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| LA COMMEMORAZIONE
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| La città ricorda il
sacrificio dei Sette Martiri |
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| Venezia ricorda una delle pagine più atroci
della sua storia contemporanea: l'eccidio in Riva
Sette Martiri. Ieri pomeriggio la sua
commemorazione. Un momento di raccoglimento per
ricordare quanto successo il 3 agosto 1944: sette
innocenti furono fucilati dai tedeschi che vollero
così pareggiare la morte di una loro sentinella.
La storia ha poi fatto chiarezza: il tedesco
trovato morto era annegato perché ubriaco. Atroce
atto di violenza che ha lasciato un segno
indelebile in chi ha vissuto quei momenti.
L'esercito tedesco , infatti, prima
dell'esecuzione, rastrellò gli abitanti di via
Garibaldi dalle loro abitazioni per costringerli
ad assistere all'esecuzione. Atto pensato per
incutere terrore tra chi voleva opporsi al regime.
E nella lapide posta all'inizio di Riva Sette
Martiri si legge: «Sacrilegia faziosità fascista
volle teutonica barba mano colpì». Poi seguono i
nomi dei sette caduti: Aliprando Armellini, 24
anni, di Vercelli, partigiano; Gino Conti, 46
anni, animatore della Resistenza a Cavarzere ; Bruno De
Gasperi, 20 anni, e i fratelli Alfredo Gelmi, 20
anni, e Luciano Gelmi, 19 anni, di Trento (i tre
erano renitenti alla leva); Girolamo Guasto, 25
anni, di Agrigento; Alfredo Vivian, 36 anni,
veneziano, comandante militare partigiano. E per
non dimenticare, ieri un corteo organizzato
dall'Anpi (Associazione Nazionale Partigiani
Italiani) con la collaborazione del Partito
Democratico e di Rifondazione Comunista ha
attraversato via Garibaldi, i giardini della
Biennale (depositando una corona al monumento
delle Partigiane del Veneto) e si è diretto verso
Riva Sette Martiri. L'assessore Mara Rumiz ha
esordito dicendo:« Guai a noi se perdiamo la
memoria, la democrazia e la libertà vanno difesi
quotidianamente». Concorde Mario Bonifacio, in
rappresentanza dell'Anpi: «Il ricordo del male è
la nostra difesa al male stesso ha ammonito senza
il ricordo c'è il pericolo di un'amnesia sociale
che non porta a nulla di buono. Nel nostro Paese
da anni si combatte per far sì che la storia non
venga dimenticata». Chi ha vissuto quei momenti
terribili del lontano 1944 ormai non c'è più, sono
quasi tutti morti quelli che potevano garantire la
memoria storica. «C'e la necessità di ravvivavate
la storia che rischia di perdere le sue tracce ha
concluso Ugo Bassi, (Anpi)».
Un riferimento al lavoro che possono ancora
fare i nonni e le scuole.
Gioia
Tiozzo |
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