don Emilio Lanza

La Madonna di Pettorazza
Piccoli Cenni Storici - Grazie

stampato a Cavarzere
da Tipografia Commerciale
nel 1949

volume proveniente dalla
"Biblioteca privata di Rolando Ferrarese"

 

PICCOLI CENNI STORICI

     Ultimo lembo della Diocesi di Chioggia sulla riva destra dell'Adige, alla distanza di circa 10 Km. da Cavarzere e 22 da Rovigo, siede un piccolo paesetto, Pettorazza Papafava, molto umile e remoto, ma in realtà molto fortunato, perchè ha la ventura di possedere un Tesoro che ha sempre attirato le buone popolazioni dei dintorni e le attira tuttora.
     La guerra mondiale, proprio nei suoi ultimi giorni ha recato anche qui le sue rovine, ma per grazia di Dio il nostro Tesoro non ci fu tolto. E questo Tesoro è il quadro della Madonna delle Grazie, chiamata volgarmente e conosciuta da tutti come la Madonna di Pettorazza. I buoni Terrazzani ne vanno orgogliosi e ne sono entusiasticamente devoti.
     Ma quale l'origine di questo quadro e di tanta devozione? Vogliamo informarne i lettori e questo lo facciamo propriamente ora che ricorre il Venticinquesimo Anniversario dell' Incoronazione.

IL QUADRO

     E' un bellissimo affresco del 1500 circa, di Scuola Padovana, elencato fra le opere d' arte, della misura di 65 x 75 cm. La Vergine è dipinta seduta col bimbo fra le braccia, in atteggiamento così dolce e soave ch'è impossibile mirarla e non sentirsi commossi. E questa è l'impressione di tutti i pellegrini che qui vengono anche di lontano a pregarla, a supplicarla; e se ne partono poi tutti contenti e soddisfatti, perchè tutti se ne accorgono che non è umano ma divino quel mirabile commercio di dolci affetti che qui passa tra la Madre e i suoi figli, tra i figli e la Madre.

ORIGINI

     Come risulta dalle memorie della Parrocchia, l'affresco era in origine su un pilastro che serviva da confine tra la Repubblica Veneta e i Carraresi di Padova. Perchè bisogna sapere che tra queste due potenze esistevano dei vecchi rancori, e questi per un semplice boccon di terra, che a vicenda pretendevano di usurparsi, l'una a danno dell'altra. Più volte si era tentato di por fine a tali discordie con sempre nuove delimitazioni di confine; ma la cosi detta sacra fame dell'oro teneva sempre accesa la questione che si prolungava senza fine.
     Una prima delimitazione era stata fatta fin dal 1374, ma ben presto altre discordie, e sempre per la stessa ragione, ne resero necessaria un'altra, e questa la troviamo alla distanza di solo otto anni, e precisamente nel 1382. Nè questa fu l'ultima, perchè sempre nuove discordie, che si prolungarono per la bellezza di 137 anni, ne resero necessaria un'altra ancora.
     E questa fu fatta dal N. H. Malipiero che dovè essere mandato a bella posta sul luogo dal Senato della Repubblica e che definì la questione con una nuova linea di confine da Lui tracciata nel 1519. Deo gratias! dovettero dire i due nobili contendenti, finalmente ci siamo intesi !... ma dopo circa un secolo e mezzo di discordie aggiungiamo noi!
     Però questa volta la Repubblica Veneta, devota come era alla Madonna, volle mettere l'accordo raggiunto sotto la protezione di Maria decretando l'erezione del pilastro, che venne innalzato sul luogo preciso di confine, tanto alto e tanto grosso da poter essere visto da tutti, sette piedi di altezza e altrettanti di lunghezza. E sul pilastro venne dipinto l'affresco da mano veramente artistica e sopratutto ispirata. Peccato che non ce ne sia stato tramandato il nome. Però è certo che l'autore debba essere stato della Scuola Padovana.
     Deo gralias! dovettero ripetere le relative popolazioni e grazie anche alla Vergine chè la pace d'allora in poi fu sempre mantenuta. Non è a dire quanto gli abitanti di tutti quei dintorni ne fossero devoti, tantoché l'affresco veniva sempre inghirlandato di fiori. Ceri e lumi venivano accesi tutti i giorni, le offerte piovevano copiose. Tantoché venne il momento in cui si pensò di inalzare una piccola Cappella e mettervi un Sacerdote in qualità di Cappellano. Ce ne venne tramandato il nome : Don Elia, che amava chiamarsi il Guardiano della Madonna. Questo verso il 1520, nella qual epoca, per la munificenza dei conti Papafava dei Carraresi, venne costruito il Santuario. Fu allora, non sappiamo bene l'anno, che l'affresco, segato dal pilastro, venne trasportato solennemente nella nuova Chiesa dove ha sempre riscosso la venerazione di tutti, specialmente in certe luttuose circostanze, come di guerra, di pestilenza e di altri pubblici flagelli.

VIENE RIFATTO IL TEMPIO (Anno 1691)

     Ma con l'andar del tempo il Santuario, danneggiato più di una volta da innodazioni, dovè essere rifatto del tutto. Questo avvenne nel 1691 come si apprende dalle memorie della Parrocchia. In queste infatti troviamo:" Addì 31-5-1691. Si fa memoria che oggi fu " trasportata l' Immagine della Madonna da un loco all'altro in occasione di aver fabbricata la nuova Chiesa, fu collocata in sito più eminente da Mastro Franco Brunello muratore, per Comando dell' Ill.mo ed Ecc.mo Signor Ubertin Carlo dei Conti Papafava, qual fu presente, accompagnato dal Signor Don Franco Danieletti. Arciprete di Agna, et io Don Giacomo Franchi fui assistente a detto trasporto". Dal che risulta che nel 1691 fu fabbricata una nuova Chiesa, quella che esiste oggi, dove fu trasportato solennemente il quadro il 31 Maggio dello stesso anno.

