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AGRICOLTURA
Il marchio Igp del radicchio testimonia la qualità e la tipicità
di Orazio Cappellari
La terra veneta eccelle nella produzione di ortaggi a foglia larga dove predominano le indivie, le insalate e i radicchi. Proprio quest'ultima specie vanta di essere stata riconosciuta in ambito europeo con i prestigiosi marchi Igp che significano indicazione geografica protetta. Hanno aperto la serie il Radicchio Rosso di Treviso, il Radicchio Variegato di Castelfranco dei quali, a ben ragione, ne va fiera la terra della Marca gioiosa, e il Radicchio Rosso di Verona. Mancava, a far calare il poker d'assi, il quarto. Ora c'è: è il Radicchio di Chioggia, el radecio rosso de Ciosa, come lo intende l'amico coltivatore. Recentemente, la Commissione europea ha riconosciuto la dignità anche a questo grumo rosso-violaceo di fregiarsi dell'ambito titolo, riconoscimento che farebbe voglia pure al radicchio bianco e al variegato di Lusia ma che, per ora, devono accontentarsi di avere sangue che deriva dall'illustre cugino, il variegato di Castelfranco.Il riconoscimento dell'Igp al radicchio di Chioggia ha richiesto tempi lunghi, come il parto dell'elefante. L'iter della pratica, con il relativo disciplinare presentato dal Consorzio di tutela, si è perso nei meandri burocratici di Bruxelles per quasi dieci anni, essendo iniziato nel 1999.L'areale di produzione è circoscritto nei comuni prospicienti la costa adriatica delle province di Venezia, Padova e Rovigo quali Chioggia, Cona e Cavarzere nel veneziano; Codevigo e Correzzola nel padovano mentre il polesine vi concorre con quasi tutto il Delta: Ariano nel Polesine, Rosolina, Taglio di Po, Porto Viro e Loreo. Sono tutelate le varietà precocissime da coltivarsi solo negli orti litoranei di Chioggia e Rosolina, in quanto queste zone presentano caratteristiche pedoclimatiche proprie quali la natura sabbiosa, la particolare falda freatica, la sensibile escursione termica tipica del clima marino con le brezze di terra e di mare, mentre le varietà precoci e tardive sono coltivate sulla restante area. In tutto sono interessati oltre tre mila ettari dai quali attendersi 400.000 qli e più di grumi conferiti nei mercati all'ingrosso di Chioggia, a Brondolo, e nella centrale Ortofrutticola di Rosolina.

Per stare nella terra fra Adige e Po, l'Igp del radicchio di Chioggia è sperabile faccia da viatico ai due Igp in itinere quali la lattuga di Lusia e il riso del Delta dei quali è consentito l'uso del marchio in Italia, mentre per l'aglio bianco polesano si attende la Dop che sta per denominazione di origine protetta. Sono marchi che attestano, a fronte di un rigoroso disciplinare di produzione con il relativo autocontrollo e delle istituzioni preposte, la tipicità e la sanità delle stesse a garanzia e tutela del consumatore. Gli ortaggi a foglia larga sono le foglie della salute, per quel ben di Dio che contengono in fatto di vitamine, sali minerali, fitormoni, fibra e quant'altro e sono disponibili tutto l'anno.Per saperne di più, fare un salto a Rosolina e visitare il Centro sperimentale ortofrutticolo Po di Tramonatana, gestito da Veneto Agricoltura. Ne vale la pena.


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