Cavarzere
«Vogliamo rompere il muro della monocolture
faunistica esclusivamente incentrata su lepre e
fagiano. Con il Progetto Starna vogliamo
percorrere una strada di sperimentazione che
arricchisca la fauna del nostro territorio,
ricreando una popolazione stabile e di pregio».
È con questo spirito che l'assessore alla
Caccia della Provincia di Venezia, Luigi Solimini,
ha presentato ieri il progetto per la
reintroduzione della starna nell'area dell'Ambito
di Caccia 4 di CavarzereChioggiaCona. Proprio ieri
le prime 500 starne sono state liberate nella zona
di ripopolamento e cattura denominata Acquamarza,
mille ettari considerati particolarmente adatti
per la reintroduzione di una specie che fino all'
'800 era presente in tutta Italia.
«Qui lepri e fagiani spiega Solimini sono ormai
di casa. Per lunghi anni la caccia è vissuta solo
dell'immissione di queste varietà, ma oggi in
quest'ambito siamo all'autosufficienza venatoria e
non ci sono più animali che vengano liberati per
essere cacciati: il prelievo venatorio interessa
una parte degli animali selvatici già presenti sul
territorio. Proprio per questo la sperimentazione
che abbiamo avviato con la starna segna per noi un
passo avanti importante, perché questo volatile ha
un elevato valore naturalistico ed è simbolo di
una campagna coltivata e ben conservata dal punto
di vista ambientale».
Il presidente dell'Ambito Territoriale di
Caccia, Romano Manfrin, ha sottolineato che anche
le confinanti province di Rovigo e di Padova
stanno avviano sperimentazioni analoghe:
«L'obiettivo ha aggiunto è quello di creare delle
popolazioni vicine che possano mantenersi vitali a
vicenda. A primavera realizzeremo un monitoraggio
per garantire che la reintroduzione abbia avuto
successo».
Il progetto ha una durata almeno triennale: per
questo primo anno il costo complessivo sostenuto
dalla Provincia e dall'Ambito ammonta a circa 15
mila
euro.