GRAZIE DELLA MADONNA

     Dire tutte le Grazie che d'allora in poi la Madonna ha dispensato ai suoi devoti non è cosa facile perchè non tutte vennero registrate. Solo una parte di queste vennero raccolte in un libretto pubblicato nel 1927 dal Rev. Don Giuseppe Scarpa, allora Parroco di Papafava, ora Arciprete di Cavarzere. Ne riferiamo solamente qualcuna di maggior interesse sopratutto storico.

1. - La spiga d'oro

     Sull'altare della Madonna, ai piedi della bella Immagine, in mezzo ai tanti ex-voto d'oro e d'argento, tutti hanno sempre ammirato una bella spiga d'oro. Come e perchè quella spiga?
     Abbiamo detto ormai che più d'una volta il paese in altri tempi più remoti, era stato soggetto a inondazioni. Una di queste, forse la più disastrosa, fu verso il 1600, e fu allora che assieme alle case fu danneggiata molto gravemente anche la Chiesa.
     Vi fu un colono al quale premeva il suo frumento. Promise alla Madonna che se gli avesse salvato il raccolto, avrebbe regalato una spiga d'oro al Suo altare. Sopra la bionda messe vi erano passate furiose le acque, ma il raccolto fu salvo. E il colono mantenne la promessa. Chi visita l'altare può vedere la spiga, tutta d'oro massiccio, che forma l'ammirazione dei pellegrini.

2. - I buoi, la socida e la farmacia della Madonna

     Un'altra inondazione viene registrata verso il 1680, e anche questa aveva travolto le umili case dei poveri abitanti di Papafava, minacciando pure la Chiesa. Or vi fu un certo Domenico Ferro che più degli altri si era visto in pericolo per la sua stalla e per i suoi poveri buoi. Nella sua fede si era rivolto alla Madonna e Le aveva promesso che se gli avesse salvato i suoi animali, gliene avrebbe regalato un paio per il Santuario. Con meraviglia di tutti si videro i buoi, che ormai erano stati travolti dalle acque, nuotare contro corrente e raggiungere la riva. Il Ferro mantenne la promessa, regalando alla Madonna un bel paio di buoi. Col frutto dei quali si incominciò la così detta Socida della Madonna che per oltre un secolo, assieme all' utile materiale, per il quale era stata istituita, portò anche tanto bene morale al paese.
     Con gli stessi utili si era dapprima fabbricata una casa per abitazione degli inservienti di Chiesa, ma, passata poi in proprietà d'altri, divenne Farmacia, da quale anche al presente vien chiamata da tutti e porta il titolo di Farmacia della Madonna. Del fatto dei buoi, che ha del miracoloso, si conserva una tavoletta votiva.

3. - Rottanova e la peste del 1730

     Fra le tante, merita di essere ricordala la grazia segnalata che Rottanova di Cavarzere ebbe dalla Madonna di Pettorazza nel 1730.
     In quell'anno infuriava la peste e anche la frazione di Rottanova era stata colpita dal terribile flagello. Fu allora che gli abitanti si rivolsero alla Madonna di Pettorazza invocandone l'aiuto. E la Madonna li esaudì. Subito, e questo lo si può constatare nei registri dei morti di quella Parrocchia, il numero delle vittime andò decrescendo e poi cessò del tutto. Tutti videro la mano di Maria che aveva voluto benedirli; in riconoscenza promisero allora di venire ogni anno in pio pellegrinaggio alla Madonna di Pettorazza. E dal 1730 fino al 1900 gli abitanti di Rottanova non mancarono alla promessa. Il pio pellegrinaggio si faceva ogni anno il Lunedi dopo Pasqua. Dal 1900 in poi questo non si fa più. Però se ne mantenne il ricordo con una processione che si fa colà ogni anno lo stesso Lunedì di Pasqua fino al confine delle due parrocchie verso questo Santuario. Tutto non è perduto ma è a ritenere che verrà un giorno in cui quelli abitanti si ricorderanno del loro voto.

4. - II colera del 1855 e 1867

     Nel 1855 e 1867 il colera infieriva dappertutto. Gli abitanti di Pettorazza, atterriti, ricorsero alla loro Patrona e questa venne loro in aiuto. Mentre, altrove le vittime si contavano a migliaia, qui invece, in tutte e due le circostanze, appena qualche caso. Si vide chiaro e palese l'intervento della Madonna. In segno di giubilo si stamparono delle poesie di ringraziamento, si ornò il quadro di una bella cornice d'argento che si conserva tutt'ora, e si istituì la festa della Madonna della Salute che si celebra anche al giorno d'oggi il 2l Novembre, chiamata volgarmente la Sagreta.

5. - Il ciclone del 1901

     Anche il ciclone del 1901, chiamato volgarmente el tempeston è rimasto famoso nelle memorie della Parrocchia come una delle tante ragioni della riconoscenza che questa deve a Maria.
     Il 26 Luglio di quell'anno, a detta di quanti lo ricordano ancora, pareva addirittura che l'ira di Dio si fosse scatenata sopra questo paese, forse in pena di tanti peccati. Un terribile uragano, che da queste parti mai si era veduto l'eguale, si era rovesciato sopra le campagne con tanta veemenza che tutto in breve andava distrutto. Non solo il granoturco che veniva raso completamente al suolo, ma l'uva, le viti, gli alberi anche secolari che venivano sradicati dal terreno, ma i mulini del fiume che andavano a sfasciarsi contro le rive, le case che venivano scoperchiate, e perfino la Chiesa che subiva anche allora danni ben gravi. Una sola era l'esclamazione di tutti: " Povera Pettorazza, la Madonna ci salvi! ". E la Madonna anche questa volta l'ha salvata. Tutto andò perduto, ma vittime umane neppure una, mentre altrove si ebbe a deplorarne anche di queste.
     In segno di riconoscenza il popolo volle istituire una festa votiva che tuttora si celebra ogni anno la terza Domenica di Luglio.

