Cavarzere
Centomila euro di gioielli spariti nel nulla. È
questo il valore della refurtiva rapinata da tre
malviventi nel tardo pomeriggio di martedì ai
danni di un rappresentante orafo di Cavarzere. La
rapina è avvenuta attorno alle 19.45. Massimiliano
Sgobbi, 35 anni di Cavarzere titolare dell'azienda
"Orafa Nordest" stava rientrando in sede, al
numero 7 di via Verdi. Appena sceso dalla sua
Mercedes "classe B" è stato però circondato da tre
uomini con il volto coperto da un passamontagna.
Due erano armati di mitra e si sono scagliati
contro l'orafo chiedendogli le chiavi dell'auto.
Impossibile per Sgobbi reagire: il 35enne
cavarzerano è stato costretto a lasciar loro la
Mercedes e a voltarsi mentre questi si
allontanavano lasciando in fretta e furia il luogo
della rapina.
Superato lo shock l'orafo ha immediatamente
allertato i carabinieri della locale stazione,
arrivati sul posto con una gazzella. I militari,
dopo aver ascoltato il suo racconto, si sono
gettati all'inseguimento della Mercedes,
ritrovandola, poco dopo, abbandonata e aperta in
località Ca' Venier. Vicino all'auto dell'orafo è
stata trovata anche una monovolume Lancia
"Phedra", utilizzata probabilmente dai rapinatori
come auto di scorta. Da un controllo i militari
hanno scoperto che la grossa Lancia era stata
rubata lo scorso lunedì a Cadoneghe, in provincia
di Padova. Ma se le vetture utilizzate durante la
rapina sono state rinvenute facilmente, così non è
stato per la valigetta contenente decine e decine
di gioielli che il rappresentante teneva sul
sedile posteriore dell'auto. È sparita nel nulla
assieme ai rapinatori che ora hanno tra le mani
monili in oro e pietre preziose del valore
commerciale di circa 100mila euro. Un colpo rapido
e perfetto, probabilmente studiato nei minimi
dettagli.
Evidentemente la banda stava tenendo sotto
controllo Massimiliano Sgobbi già da diverso tempo
e ne aveva studiato orari e abitudini. Sapevano
esattamente quando e dove colpire e che avrebbero
ottenuto un ricco bottino. Le ricerche dei
responsabili dell'assalto armato sono in corso, ma
per ora appare difficile riuscire a risalire alle
loro identità. A quell'ora in via Verdi non
transitava nessuno e non vi sono quindi altri
testimoni dell'accaduto.
I tre rapinatori erano tutti di corporatura
normale e parlavano in italiano senza inflessioni
dialettali di alcun tipo. La banda inoltre è stata
molto attenta a non lasciare la minima traccia
agli inquirenti. Per la fuga hanno infatti
utilizzato l'auto dello stesso rapinato e un'auto
rubata. Qualche aiuto ai carabinieri potrebbe
arrivare dagli impianti di videosorveglianza dei
negozi delle zone limitrofe, che potrebbero avere
catturato qualche movimento sospetto nei momenti
precedenti la rapina o in quelli immediatamente
seguenti.
Marco
Biolcati