Ettore Mattiazzi
poeta

      Nato a S.Pietro di Cavarzere il 24 novembre 1917. Nel 1946, anno del suo matrimonio, si trasferì a Boscochiaro.
      E’ stato insegnante elementare per quasi quaranta anni.
      Che fosse un uomo dall’alto profilo etico e morale, dall’alto senso civico lo dimostra il fatto che dopo la Liberazione fu assessore comunale per nomina del Prefetto e vi rimase fino alle prime elezioni comunali del 1946 alle quali non si presentò.
Più tardi però il suo desiderio di mettersi al servizio della comunità lo riporta all’impegno politico e nel 1965 è eletto nel Consiglio comunale di Cavarzere e gli viene affidato l’assessorato alla Sanità prima e alla Pubblica istruzione e Sport poi.
      Per i suoi meriti didattici, di impegno sociale e di Amministratore pubblico nel dicembre del 1969 è nominato Cavaliere al merito della Repubblica italiana.
      Questo per quanto riguarda l’uomo Mattiazzi.
      Soffermiamoci ora sulla sua “ attività” di poeta, cui forse sarà maggiormente legata la sua memoria.
      E’ proprio in grazia della sua produzione poetica che ottiene il titolo di Commendatore honoris causa, di professore in Lettere honoris causa, della Legion d’Oro, di Accademico di prestigiose Accademie nazionali e internazionali.
      Nel 1977 pubblica il suo primo volumetto di poesie in dialetto veneto-cavarzerano “El vento e le rame”, che ha avuto un’ottima accoglienza di lettori e di critica.
      Il vento è l’invisibile forza del tempo che tutto travolge e percuote, le rame sono gli esseri della natura, uomo compreso, che sono spogliati delle foglie, dei ricordi, dei sogni e delle illusioni.
      Nel 1985 pubblica la sua seconda raccolta in dialetto “On fià de gnente”.
Si, perché basta on fià de gnente per conservare il tempo, ma quello di “ieri”.
Quello delle tradizioni popolari, quello dei giochi dei fanciulli, quello dei primi amori.
      Nel 1991 esce “Schegge”. La scheggia è un pezzetto, un frammento tagliente di legno, di pietra.
Che senso assume nel linguaggio poetico?
Metaforicamente si può dire che la vita è come un frutto che spicchio dopo spicchio, scheggia dopo scheggia, è spogliata, dissolta e distrutta da un mostro implacabile, insensibile e vorace che, guarda caso, si chiama vita.
      E il rapporto con Dio e la fede?
Il Dio del poeta è, si, padre, ma un padre che lascia troppo soli i suoi figli che si bruciano “nell’ottusità di una superbia altera”.
Cristo-Dio è sempre sulla croce e il poeta non lo invoca a scendere ma invita l’uomo a salirvi.
E la fede?
La fede è viva ma assomiglia ad un urlo.

Chiara Zulian
tratto dall'articolo "Poeti a Cavarzere" del periodico "La Città" del giugno 2007


Clicca qui per leggere la poesia "Il Cristo" in omaggio al dipinto ad olio, regalato alla Chiesa parrocchiale di Boscochiaro, dal pittore cavarzerano Gelindo Crivellaro il 23 luglio 1983

Clicca qui per leggere l'ultima poesia del Maestro Ettore Mattiazzi scritta il 6/2/1995
[Fotocopia dell'originale e testo prelevati dal sito internet www.sanpietrodicavarzere.org



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