6. - Guerra Libica

     In mezzo alle altre lampade votive che ardono davanti l'altare della Taumaturga Immagine vi è anche una lampada d'argento che si distingue da tutte le altre per la sua graziosa eleganza. Ve l'hanno appesa nel 1913 i combattenti delle due Pettorazze reduci dalla guerra libica, dopo il funerale dei Caduti, con una commovente funzione alla quale avevano partecipato gli abitanti delle due Parrocchie sempre sorelle. La Madonna li aveva salvati tutti, e tutti uniti assieme vollero eternare la loro riconoscenza. Che la Madonna continui a benedire tutti gli abitanti dell'uno e dell'altro luogo.

7. - Dopo la Guerra Europea

     Nelle solennità della Venerata Immagine due lumiere d'argento per candele fanno bella mostra al Suo altare. Hanno una storia nella quale figurano i Bersaglieri di Rottanova combattenti nella Guerra Europea (1915-18). Appena incominciata la guerra, nel Luglio del 1915, il Parroco di Papafava riceveva una vistosa offerta da certo Zanni Giovanni da Rottanova, bersagliere, il quale lo incaricava a nome dei compaesani della sua stessa compagnia, di far acquisto di qualche Oggetto di sua scelta per l'altare della Madonna, e ciò per interessare la Vergine a benedirli.
     Anche questa volta Rottanova si è fatta onore: era la prima offerta durante quella guerra che era come il primo anello di una lunga catena, perchè le grazie ricevute in quel periodo dai combattenti non si contano più, come fu stragrande il numero delle offerte delle buone popolazioni di questi dintorni e di altri luoghi anche più distanti.
     Laus Deo et Mariae!...

***

     Ed ora ci accontentiamo di aver riferito queste che per noi hanno maggior interesse sopratutto storico, come abbiamo detto prima, e rimandiamo i lettori che volessero saperne di più al sopracitato libretto del Rev. Don Giuseppe Scarpa dove ne sono registrate una vera moltitudine. Del resto gli innumerevoli ex-voto di oro e d'argento che stanno appesi al Suo altare fanno testimonianza che non indarno da tante parti si è ricorso a Lei.
     Specialmente durante la Guerra Europea (1915-18) furono tanti gli oggetti d'oro che vennero regalati dai devoti che si poté eseguire con questi un calice artistico tutto d'oro massiccio, e in seguito un reliquario d'oro, un Ostensorio in argento e oro, e a suo tempo una corona d'oro per l'incoronazione canonica di cui dirò in seguito.
     Fu tanta la fiducia riposta nella Taumaturga Immagine che vi ebbero origine in quello stesso tempo la "Pia Unione" e la "S. Lega", arricchite di tante indulgenze e di tanti privilegi, e tanto estesa quest'ultima da salire i suoi aderenti, nei primi anni, al bel numero di 260.000 (duecento sessanta mila) e questi da molte parti d'Italia e dall' estero.
     Anche oggi non vi è numero degli iscritti che si recano ad onore di rimanere sotto la Sua gentil tutela, ripromettendosene le Sue grazie e i Suoi favori, che continuano a ripetersi anche oggi sensibilmente, perchè mai diminuita la potenza e la bontà di Maria.

L'INCORONAZIONE

     Fu così che per la devozione sempre crescente alla Taumaturga Immagine, per il gran numero di grazie da questa ricevute, poco per volta venne a maturarsi l'idea dell'incoronazione.
     Tutti ancora ricordano il grido di gioia che si diffuse nel paese quando si venne a ricevere da Roma il Decreto per tanto onore.
     La cerimonia fu celebrata il 7 Settembre 1924. Alle feste, che se ne fecero straordinariamente solenni e che durarono parecchi giorni, accorse non solo la popolazione delle due Pettorazze, Grimani e Papafava, ma anche una larga moltitudine di devoti da luoghi vicini e lontani, e tutti a testimonianza del loro amore vi concorsero pure con larghe offerte in denaro e in oggetti preziosi a sostenerne le spese che furono ingenti. Con gli ori votivi se ne fece un'artistica corona tutta tempestata di gemme per incoronare le bella Immagine.
     La cerimonia solenne dovè essere eseguita all'aperto perchè la Chiesa non valeva a contenere la folla. La Messa Pontificale fu celebrata da S. E. Mons. Domenico Maria Mezzadri, nostro Eccellentissimo Vescovo. Sono tanti che ancora ricordano con soave commozione il momento solenne quando il Santo Vegliardo si appressò tutto tremante alla Venerata Immagine e vi pose sul capo la corona. Il sole dardeggiava fortemente, come sa dardeggiare talvolta ai primi di Settembre. Ma in quell'istante una nube leggera comparve nel cielo quasi a proteggere del suo velo il paese e i popolani, a far vedere che il luogo e gli abitanti erano sotto la protezione della Mistica Nube, Maria. E il popolo, come ricorda ancora quel grazioso particolare, cosi non dimenticherà mai di rendersi conto di tanta protezione.
     Presenziavano pure le Loro Eccellenze Mons. Gerardo Menegazzi Vescovo di Comacchio, Mons. Anselmo Rizzi Vescovo di Adria, e Mons. Giuseppe Sanfermo Abate di Santo Spirito, il quale ultimo aveva preparato gli animi al grande avvenimento con una settimana di predicazione. Era presente purè il Reverendissimo Capitolo dei Canonici della Cattedrale di Chioggia assieme a numeroso Clero e alle Autorità civili del paese.
     Il concorso del popolo venuto da tanti luoghi anche lontani fu semplicemente spettacoloso; i festeggiamenti addirittura grandiosi, tantoché la buona gente tutto ancora ricorda alla distanza di tanti anni.
     Tutto alla maggior gloria di Dio e della Sua Gran Madre.

