Giovanni Zanninello

Inno alla Natura
versi licenziosi

Prefazione

     Per un ipotetico o effettivo lettore, sono almeno tre i possibili modi di relazionarsi con un libro come questo.
     Il primo, il più semplice, è rifiutarlo in blocco e a priori: sarà certamente la reazione di alcuni, di fronte all'esplicitazione palese e "senza veli" di argomenti, circostanze, lessico. Rifuggirne è legittimo, poiché nessuna sensibilità può essere obbligata a farsi violenza travalicando quelli che sente essere i propri limiti di ascolto e accoglienza: auspichiamo tuttavia che tale ripulsa sia propria di pochi o, quantomeno, non di troppi, considerando come ben altri nel mondo d'oggi dovrebbero essere i motivi di scandalo.
     Il secondo approccio, più mediato (ma ancora insoddisfacente), è cogliere la dimensione letteraria di queste poesie, largamente dichiarata dallo stesso autore nella propria nota introduttiva, attraverso i chiari riferimenti storici: la poesia erotica latina, dal florilegio dei Carmina Priapea all'universalmente amato Catullo (ma quel Catullo che al liceo non si studia), dall'Aretino romano fino al Baffo, che con Zanninello condivide le radici veneziane, e a moltissimi altri unanimemente acquisiti al patrimonio della letteratura mondiale.
     Il terzo possibile atteggiamento, l'unico in realtà fino in fondo auspicabile e costruttivo, è la disponibilità (anche al di là d'ogni questione di gusto personale) a chiedersi obiettivamente, senza preconcetti, perché mai un autore come il nostro, poeta stimato per la densità filosofica ed esistenziale dei suoi versi già noti, abbia in tarda età desiderato scrivere una piccola e sintetica, ma oltremodo esplicita celebrazione della licenziosità. La risposta, secondo noi, esula del tutto dai motivi legati alle prime due reazioni: non è insomma suo intento né provocare indignazione per il semplice gusto di scandalizzare le anime belle, né celebrare maniere letterarie antiche rifugiandosi in un mero omaggio o calco stilistico, ancorché realizzato con estrema fedeltà e perizia.
     Zanninello, che non è certo un ingenuo o uno sprovveduto, sa bene come entrambe queste letture siano legittime: del resto non finge d'ignorare, anzi rimarca lui stesso come quello dell'Aretino (i cui "dubbi amorosi" sono qui usati come esplicito modello) sia di fatto un turpiloquio, né pensa minimamente di occultare le molteplici paternità dei riferimenti. Ammette la licenziosità, ma nega fermamente l'oscenità e, con analoga chiarezza, esclude ogni intento anticlericale negli intrecci carnali che vedono protagonisti frati e monachelle.
     La domanda, a questo punto, non è che una: possiamo, sinceramente, accettare queste sue precisazioni e farle nostre, riconoscendo in questo libro un'opera di poesia?
     La risposta è già implicita nel fatto stesso di scrivere questa nostra nota. Metterci la firma significa infatti, in un modo o nell'altro, avallare: pertanto, non riteniamo osceni questi versi e, da credenti e cattolici, neppure li reputiamo offensivi. Innanzitutto per la loro chiara derivazione letteraria e giocosa, giullaresca e carnevalesca (nel senso antico e originario proprio di tale festa), ludica e non laida, che come detto non sarebbe ragione sufficiente a motivarli ma è, indubbiamente, un solida base per inquadrarli e comprenderli: senza tacere, poi, la più che buona fattura stilistica dei versi medesimi, efficacemente sorretti da rime, metri ed elementi retorici tipicizzati nella nostra tradizione.
     Ma, soprattutto, questo Inno alla Natura non è osceno né offensivo proprio per la sua paradossale assenza di torbidezza, per il suo dire a testa alta e senza velate ipocrisie, per la sua licenziosità candida e innocente, moderna e aulica ad un tempo. Ma il linguaggio è basso e volgare, obietterà qualcuno, al quale noi rispondiamo che le canzonacce da stadio o da caserma sono tutt'altra cosa, perché mirano esclusivamente ad insozzare e svilire mentre qui nulla viene insozzato e svilito, anzi. Così come sono cosa ben diversa - mille e mille volte peggiori, quelle sì oscene e offensive - le pornografie quotidianamente ostentate e celebrate, quelle che non c'entrano nulla con corpi e genitali ma offendono l'intelligenza e l'umanità infinitamente più di questi.
     L'autore, con questa sua poesia, non si fa beffe dei benpensanti: semplicemente, il suo discorso ha altri interlocutori. Il suo è un musicalissimo canto nuziale e di fecondità, anche quando sembra inneggiare alla lascivia più che all'unione stabile. Chi ha ancora dubbi legga il testo conclusivo, quel Racconto d'amore ricco di accenti lirici e non a caso definito idillio: il protagonista è ancora un frate con la sua intemperanza carnale, ma limpidissimo è il senso della chiosa, dove l'uomo e la fanciulla "or giacciono beati nel riposo, / supini al cielo chiaro e lieve brezza. / La spera sopra i volti come aureola / in estasi beata e paradiso". Se Dante avesse mai affrontato questi argomenti, forse anche lui li avrebbe scritti così; se non l'avesse fatto, quantomeno ne avrebbe sorriso. Ed almeno un sorriso, non beffardo ma di serena e magari complice simpatia, questo libro di Zanninello lo merita senz'altro.

