cucina, con tanto di piatti
e bicchieri sfasciati.
I carabinieri si sono avvicinati senza farlo
innervosire e lo hanno convinto a posare le armi a
terra. E qui l'allarme è decisamente cessato.
Osservando bene pistola e fucile, infatti, i
militari si sono accorti che altro non si trattava
che di una innocua scaccia-cani e una carabina ad
aria compressa, decisamente un arsenale poco utile
per commettere realmente un omicidio. G.P.
comunque appariva molto confuso e in preda ai fumi
dell'alcol: per questo i militari lo hanno
accompagnato all'ospedale per accertamenti, mentre
lui continuava a brontolare frasi irripetibili
dirette alla poco amata consorte.
Al pronto soccorso i sanitari hanno cercato di
calmarlo e lo hanno sottoposto ad alcuni esami. In
particolare da quello del sangue, da cui è emerso
che l'uomo aveva in corpo un tasso di alcol pari a
2.5, decisamente troppo alto anche quando non si
deve guidare. Per lui alla fine è arrivata una
denuncia per procurato allarme ma, forse, il
perdono della moglie: che, almeno per stavolta,
non lo ha denunciato per le minacce di morte.
Marco
Biolcati