FERVORE DI POPOLO DURANTE LE DUE GRANDI GUERRE

     Date memorande nella storia del Santuario erano rimaste durante l'altra guerra i grandiosi pellegrinaggi popolari qui accorsi da tante parti durante i mesi di Maggio dal 1915 al 1918, nei quali davanti alla cara Immagine erano sfilati talvolta fino quindicimila persone in un giorno solo. Si è allora toccato con mano fino a qual punto può arrivare il fervore del popolo e la fiducia nella gran Madre di Dio.
     Qualche cosa di simile è avvenuto anche nell'ultima guerra, durante la quale due specialmente furono gli avvenimenti memorandi sopra gli altri, la Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria e il Voto.

LA CONSACRAZIONE

     Con questa la Domenica 7 Marzo 1943 veniva consacrata al Cuore Immacolato di Maria tutta lo Forania di Cavarzere, da Sua Eccellenza Mons. Giacinto Ambrosi, Vescovo di Chioggia, succeduto a Mons. Mezzadri, che volle presenziare alla cerimonia grandiosa. Anche allora fu tanta la ressa di popolo venuto da tutte le parti della Forania e dai paesi limitrofi che una gran parte dovè rimanere fuori del Tempio. Come ricordo si istituì la Festa del Cuore Immacolato di Maria che si celebra tutti gli anni l'ultima Domenica di Carnevale.

IL VOTO

     E' rimasta pure memoranda la giornata del Voto che si fece a Maria l'8 Settembre 1944.
     Sgomenti dagli orrori della guerra che seminava rovine anche in paesi a noi vicini, si è fatto solennemente un voto a Maria Santissima davanti al Suo Altare, con l'intervento pure delle Autorità Civili del paese, promettendole di completare il restauro del Suo Santuario, ormai decorato poco prima della guerra, se Ella ci avesse salvato. Il concorso del popolo anche questa volta fu addirittura straordinario, chè tutta la fiducia era in Lei riposta.
     E Maria ci ha veramente salvato. Nel bombardamento del nostro paese che successe poi il 23 Aprile 1945, alla distanza di pochi mesi, si è toccata con mano da tutti la protezione della Gran Madre del Cielo che anche questa volta ci ha proprio benedetto.

IL BOMBARDAMENTO

     Il 23 Aprile 1945, come si è detto sopra, resterà sempre tristemente memorando per il bombardamento del nostro piccolo paese. Già da alquanti giorni il teatro della guerra si era avvicinato a noi, si sentiva rumoreggiare forte il cannone, gli aerei ci passavano sopra tutti i giorni seminando rovine nei dintorni, specialmente a Cavarzere e a Boara Polesine, rispettando sempre il nostro luogo che non presentava al cun obbiettivo di guerra, se non fosse stato un piccolo passo natante sull'Adige: ma si sperava che un piccolo mitragliamento a bassa quota sarebbe bastato a colpirlo senza recar danno a noi. Per cui si sperava e la nostra fiducia era riposta in Maria Santissima.
     Invece bisogna dire non solo il paese, ma il nostro piccolo centro è stato preso direttamente di mira forse per alcuni soldati ch'erano di stanza in un'adiacenza della Casa Canonica e furono scambiati per tedeschi.
     All'improvviso, alle 2 pomeridiane, sono cadute le bombe, in numero di 18 proprio vicino alla Chiesa, e contemporaneamente un forte mitragliamento che è durato circa due ore. Il primo a cadere fu il Campanile che venne troncato a mezzo. Per lo spostamento d'aria cadde la Casa Canonica venne poi sinistrata gravemente la Chiesa crivellata dalla mitraglia dalla parte del fiume; caddero gli altari laterali del SS. Crocefisso e di S. Antonio, caddero i finestroni e tante altre cose, cadde pure il soffitto, fu lesionato il Presbiterio, lesionata gravemente la facciata, tutto una rovina. L'Altare della Madonna invece rimase incolume del tutto, senza frattura di verun oggetto, nemmeno dei cristalli e delle lampadine elettriche che vi erano intorno alla Cappella. Anche le Case del Centro quasi tutte più o meno colpite, parecchie sinistrate gravemente, una crollata del tutto. E vittime? appena quattro!... Entro il Campanile si erano rifugiate ima ventina di persone come in luogo più sicuro, altri dissero una trentina; cadde il campanile e tutti si salvarono tranne un povero ragazzo di 15 anni, certo Cassetta Leonida di Antonio, che non aveva fatto in tempo ad entrarvi e fu colpito vicino alla porta. Per la strada e per le case vi erano bambini e altra gente, e nessuno colpito, tranne due persone che rimasero morte nella casa crollata, certo Luigi Dicati d'anni 59 e la di lui mamma, ottuagenaria, e un uomo di Grimani, certo Furegato Rolando che si trovava sull'argine del fiume. Del resto tutti salvi. Solo tre o quattro feriti che guarirono in pochi giorni. Le povere vittime poi si sa che si erano confessate qualche giorno prima; la Madonna aveva pensato alle loro anime. Anche il Parroco ebbe a trovarsi sotto le macerie nella sua Casa Canonica che gli cadde addosso, ma potè uscirne illeso dopo brevi istanti, proprio per miracolo, senza l'aiuto di nessuno. Rifugiatosi sotto un uscio in Sagrestia, vide crollare gli altari ed altre cose, vide passargli vicino i proiettili senza fargli male. Tutto ebbe perduto, tanto d'aver bisogno di una vestaglia, d'un mantello e di altre cose più necessarie; rimasto senza tetto, venne ricoverato dal Commendator Angelo Lazzarin che lo tenne in casa generosamente per circa otto mesi, ma ebbe salva la vita. Vi fu persino chi ebbe portato via da una pallottola il cappello che teneva in capo, e lui incolume. Rifugiatici tutti in mezzo alla campagna, per circa due ore, gli apparecchi ci passarono sopra bombardando e mitragliando, le schegge lesionarono gli alberi vicini a noi, e noi nemmeno una scalfittura. Tutti videro chiaro e palese l'intervento di Maria Santissima, perchè assieme alle rovine materiali i morti e i feriti potevano essere ben di più. A ragione il nostro buon popolo ha voluto manifestare alla Vergine la sua riconoscenza chiedendo di istituire una festa di ringraziamento, che si celebra ogni anno il 23 Aprile, e si celebrerà finché ne durerà la memoria, che certo non si dileguerà cosi presto.
     Ed ora, o piccolo paesetto di Papafava, leva la fronte e gloriati che in te vi è un Tesoro tutto celeste e divino che nessuno al mondo sarà mai capace di rapirti e sarà sempre tuo vanto e tua protezione. Prendi le pietre e ricostruisci quello che la guerra e gli eventi hanno demolito; e quando la guerra, la fame, la peste, o altri pubblici flagelli saranno alle tue porte, qui vieni a baciare questi sassi e questi altari, qui a prostrarti davanti alla tua bella Incoronata, e va pur certo delle sue benedizioni.
     S'Ella ti ha sempre benedetto, come ne fa fede la tua piccola storia, sta pur sicuro che in te sono benedette tutte le famiglie, benedette specialmente tutte le singole anime. Perchè, noi potremmo chiederci, s'è il luogo materiale ch'Ella predilige, o se invece predilige le anime. Ci sentiremo rispondere che non è per il luogo che il Signore favorisce la gente, ma è per la gente che Egli favorisce il luogo (II Macc. V. 19). Leva la fronte e gloriati, e cerca di renderti degno di tanta predilezione con la santità della vita, e con rendere sempre più prezioso il suo Santuario, meta di tanti pellegrini. Onde quando questo sarà risorto del tutto dalle sue macerie, come sta ormai risorgendo, reso più bello dalla tua fede possa rifulgere di sempre nuovo splendore, alla gloria di Colei che sarà sempre tuo vanto é tua benedizione.