Stefano Valentini
Direttore di "La Nuova Tribuna Letteraria"

Presentazione

     Questo libro di versi licenziosi, INNO ALLA NATURA vuole essere l'esaltazione dell'amplesso sessuale tra maschio e femmina, sommo piacere incontenibile, che non può essere dominato da promesse solenni né da voti di castità; è l'atto naturale voluto da Dio per la procreazione della specie. E diviso in capitoli: l'Inno alla Natura PRIAPEIS, PRIAPEIDE, l'inno a Priàpo, figlio di Afrodite e di Dioniso (Bacco) dagli enormi genitali: il suo membro è la potenza creatrice, il fallo immane di molteplice seme, che subito s'innalza ogni volta che pelle di donna olezzi d'amore. E così ad Èva, appena creata, apparve fremente, emergente il pene di Adamo, che la baciava e lambiva fin nelle profonde cavità.
     E anche l'inno a Pan (il tutto), alla vita della Natura.
     Questo frammento è stato scritto in versi latini, esametri, con qualche priapeo, tetrametro e qualche scazonte. La traduzione, alla lettera, cerca di non alterare il senso e lo stile del testo.
     Seguono una serie di versi in italiano, anch'essi parte dell'Inno alla Natura, tra i quali i DUBBI, tentativo presuntuoso d'imitazione delle famose composizioni di Pietro Aretino che ha scritto, forse, il repertorio più variopinto del turpiloquio cinquecentesco. Principali protagonisti delle storie sono la Badessa e i vari frati. Ogni 'dubbio' ha la sua 'risoluzione'.
     Seguono le DISTRAZIONI D'AMORE: i protagonisti sono distratti da qualche malinteso nei racconti che si svela solo alla fine: Suor Maddalena si fa riconoscere da come 'tratta il dardo', da come fa l'amore. l'Inganno è svelato da Fra Benigno che dichiara il mal uso del cannocchiale se usato per guardare le cose vicine. Il tutto condito da variegate descrizioni di atti licenziosi.
     La TETRALOGIA D'AMORE, quattro composizioni, anch'esse in versi rimati, in un italiano settecentesco di racconti d'amore: LA NATURA, LA DIMANE, IN OCTAVA e NEL DÌ TRIGESIMO.
     LA NATURA. La vergine novizia, prima del tramonto s'inoltra nel boschetto dell'orto. Improvvisamente sente il salmodiare di un monacello e l'invita a prendere d'un salto un fiore rosso alto, sopra un albero. Poi invoca l'aiuto del Signore che risponde: se la Natura vi chiama all'Amore, fate pure: la Natura l'ho fatta io.
     LA DIMANE. La novizia ritorna sul luogo dove godette per il comandamento del Signore, e svela al frate un certo qual bruciore. La novizia prova gran godimento: "Facciam qui nostra dimora", esclama. Ma il frate conclude: non dobbiamo importunare il Padre Eterno, Lui disse Amore e ancora Amore è il vero'.
     IN OCTAVA (nell'ottavo giorno). Nel cocente sole di mezzogiorno, la giovane suora va alla ricerca dell'amico. "Ho un dolore - disse - che mi brucia dietro. Il frate l'unge con l'unguento nel buio. 'Mirabile medicina, esulta la suora ce n'è ancora?'. No, rispose il frate, va bene servire il Signore, ma 'Ei disse pure di amar se stessi'.
     NEL DÌ TRIGESIMO (Nel trentesimo giorno). Fratel mio, diceva la monacella, ti devo confidare una cosa: vedi che son bella rotondetta, ho le mammelle dure e la sottana stretta e vomito il mattino e non ho il mestruo'. '0 mia cara sorella - disse il frate gioioso - se una femmina è così, essa è incinta, come la Madonna, e tu porti in grembo la nostra creatura. 'Io son felice, rispose, è così che ti voglio dare la mia verginità, domani lo diremo alla Badessa e al Priore.
     IDILLIO RACCONTO D'AMORE. È l'ultimo degli Inni alla Natura: idillio, componimento avvolto in un'atmosfera sognante e sentimentale. A fra Giulivo appare una quercia e, sotto, una fanciulla che dorme: l'accarezza e dolcemente la bacia. La fanciulla governa le gesta amorose: è lei che guida 'il re alla vittoria: arrivano all'acme del piacere: giacciono beati 'in estasi e paradiso'.
