ATTUALITA' DEL PASSATO
    Un lavoro come questo mi fa ricordare il detto di Aldo Palazzeschi che sembra un paradosso ma contiene sicuramente qualcosa di vero: "In Italia è attuale solo il passato". La quantità di passato accumulatosi in Italia nel corso dei secoli è talmente grande da proiettare un'ombra tanto possente quanto continua sulla nostra contemporaneità.
    Da noi non c'è luogo, non c'è aspetto della cultura che non ti mettano subito faccia a faccia con il nostro passato. Nel nostro paese la presenza della tradizione è così forte da costituire il fondamento stesso della nostra identità culturale.
    Un'opera come Frammenti di vita operosa a Cavarzere è la storia intesa come testimonianza, attraverso persone e oggetti del lavoro e della vita quotidiana, di una vita vissuta in costante rapporto con la natura, col tempo, basata sulla presenza continua dell' uomo, le cui braccia erano indispensabili per le "macchine" di allora.
    Anche un giovane, come me, non può non capire che la storia è storia di tutti gli uomini e ogni frammento del passato che si perde è un pezzo della nostra vita che se ne va.
    Ricordo le parole di un mio professore: "Adesso, cari giovani, nascete e siete già su un'altalena, cullati, e m trovate bene; non è colpa vostra. Noi abbiamo il dovere di farvi conoscere quale mondo ci sia stato prima, chi siano stati coloro che hanno costruito questa altalena senza esserci mai saliti, e sono morti vecchi, stanchi e senza la pensione".
    Queste parole mi sono tornate alla mente, leggendo la preziosa opera del maestro Carlo Baldi e di Duilio Avezzù. Che cosa, infatti, ci vogliono dire i mugnai, i barcaioli, gli ortolani, gli artigiani e gli imprenditori così mirabilmente rappresentati dagli autori? Quale messaggio portano i venditori ambulanti, i mercati settimanali e le fiere annuali, i tipografi, i fotografi e i cartolai?
    Che cosa ci vuole dire un libro come Frammenti di vita operosa a Cavarzere? Nulla, risponde solo alle domande che da sempre attraversano le generazioni, anche la mia: chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo. Fa prendere atto che i legami con la tradizione, con il mondo che era espressione di una civiltà prevalentemente rurale, sono alla base di tutte le risposte.
    Questo volume non è semplice cronaca ma scrigno di valori, presa di coscienza del passato con cui tutti, prima o poi, dovremo fare i conti. Un plauso agli autori e a tutti coloro che in vario modo hanno reso possibile la realizzazione di un simile monumento, inteso nel suo valore di ammonimento a non dimenticare la nostra storia.
Henri Tommasi
Sindaco di Cavarzere

