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L’ASSESSORE PROVINCIALE ANDREA FERRAZZI
«Le scuole con meno di 50 alunni non si toccano»
«Nessun taglio sulla carta, quelle scuole non si toccano». Andrea Ferrazzi, assessore all'Educazione e all'edizione scolastica della Provincia, è determinato nel voler difendere le scuole di tutta la Provincia che rischiano di essere cancellate fisicamente. In totale sono venti. Nello specifico dieci scuole per l'infanzia, otto elementari e due superiori (nella tabella la lista completa,dati Miur). Sono quei centri di erogazione, così vengono ora chiamati i plessi, al di sotto dei 50 alunni, una soglia che si abbassa ai 30 alunni per la scuola dell'infanzia, che secondo il piano di ridimensionamento del ministro Gelmini devono essere chiuse. E, ovvio, sono tutte scuole imbucate nella periferia della periferia. Si va dalla elementare di Ca' Sabbioni in fondo a Malcontenta ai plessi ai margini di Cavarzere o Gruaro. Far sparire una scuola da queste parti significa mettere in grossa difficoltà le famiglie o mettere in ginocchio gli enti locali che devono sobbarcarsi i costi di scuola-bus e di adeguamento dei plessi che dovranno accogliere gli alunni rimasti senza scuola.

«Non si può procedere con la calcolatrice quando si parla di scuola e di alunni - continua Ferrazzi - alla Regione spetta solo un ruolo di programmazione, mentre il piano di razionalizzazione è in mano alla Provincia per le superiori e ai Comuni per le scuole elementari e dell'infanzia. Il piano è stato chiuso nel 1999 e questo è quello valido. Si potranno fare dei ritocchi solo dopo aver sentito sindaci e genitori. A tavolino non verrà chiusa nessuna scuola».

Ma il discorso dell'assessore Ferrazzi si allarga: «Noi difendiamo la qualità della scuola nel territorio e ci opponiamo al governo che vede la scuola come un bacino da depredare per recuperare risorse». Al di là del decreto 137, ieri convertito in legge, ricorda un'altra legge: la 133, una legge di natura economica e finanziaria approvata dal parlamento il 6 agosto quando tutti erano in spiaggia a godersela. Questa prevede un taglio di 7 miliardi e 832 milioni di euro. Il piano programmatico è del 25 settembre. Qui c'è un capitolo dedicato alla scuola che parla chiaro, basta leggerlo. «Si parla di maestro unico alle materne e alle elementari per 24 ore alla settimana - spiega Andrea Ferrazzi con la legge alla mano - questo significa che sparisce il tempo pieno. Così come sparirà il docente di inglese, ne vogliono tagliare 11mila in tre anni. Ad insegnare l'inglese sarà il maestro, sempre lo stesso quello di tutte le altre materie, e lo farà dopo aver seguito un corso di 150 ore». Ed ecco che snocciola numeri, tutti con un meno davanti. Aumentando il numero di studenti e diminuendo il numero degli insegnanti il governo ottiene di avere un taglio di 87.341 docenti e 44.500 Ata, giusto il numero dei precari che si ritroveranno a casa senza contratto. E in più si aggiunge il piano di razionalizzazione che dovrà essere deciso dalle Regioni entro la fine di novembre altrimenti scatta il commissariamento. «La nostra posizione sarà di intelligente dialogo - conclude Ferrazzi - ma non si chiudono le scuole con meno di 50 alunni. Anche per quanto riguarda gli istituti con meno di 500 studenti siamo già intervenuti accorpando presidenze e talvolta anche plessi, quindi la situazione non si tocca».

Raffaella Ianuale


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