Ettore Mattiazzi

S C H E G G E

Poesie

 

Presentazione

     Indurre a "Schegge" per leggervi l'animo del poeta, non è facile gioco!
     Amarezze, l'arrovellarsi fra vero e ricerca dubbiosa, lo sperdersi fra figure di ricordi tratteggiate insolitamente da lievità come in sintesi di sogni "quando tu mi stavi vicino" segnano il poeta con la nostalgia del rimpianto.
     Sulle more di rovo e sulle crepe che scavano di più "gli aggrovigliati sentieri dell'io" c'è il tormento di questa sua anima errabonda.
     Ettore Mattiazzi è dunque poeta di dure ribellioni "c'è come un turbinio che gronda sangue!" contro il tempio potere di un sadico padrone.
     E' poeta che sa cogliere attraverso "ali di pettirossi" il volo di una purezza esistenziale.
     E' poeta che ode le parole del grano, amorose ed umili. Che negli ultimi sussurri del tramonto si chiede "Che cosa puoi sperare?" in disinganno di realtà.
     Che sente il richiamo di una spiaggia lontana per la sua anima "sfatta nel pianto".
     Che stigmatizza le "voglie folli" e, prima che faccia sera, grida al mondo che c'è "un Cristo là inchiodato!"
     Pietra tra le pietre, il poeta sente il dolore dell'ultimo abbandono, giunto così al fondo della valle.
     Tardi ormai è l'aspirar, sognante rocciatore, a risalire "lassù" dove da mille e mille anni "l'anima stava ad ammirar le stelle".
     Rimpianto, dunque, di una terra celeste!
     Segreta aspirazione sigillo del divino in noi! Il ritorno ai primordi... quando l'esigenza insopprimibile di ritrovare l'innocenza perduta "per un'anima stanca - bambina ritornata" si fa scansione semantica di valori "in questa sera che appiattisce, pigra".
     Ed è già ombra di morte!
     Lunga trafila delle cose che irretiscono il pensiero, preludio di un'orchestrazione d'archi e cetre ove esplodono in un vortice di voci vive, libertà vanamente cercate!
     "Ma tu stai lì, spegnendoti nel fuoco che intorno a te divampa". Risale, cruda, l'angoscia delle mani inerti... di questo vagare nel silenzio d'un mondo che ci sfugge!
     Insopprimibile condanna ad un'impotenza contro l'inesorabilità del destino.
     Desolato Poeta! Nel regno dei ricordi singulti di rimorsi tarpano voli d'anima!
     E sul lamentoso verso dei gabbiani, nei tramonti ovattati di nebbia, sospeso è "un urlo che raggela il cuore!"
     Allucinate albe si avvicendano sul cuore illuso di esseri votati ad implacabili distruzioni, folli di droghe per paradisi di morte.
     Ma dal cielo che rabbuia, che soffre "per l'insulto dell'uomo" squarcerà il velo di nubi tempestose, il sole alto e splendente del perdono!
     Il Cristo di speranza e di vittoria, il Cristo compagno amoroso della nostra desolazione ci sarà vicino! Vicino come il cuore dolente di questo poeta che tende la sua mano amica.
     Che trova ancora la forza di un grido lacerante perché le anime nostre non spengano l'ultima luce che "ancora sussulta dai bracci di una croce" in un corale d'amore d'universo!

Carmen Rizzo Garufì


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