Duomo San Mauro
febbraio 2013
Cavarzere


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Da "Cavarzere, la sua storia e la sua Chiesa" di Rolando Ferrarese.
    Cavarzere non ha solo un duomo maestoso ma anche un grandioso organo, degno in tutto alla magnificenza del'arcipretale, alla sua tradizione. E si tratta di un'opera d'arte dovuta, come in passato, ad una munifica donazione.
    Se nel novembre del 1915, in pieno clima di richiamo alle armi, il canonico c arciprete don Cajo Rossetti poteva scrivere, in occasione del primo concerto, che l'organo donato da Giuseppe Carrari era "l'opera più grande" uscita dal celebre artigianato dei Malvestio di Padova, oggi si può ben dire che l'attuale organo è una delle opere più impegnative finora attuate dal costruttore italo-francese Bartolomeo Formentelli.
    Pochi dati significativi bastano a mettere in evidenza l'importanza e il valore dell'opera dei Malvcstio. distrutta dall'ultima guerra: copriva un'area di 35 metri quadri, aveva una larghezza frontale di 6 metri e venti centimetri, 57 canne di prospetto, in stagno brunito, la maggiore delle quali era alta 4 metri e 40 centimetri.
    La console, in elegante mobile di noce, era staccata dall'organo e rivolta verso la chiesa. Conteneva tre manuali, la pedaliera, 33 pistoncini per le più svariate combinazioni, 15 pedalini e una staffa per l'espressione.
    La registrazione libera era separata per ogni manuale, per il pedale e per gli accoppiamenti, con pistoncini propri; un pedalino la faceva agire cumulativamente. La trasmissione dei movimenti per i manuali e la pedaliera era a sistema meccanico-pneumatico, con leva Barker; per le registrazioni pistoncini c pedalini erano a sistema pneumatico-tubolare.
    I vari somieri, di accuratissima e solida lavorazione, erano in noce di montagna, quercia e larice. Le canne interne di metallo tigrato, ad alto titolo c di lega lucida, erano di grosso spessore, con barbe, freni ed intagli d'accordatura.
    La manticceria era composta di un grande serbatoio alimentatore, con 3 pompe mosse da un motore elettrico di 2 Hp, che fornivano 30 metri cubi d'aria al minuto, nonché di altri 3 grandi serbatoi-compensatori, perché l'aria venisse distribuita nell'organo sotto quattro differenti pressioni.
    Le sole canne di prospetto pesavano quattro quintali e mezzo. E ogni più piccola parte dell'interno dell'organo era accessibile per la razionale e comoda distribuzione. Le 3 mila canne di cui lo strumento contava erano tutte a portata di mano, oltre che artisticamente distribuite, in modo che il suono ne sortisse liberamente e l'effetto fonico della chiesa - sia negli svariati effetti dei registri dolci che nei ripieni e nel gran forte - fosse pieno ed intero (anche se l'organo era collocato a fianco dell'altare Maggiore).
    Il progetto fonico era stato dettato dall'illustre prof. Luigi Bottazzo. Era questo il più grande organo del Veneto, fatta eccezione per quello della basilica del Santo di Padova, del quale era di poco inferiore. Ed era uno strumento davvero - come scrisse mons. Rossetti - da far invidia a "una delle più celebri cattedrali".
    Dopo il collaudo del giorno prima, venne benedetto domenica 21 novembre del 1915. Durante la festa si sedettero all'organo il maestro don Vittore Bellemo. il maestro Giorgio Dormal e lo stesso prof. Luigi Bottazzo. Il concerto di chiusura venne tenuto dai maestri concertisti Dino Sincero e Oreste Ravanello.
    Il giorno seguente, festa solenne del patrono S. Mauro c di S. Cecilia, celebrò la messa pontificale il vescovo di Adria, mons. Anselmo Rizzi. Sulla musica del maestro Rodella. si esibì la Schola Cantorum locale, diretta dell'autore ed accompagnata da don Bellemo.