ALTRE GRAZIE DI MARIA

     Non possiamo ora fare a meno di riferire altri particolari che non abbiamo riferito prima e che crediamo bene registrare qui a parte per documentare più dettagliatamente il patrocinio di Maria sopra questo paese e sopra i suoi devoti.

1. - SALVA PER MIRACOLO (26 Luglio 1941)

     Certa Furlan Fidelma di circa quarant'anni dì Pettorazza Papafava si era recata in Adria con la sua bicicletta in giorno di mercato. Strada facendo ebbe un capogiro che la fece cadere a terra priva di sensi. In quel mentre dietro alle sue spalle passava di corsa un cavallo che trainava un pesante carretto. Cavallo e carretto le passarono sopra sfiorandole appena le vesti senza farle alcun male, sebbene il carretto portava la terza ruota che avrebbe potuto rovinarla come ebbero a testificare quanti videro il fatto. Questi avevano creduto ad una disgrazia, invece la Madonna l'aveva salvata. Nel momento del pericolo la buona donna si era invocata alla Madonna di Pettorazza di cui portava appesa al collo la medaglia. Fece dipingere una tavoletta che sta appesa nel Santuario. II fatto è accaduto il 26 Luglio 1941.

2. - ALFREDO CASSOL da Varese (25 Novembre 1941)

     E' uno dei tanti devoti della Madonna di Pettorazza alla quale sempre si raccomanda. Il 25 Novembre 1941 in una sanguinosa battaglia al fronte russo stava pilotando un carro armato; gli aerei gli passavano sopra il capo, i proiettili gli avevano perforato in vari punti il suo carro, ed egli sempre incolume. Appesa al volante teneva la Medaglietta della Madonna di Pettorazza alla quale si raccomandava con viva fede. Narrandomi il fatto in una commossa lettera, mi faceva pervenire una generosa offerta per il Santuario, promettendo di non dimenticarsene più. Anche questi fece dipingere una tabella che illustra l'avvenimento e la fece esporre nel Santuario.

4. - PARTICOLARE MOLTO CURIOSO OVVERO UNA GRAZIA DELLA MADONNA?

     Tre ore prima del famoso bombardamento che fu alle ore 2 pom. del 23 Aprile 1945, verso le ore 11 antim. stavo in Chiesa recitando il S. Officio al mio inginocchiatoio, in presbiterio. Tutto era silenzio. Tutto ad un tratto, senza avvertire alcun rumore, senza sapere nemmeno io il perchè, chiudo il Breviario, interrompendo il salmo, il che non si fa mai senza una ragione, e corro in fretta in Canonica. Qui dopo pochi minuti mi capita l'amico Don Galileo Bernardinello, allora Cappellano di Pettorazza Grimani, ora Professore nel Seminario Vescovile di Chioggia. Mentre si sta parlando, improvvisamente, sentiamo il fragore di alcune bombe molto vicine. Pieni di paura, ci diamo l'assoluzione Sacramentale l'un l'altro; Don Galileo la dà anche alle donne che gridavano, piene di spavento. Fu l'affare di pochi istanti. Passato il momento, ci rechiamo in Chiesa a vedere che cosa fosse mai accaduto. Con meraviglia vediamo che il fìnestrone del Presbiterio dalla parte del fiume, per lo spostamento d'aria, era caduto presso il mio inginocchiatoio dove stavo io poco prima. Che cosa sarebbe stato di me se non mi fossi alzato da quel posto? Certamente ne sarei uscito molto malconcio, se pure ne fossi uscito vivo. Chi mi aveva chiamato? Io non ho sentito nessuno, ma certamente è stata la Madonna che mi ha fatto correre in salvo in tempo opportuno. Non so darci altra spiegazione. Io attribuisco anche questo ad una grazia segnalata della Madonna di Pettorazza, di cui, sebbene indegno, ho la fortuna di essere il Guardiano, come il vecchio Don Elia che amava chiamarsi il primo Guardiano della Madonna di Pettorazza. Le bombe erano cadute sul Gorzone dove avevano fatto crollare il ponte.