     Questi versi licenziosi non sono osceni: qualche parola di significato metaforico, ardito: il batacchio, il dardo, il capitone, il brando, o similitudini esagerate ma, letterariamente, espressive: le borse di San Rocco, il cupolone di San Pietro, o descrizioni un po' troppo naturali: l'asinel gagliardo che lascia penzolare il suo bastone fino a terra.
     E non sono neppure anticlericali; i protagonisti, la Badessa, il Priore, il monacello e la novizia, sono figure simboliche che cantano l'Inno alla Natura, la forza irresistibile dell'istinto sessuale; essi che sanno bene incontenibile e sempre perdonabile alla confessione. Non mancano gli esempi nella storia e nella letteratura: Papa Alessandro Sesto, svergognato poligamo ebbe otto figli e molte concubine e tutti conoscono le avventure amorose della manzoniana monaca di Monza.
     Esempi di cadute di fronte all'irresistibile istinto sessuale in persone tenute alla castità non mancano neppure ai nostri giorni: meritano la nostra comprensione.
     Questi versi licenziosi sono poesia? La forma certamente: abbondano le figure retoriche, metafore, allegorie, gli ossimori e anche le analogie, di grande effetto espressivo. Il pensiero si trasforma in emozione: il lettore entra in sym-pateia, in comune sentire, con il testo. Anche il ritmo formale dei versi contribuisce a creare poesia, come nell'ultimo Inno alla Natura, l'Idillio.
     Mirino alla Natura è stato cantato dall'antichità fino ai nostri giorni, in tutte le civiltà. Da Omero, che narra come Penelope attende Odisseo, che passa più tempo con le ninfe: sette anni con Calipso e tre con la maga amorosa Circe. A Euripide (Ippolito), Sofocle, Aristofane (Lisistrata), Anacreonte, Teocrito, Archiloco. E i latini di Roma imperiale: Virgilio, Tibullo, Ovidio, Marziale (I cento epigrammi proibiti), Petronio con Satiricon, Catullo con i Canti e Apuleio con l'Asino d'oro. E gli Italiani, il grande Boccaccio con Decameron. Il citato Pietro Aretino (Sonetti lussuriosi e dubbi amorosi). Giorgio Baffo (Poesie proibite), G. Gioacchino Belli, Carlo Porta, Lorenzo Venier, Guido da Verona, Gabriele D'Annunzio, Marinetti e Zavattini. I Francesi, Guillaume Apollinaire (Alcools), Paul-Marie Verlaine (Femmes et Hombres - Poesie erotiche), Denis Diderot (I gioielli indiscreti), Octave Mirbeau (Il giardino dei supplizi), Antoine François Prévost (Manon Lescaut), Voltaire (Storia della vecchia, da Candido), Pauline Réage (Histoire d'O), Emmanuelle Arsan (pseudonimo di Maryat Kasasendb) Emmanuelle, L'antivergine.
     Altri Autori famosi: James Joyce (Ulisse), D. H. Lawrence (L'amante di Lady Chatterley). Vladimir Nabokov (Lolita). E infine il Kama Sutra di Vatsyayana, trattato sull'amore sessuale, uno dei tre fini dell'esistenza umana per gli Indiani (500 d. C.).
     Anch'io - con presunzione - ho cantato L'INNO ALLA NATURA.


LEGGI:
- Priapeis - Priapeide (parte 1)
- Priapeis - Priapeide (parte 2)
- Priapeis - Priapeide (parte 3)
- Priapeis - Priapeide (parte 4)

Dubbi
- Dubbio - La nobil monacella / Risoluzione
- Dubbio - La notte di San Silvestro / Risoluzione
- Dubbio - La generalessa / Risoluzione
- Dubbio - La novizia e l'agnolo / Risoluzione
- Distrazioni d'amore - Suor Maddalena
- L'inganno (parte 1)
- L'inganno (parte 2)
- L'inganno (parte 3)

Teatrologia d'amore
- La Natura (parte 1)
- La Natura (parte 2)
- La Dimane
- In Octava
- Nel di trigesimo

Idillio
- Racconto d'amore (parte 1)
- Racconto d'amore (parte 2)
- Racconto d'amore (parte 3)

- Altre opere di Giovanni Zanninello