DAL PASSATO PER GUARDARE AL FUTURO
    Il lavoro umano e gli strumenti che gli danno forma hanno subito una trasformatone radicale, l'avvento della tecnologia ha tolto l'anima al lavoro e al suo prodotto.
    Nella nuova società molti mestieri sono invecchiati e scomparsi, tanto che per le giovani generazioni questi rappresentano solo la testimonianza storica di un'epoca passata, di un modello contadino e artigianale sempre più lontano dalla loro esperienza diretta.
    Eppure le giovani generazioni vogliono sapere chi siano, donde vengano e dove vadano. Ecco allora l'importanza di opere come questa che rispolverano la memoria nel tentativo di recuperare, attraverso "frammenti di vita operosa", grandi valori morali, sociali e umani.
    Senza memoria non può esserci storia e senza storia non potrebbero esserci altro che carenze di identità, improvvisazione continua. L'uomo sarebbe come un vagabondo senza meta o un naufrago nel vano tentativo di trovare un approdo.
    Un libro simile può fare riflettere se oggi siamo più felici del tempo della civiltà contadina o se siamo più disorientati e psicologicamente più fragili, se siamo più sperduti in un universo di cui ci sfuggono origini e destino. La fotografia scattata dagli autori presenta un modello di vita dal ritmo più lento, scandito dalle regole della natura; ora è tutto più frenetico, le giornate scorrono in maniera più convulsa e frettolosa in un ambiente in molti casi snaturato.
    Ai giovani, immersi e sommersi dalla tecnologia, questo libro-documento svela un tessuto sociale incredibile ma straordinario nella sua realtà e quindi meritevole di riflessione, ai meno giovani offre il pretesto per un tuffo nel passato a recuperare sogni e speranze attraverso immagini, personaggi e avvenimenti.
    Gli autori non vogliono fare certo un confronto e dire che tutto una volta era bello e buono, no; vogliono dire che, tutto sommato, i cavarzerani si davano da fare, pensavano al lavoro e al divertimento, amavano ritrovarsi nelle osterie o nelle sale da ballo.
    I nostri autori non sono nuovi a questo recupero. Già in "Cavarzere. Immagini dal 1880 al 1960", "C'era una volta la Distilleria", "Teatro Comunale Tullio Serafín" hanno dato prova di sapiente ricostruzione attraverso documenti pazientemente cercati e puntualmente descritti.
    Tale lavoro, che va alle radici della storia di ieri della nostra città e le offre quali fondamenta alla nostra storia di oggi, ha potuto diventare una realtà grazie alla sensibilità che la Fondazione della Comunità Clodiense ha sempre dimostrato verso il nostro territorio che, con opere come Frammenti di vita operosa a Cavarzere di Duilio Avezzù e Cario Baldi, ritrova sé stesso e arricchisce la conoscenza di sé.
Fabrizio Zulian
Assessore alla Cultura

AI LETTORI
    Sono passati vent'anni dalla pubblicatone di "Cavarzere. Immagini dai 1880 al I960" il primo dei tre libri nati dalla collaborazione con Carlo Baldi. Era un lavoro che ricomponeva il "ritratto" del vecchio paese quasi del tutto cancellato dai bombardamenti del 1945. Sebbene non vi mancassero annotazioni d'ambiente, la vasta scelta di cartoline era principalmente tesa a mostrare vie e piazze, edifici e monumenti a chi non li aveva conosciuti.
    In questa mia nuova raccolta di materiale illustrativo - ordinata e integrata dal maestro Baldi - le fotografie, gli annunci pubblicitari, i diplomi, le carte di vario genere sono ora i tasselli di una testimonianza volta a recuperare tanti frammenti di laboriosa attività. Una ricerca che non si propone indagini statistiche e cede magari al sentimento, ed è senz'altro parziale rispetto alla realtà produttiva dell'intero Comune. Riguarda infatti gli artigiani, gli esercenti, gli imprenditori del solo capoluogo, e fra questi soltanto coloro che si sono in qualche modo distinti, o hanno lasciato il segno della loro presenza almeno in un annuncio sulla stampa locale. Di altri, che pure avevano bottega in piazza ed erano ben conosciuti, sembra non essere rimasta traccia.
    Il libro è da sfogliare dunque come un album di famiglia privo di alcune pagine, ma che nel complesso restituisce bene il sapore di un tempo che ha visto il paese abbandonare un modo di vivere praticato per secoli e avviarsi alla vita di oggi. Si è trattato di un cammino lento e faticoso, sostenuto da ingegno e tenacia, ma che ha richiesto pure molta sofferenza. Con esso Cavarzere è uscita dal suo chiuso, autarchico mondo paesano, dove quasi tutto il necessario era per tradizione ricavato dall'ambiente circostante. Da una condizione di generale povertà si è giunti così a una progressiva disponibilità di mezzi e il bilancio finale non può essere che positivo. Rimane tuttavia il rimpianto per la scomparsa, fisica e culturale, dei tanti mestieri che umili artigiani esercitavano con antica e rara abilità.
Duilio Avezzù


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