Don Emilio Lanza - Parroco

5. - IL CROLLO DEL CAMPANILE

     Il primo a cadere nel bombardamento, lo abbiamo ormai detto, è stato il campanile. Una bomba era caduta molto vicina e lo spostamento d'aria l'aveva fatto crollare. Chi scrive si trovava allora nel suo archivio parrocchiale e nulla ha potuto vedere perchè rimasto contemporaneamente sotto le macerie della sua casa Canonica. Ma, uscitone per vero miracolo, ha potuto toccare con mano, come lo confermano tutti, che solo per un altro miracolo poterono uscire salvi quelli che nel campanile si erano rifugiati. Perchè, troncata a mezzo la canna del campanile, quelli che si trovavano dentro, ed erano circa una ventina, dovevano rimaner sepolti dalle macerie e dalla cupola che era pesantissima. Invece questa, dopo di essersi rovesciata su se stessa, era rimasta trattenuta sul troncone lasciando precipitare i rottami che cadevano adagio, trattenuti a loro volta anche questi, dalle tavole che formavano i vari piani della torre. E fu così che tutti poterono rimanere illesi, tranne un povero ragazzo di sedici anni, certo Cassetta Leonida di Antonio, che non aveva fatto a tempo ad entrarvi che, colpito dalle macerie, trovò la morte proprio vicino all'entrata del campanile. Tutti riconobbero nel fatto un miracolo, o per lo meno una grazia ben grande della Madonna, alla quale si erano invocati.

6. - TRASPORTO DIFFICILE

     Furono tante le persone che si prodigarono in aiuto dei feriti poco dopo il bombardamento. Tra le quali sono degni di essere ricordati i nomi di Mons. Amedeo Varagnolo arciprete della Cattedrale di Chioggia e già Parroco di Grimani, che in quel giorno si trovava appunto in quella Parrocchia; il Sac. D. Galileo Bernardinello, allora Cappellano della Nuova Chiesa di Grimani ed ora Professore nel Seminario Vescovile di Chioggia; il Dott. Saltarelli, Medico condotto di Beverare, ad altri ancora. Come pure merita di essere ricordato il nome di Mario Boniolo, impiegato Municipale, non solo per il coraggio dimostrato, ma anche perchè in quella occasione si vide palese la protezione di Maria. Messosi questi a disposizione per il trasporto dei feriti, in mancanza d'altri mezzi, attaccata una piccola carrozzella alla sua bicicletta, non curante del pericolo ch'era ben grave, trasportò all'Ospedale Civile di Adria certo Quagliato Ugo d'anni 18, e ciò in mezzo ai bombardamenti e ai mitragliamenti che sopra quella strada erano continui. - Vi riuscì con grande stento e fatica, rimanendo incolumi tutti e due. Tutti riconobbero che la Madonna, alla quale si erano invocati, li aveva proprio benedetti.

7. - UN PROIETTILE CHE PORTA VIA IL CAPPELLO

     E' degno pure di essere ricordato quello che accadde a certo Carletto Quagliato, sposato da poco tempo a certa Dirce Gasparini. La moglie era rimasta ferita gravemente alla gola, e si temeva forte. Ricevuti gentilmente in macchina tutte e due da Ufficiali tedeschi che scappavano alla volta di Rovigo, sempre in mezzo ai bombardamenti e ai mitragliamenti che anche sopra quella strada erano continui contro i tedeschi in fuga, a grande stento poterono arrivare fino all'Ospedale Civile di quella città, rimanendo sempre incolumi. I proiettili passavano vicino alla macchina senza mai colpirli. Una pallottola portò via il cappello dalla testa di Carletto, e anche questa volta illeso! Si vide chiaro l'intervento di Maria alla quale si erano invocati i giovani sposi.

8. - ANCHE IL PARROCO SALVO PER MIRACOLO

     Dovere di riconoscenza e di gratitudine a Maria Santissima mi muove ora a dire quanto è successo a me in quel giorno memorando del bombardamento. Seduto al mio tavolo di lavoro in Archivio Parrocchiale, stavo scrivendo. Erano le due pomeridiane. Improvvisamente sento il fragore di una bomba molto vicina, e in pari tempo, per lo spostamento d'aria, mi sento trasportare leggermente sotto l'armadio dei Registri Canonici che mi cade addosso. Stando tutto rannicchiato lì sotto, sento cadere un'altra bomba e poi una terza, anche questa molto vicina, mentre sulle mie spalle cadono prima i Registri e poi le macerie, trattenute queste dall'armadio e da travi che mi servivano come di protezione. Chiamai inutilmente aiuto, ero sepolto. Il mio primo pensiero fu quello di raccomandarmi l'anima a Dio. Dopo di che con una calma meravigliosa, mi guardo attorno, e, mentre tutto era buio, mi accorgo di un piccolo spiraglio di luce che usciva sotto il mio capo. Ebbi un raggio di speranza e subito con tutti gli sforzi tentai di scappare per quel piccolo foro donde veniva la luce. Tutto sdruscito nella veste, tutto ammaccato nella persona, finalmente ci sono riuscito, e potei rifugiarmi in Sagrestia sotto un uscio. Che cosa vidi? Sento scoppiare vicine altre tre bombe, vedo cadere il tetto della Chiesa, e poi il soffitto, e poi gli altari, i finestroni e altre cose, mentre un denso polverone mi chiudeva gli occhi, la gola, e i proiettili mi fischiavano attorno. La porta artistica di noce ch'era vicino a me la trovai poscia tutta in frantumi, sul pavimento della Sagrestia, me ne accorsi poi che erano precipitate le macerie, ed io sempre incolume, neppure la più piccola scalfittura. Passata così la seconda ondata degli aerei e tornato un po' di silenzio, in due salti, con un'agilità fenomenale e a me certamente insolita, mi trovo alla porta maggiore, dopo di aver sorvolata per lungo tutta la Chiesa e le macerie, e di là, dopo breve sosta, corro in mezzo alla campagna a mettermi in salvo.
     Qui mi aspettavano tanti miei Parrochiani, tra i quali alcuni feriti mezzo nascosti tra il frumento o al riparo degli alberi per difendersi dagli apparecchi che continuavano a vomitar fuoco per circa due ore sopra il paese e vicino a noi. Trovammo poi scheggiati gli alberi, troncate le viti, e noi... illesi. Abbiamo visto la mano di Maria che ci aveva benedetti. Ne siamo usciti irriconoscibili, ma salvi. Ne sia lode a Maria che ancora una volta, in un frangente cosi grave, aveva protetto il nostro piccolo paese. Non ce ne dimenticheremo più.