    Il ricavato delle manifestazioni venne devoltuto per l'acquisto di indumenti di lana con cui proteggere i "nostri gloriosi soldati" dal freddo delle Alpi e dei confini "che sono e dovranno essere nostri, perché datici da Dio" (sono ancora parole di mons. Rossetti).
    Cavarzere, che dopo la fine della seconda guerra mondiale aveva potuto riavere il suo duomo - nonostante lo scetticismo di molti e le perplessità di fronte all'imponente spesa da affrontare - non poteva rinunciare e non ha rinunciato ad avere anche il suo organo. E a donarglielo fu, questa volta, un ex combattente del 1915-18, divenuto benestante; ma che non si era scordato degli anni difficili e incerti della trincea e di uno degli indumenti di lana benefici forse ricevuto col ricavo di quel lontano concerto organistico.
    E una supposizione, questa, che non dovrebbe allontanarsi molto dal vero; anche se il donatore, Giacomo Concon "El Campanaro", com'era chiamato, perche proveniente da una famiglia appunto di campanari), dopo una vita quasi francescana, ha voluto portare con sé nella tomba il segreto di una così cospicua elargizione, valutata nel 1972 intorno ai 50 milioni.
    "Ho venduto bottoni per tutta la vita - disse a proposito l'anziano commerciante - ed ora posso prendermi il lusso della più grande soddisfazione delta mia vita: risentire il suono di un grandioso organo degno di un maestoso duomo qual è ed è sempre stato quello di Cavarzere". Con questa consolazione nel cuore, ha voluto lasciare ai posteri il ricordo della sua fede e restituire al paese, alla sua Chiesa, un patrimonio che aveva perduto, ma non dimenticato.
    Il nuovo organo di S. Mauro è alto circa 15 metri e lungo una ventina. Consta di 47 registri, con 2878 canne. E composto dai quattro tradizionali corpi sonori, ossia: il grand'organo, l'organo positivo, l'organo eco e il pedale. La consolle, che riunisce la triplice tastiera, la pedaliera e i comandi dei registri, è incorporata nel basamento. A destra e a sinistra del nucleo centrale si ergono le due maestose torri del pedale.
    Fra i registri del terzo organo, particolarmente ben riuscita c la "voce celeste" che, come la cassa espressiva, rappresenta una lieve concessione all'estetica romantica. A completare il coreografico aspetto della facciata concorre un ulteriore elemento: la "tromba spagnola", le cui canne dal caratteristico ed espressivo padiglione rimbalzato disposte orizzontalmente incorniciano il grand'organo.
    Collocato in abside, per motivi che favoriscono sia l'acustica che la funzionalità, lo strumento si inserisce nell'ambiente architettonico della chiesa; ravvivandone le linee, grazie all'estrosa struttura, richiamante i modelli dell'epoca aurea dell'organica barocca. L'interno dello strumento rivela l'accuratezza c la solidità della costruzione, effettuata con criteri artigianali e classici.
    Le casse e le opere di carpenteria sono in legno massiccio. Nel materiale sonoro predomina lo stagno-piombo. L'alta percentuale di stagno, la battitura a martello di tutto il materiale sonoro, l'uso delle basse pressioni, l'intonazione delle canne (accuratamente accordate in tondo), eseguita secondo metodi antichi e a "piena aria", costituiscono i motivi della buona fonica. Un organo, questo del Formentelli, che rivela "personalità" aperta ai moderni orientamenti dell'arte e insieme un coscienzioso impegno sul piano artigianale.
    Fu solennemente inaugurato, nel marzo del 1972, con una brillante esecuzione del maestro Renato Fait e la benedizione del vescovo mons. Piasentini.

    
"Questo organo è stato offerto da
Giacomo Concon e Maria Boso nel 1972"
    
    
    
    
    
    
    

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