Don Emilio Lanza - Parroco

9. - IL QUADRO E LE SUE VICENDE

     Nonostante tutto il bombardamento e il mitragliamento durato circa due ore, il Quadro della Madonna è rimasto completamente incolume, come incolume è rimasto il suo Altare. Neppure un cristallo, neppure un vetro, nessun oggetto è andato infranto, nemmeno una delle tante lampadine elettriche che stavano attorno all'Altare e alla volta della Cappella. Se l'Altare è stato poi demolito, questo e avvenuto perchè nella demolizione del muro perimetrale di mezzogiorno che era pericolante non si è potuto farne a meno. Dopo là ricostruzione dello stesso muro veniva ricostruito anche lo Altare che attualmente non è ancora finito.
     Passato il bombardamento, dopo aver messo in salvo i feriti, e prestate loro le prime cure, il primo pensiero fu quello di mettere in luogo sicuro le Sacre Specie che per fortuna erano rimaste illese nel Tabernacolo, sebbene attorno a questo sull'Altar Maggiore fossero crollate tante macerie. Il che fu fatto con l'aiuto di D. Galileo Bernardinello, Cappellano di Grimani, e di D. Luigi Tosatti, Parroco di Beverare. E furono trasportate nella Chiesa di Grimani, dove le ricevette quel Parroco, D. Eugenio Paternostro. Intanto il Quadro era rimasto incolume al suo posto, come si è detto. Tuttavia poteva essere in pericolo per altri eventuali bombardamenti, ma, sopraggiunta la notte che fu pericolosissima e paurosa, ci ricoverammo in una casetta di campagna vicino la fattoria Crepaldi, e il giorno seguente alle Stoppacine dove restammo fino alla liberazione che fu il 26 Aprile, trattenuti dai continui bombardamenti. Dopo di che tornai a Grimani dove fui ospitato da quel Parroco.
     Si pensò allora di rimuovere il Quadro dal suo posto, che poteva essere ancora in pericolo per qualche eventuale crollo di macerie che potevano rovinare dal tetto. Particolare degno di nota: qualche donna andava intanto a pregare e a recar fiori alla Venerata Immagine anche nel momento del pericolo, dopo il bombardamento. Il Quadro fu rimosso e portato, privatamente in casa di certo Carlo Viale in località Campagna Vecchia, dove rimase nascosto fino al 10 Giugno.

10. - L'ORATORIO

     Intanto, dopo la liberazione, celebravo la S. Messa nella Sala padronale del Signor Crepaldi, dove affluiva una parte della popolazione. Gli altri andavano a Grimani e a Beverare. Questo fu alla Domenica 29 Aprile fino al 12 Maggio. Ma si desiderava un luogo più centrale, e questo fu trovato nella saletta del dopolavoro, proprio nel centro del paese.
     E la Domenica 13 Maggio si incominciò a celebrare in questa Sala, dopo di averla benedetta con l'autorizzazione di Mons. Vescovo.

11. - VARI TRASPORTI DEL QUADRO

     Intanto il Quadro rimaneva nascosto, come si è detto, in casa Viale, donde fu trasportato poi solennemente all'Oratorio. E questo avvenne la Domenica 10 Giugno 1945 con una solenne processione alla quale intervenne anche l'Arciprete di Cavarzere Mons. Scarpa. E fu collocato sopra l'Altare, sulla sua stessa pala artistica di noce rimasta illesa. Ma ci rimase pochi mesi perchè, sopraggiunto l'inverno, l'umidità di quel locale incominciò a muffarlo e si dové per forza rimuoverlo ancora. Fu allora trasportato privatamente nell'abitazione del Parroco (la casa della fabbriceria del Cappellano) ove rimase fino ai primi di Settembre del 1948 quando fu trasportato nell'antica Chiesa Parrocchiale che era ormai in ricostruzione. Questo per celebrarvi meno indegnamente, la Sagra della Madonna che cade l'8 Settembre. E qui tuttora rimane al suo vecchio Altare com'era e dov'era, in attesa di essere circondato dal suo antico splendore quando sarà ultimata la ricostruzione e la decorazione della Chiesa. Il che speriamo sia quanto prima, a cura del Governo che da tanto tempo ha incominciato i lavori, e con le oblazioni dei devoti della Madonna, sempre generosi quando si tratta di abbellire il suo Santuario.

12. - ARRESTATI DALLE SS. TEDESCHE E SALVATI DALLA MADONNA.

     Alla fine del mese di Luglio del 1945 il Parroco riceveva la lettera che qui riproduciamo:

Rev.mo Signor Parroco,
le sarò grato se vorrà degnarsi benignamente di ricevere questa mia e passarla agli archivi. E per me, interpreto anche per i cointeressati, un atto di doverosa riconoscenza alla Madonna delle grazie, di segnalare ai fedeli di ogni età un favore straordinario, che per me sa di vero prodigio, ottenuto miracolosamente dalla Vergine, invocata con fede e con amore da un gruppo di persone destinate irrimediabilmente a cruenta barbara morte. Era il 26 aprile 1945: i resti umilianti di quello che fu l'esercito possente di Hitler, risalivano miseramente la valle padana in vergognosa ritirata. Tempestati per cielo dalle forze alleate e senza sosta, incalzati per terra dalle truppe e dai volontari della liberazione, li attendeva una certa, ignominiosa fine. Ciò considerando, è facile comprendere come fosse rincrudito ogni sentimento di umanità, nell'animo del barbaro tedesco. A ciò si aggiunga la rabbia di sconsigliati italiani, pochi per buona sorte, che obbedendo agli arbitri del pseudo-governo di Salò, preoccupati forse del loro domani, tentavano di sbarazzarsi di tutti quelli, dai quali temevano per l'avvenire.
     In atmosfera tanto satura di diffidenza e di animosità, in base a denuncia fatta da alcuni paesani, che il Signore Iddio loro perdoni, le S.S. tedesche attorniarono l'abitazione del Signor Cisotto Giovanni, sita in località Munega, arrestando i famigliari ed altri, colà convenuti (in tutto circa trenta persone) a causa dei bombardamenti, effettuati sul centro del paese. Già i soldati, brutalmente inviperiti, stavano per fucilare l'ex-carabiniere Biscaro Geremia, quando il sottoscritto, che prestava servizio in qualità di Vicario-cooperatore nella parrocchia di Pettorazza Grimani, chiamato dal dovere, accorreva per impartire l'assoluzione sacramentale e preparare gli infelici a cristianamente morire. Casse di esplosivo erano state depositate presso i muri della casa, fatte chiudere le imposte, perchè nessuno scampasse all'eccidio. La comparsa del Sacerdote ha in un primo tempo sconcertato i sommari esecutori d'ingiustizia, che si sono astenuti dall' immediata esecuzione. Ne sono seguite minacce e violenze indescrivibili.
     Mi risuonano ancora all'orecchio i pianti e i gemiti dei detenuti, particolarmente delle donne e dei fanciulli, e l'espressione dolorante di te, piccolo tredicenne, che con gli occhi stralunati ingenuamente mi gridavi: "ma mi no vojo morire".br>      Quando appresi dal comandante - indelebilmente impresso mi è rimasto il balenìo diabolico dei suoi occhi - che denunciati come "partigiani" era inutile ogni insistenza di grazia e quindi era inevitabile la morte, allora fatta intendere la tragica notizia ai presenti, notizia che già essi avevano immaginato, altro non ci restò, o Vergine, che ricorrere al tuo aiuto. E Ti abbiamo fervorosamente pregato, o Mamma celeste delle Grazie, mentre le lagrime inondavano le guancie di molti. Eravamo pronti anche al supremo sacrificio, espiazione cosciente delle nostre ed altrui colpe, per i fratelli, per l'Italia, per la libertà.
     Ma per il bene, che avremmo potuto operare ancora sulla terra, Ti supplicammo, o sola nostra Speranza, di lasciarci quaggiù. E tutti abbiamo promesso rinnovamento, fedeltà, affetto. E il Tuo materno cuore s'intenerì, o Maria, e dal Tuo serto di grazie una ancora ne staccavi per donarla ai morituri e ridarci la vita.
     Dopo sei lunghe ore di agonizzante prigionia, preoccupati ormai di sé, inaspettatamente i tedeschi ci lasciarono.
     Grazie, o Maria! Ogni giorno che passa è un giorno elargito dalla Tua sovrana potenza. Fa che siamo sempre memori di quelle ore di angoscia estrema e fedeli alle promesse possiamo ognora ben meritare della Tua bontà.
     E grazie anche a lei, signor Parroco!

         Distinti ossequi

             Rev.mo Sac. Galileo Bernardinello

Pettorazza Grimani, 25 Luglio 1945

 

13. - UN'ALTRA GRAZIA DELLA MADONNA
Maria Poletto

     La Signora Maria Poletto in Zanellato d'anni 34, già abitante in questa Parrocchia, ora da alcuni anni residente a Mazzorno Destro, era stata ricoverata all'Ospedale Civile di Adria il 28 Marzo 1946. affetta da annesite con sintomi di peritonite acuta. Dato lo stato grave dell'ammalata, non era stato possibile l'intervento operatorio, e il Professore aveva incaricato la levatrice di avvertire i parenti che niente si poteva fare. In tali condizioni l'ammalata ebbe alla notte un assopimento durante il quale, in una specie di sogno, le parve di vedere la Madonna di Pettorazza, della quale era devota, che le dice: "Non temere; guarirai". Al mattino del 29 una sua bambina di circa otto anni, suggerita dal babbo, va in Chiesa a pregare per la mamma. Improvvisamente si sente picchiare sulle spalle, le par di sentire la Madonna che le dice : "Sta contenta, la mamma deve guarire". Corre a casa e dice al babbo: La Madonna mi ha detto che la mamma deve guarire". E difatti lo stesso giorno l'ammalata incominciò a sentirsi meglio, e in pari tempo, senza subire atto operatorio, incominciò ad alzarsi da letto e a star bene del tutto, con grande meraviglia dei Professori. Alla distanza di circa 17 mesi, il 14 Agosto 1947, la Poletto viene da me, assieme al marito e alla bambina, a narrarmi il fatto che essa ritiene una grazia speciale della Madonna di Pettorazza. E mi porta una generosa offerta per il suo Altare.


Lo Stemma dei Conti Papafava

        
una recente immagine del Santuario          lo Stemma dei Conti Papafava

«La Vergine è dipinta seduta, con Gesù bambino tra le braccia. Il volto è di una soavità ineffabile, gli occhi sono socchiusi, le mani leggiadre sostengono, o meglio, accarezzano il corpicino del bimbo. Questi si sporge, roseo, tra le pieghe dell’ampia veste della Madre, in un movimento simmetrico con il volto e il collo della Vergine. Il braccio sinistro poggia su quello della Madonna, il destro si protende in avanti e, col ditino puntato, segna una direzione, o meglio, un confine, quel contestato confine che per anni era stato oggetto di discordia tra le potenze limitrofe».


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