Il Comitato di Gestione della Biblioteca Comunale, con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale in occasione del 30° anniversario dell’alluvione del Polesine del 1951, ha voluto ricordare quei drammatici momenti che hanno toccato da vicino la nostra popolazione.
    La pubblicazione di questo volume, così ricco di spunti e di testimonianze di vari cittadini che hanno vissuto quella calamità e la mostra fotografica allestita nei locali della Biblioteca, sono momento di riflessione e ricordo per la generazione di allora e di informazione per i giovani e per coloro i quali non erano presenti in quei momenti.
    La pubblicazione offre una panoramica delle cause che determinarono l’alluvione, mettendo in risalto, più che i vari problemi tecnici, le sensazioni e lo stato d’animo in quei terribili giorni.
    Non si può fare a meno di ricordare la grave crisi economico-sociale, sviluppata nel testo, che colpì il nostro paese. Crisi che fu superata grazie alla collaborazione di vari Enti, Associazioni ecc., ed alla buona volontà dimostrata dai cavarzerani che, all’indomani dell’alluvione, si adoperarono per riparare gli innumerevoli danni subiti.
    Un ringraziamento particolare va rivolto a tutti coloro che hanno contribuito per la realizzazione di queste iniziative.
Il Sindaco - Aldo Chiebao

    La piena del Po nel Novembre del 1951
    La piena fu la conseguenza diretta di precipitazioni di eccezionale intensità cadute nel bacino del Po dall’8 al 12 Novembre 1951. In quei giorni cadde più o meno la stessa quantità di pioggia che normalmente cade in sei mesi. Inoltre l’estate precedente e soprattutto il mese di ottobre erano stati particolarmente piovosi, sia nelle Alpi Occidentali che nella regione Appenninica. Pertanto in novembre i terreni erano talmente inzuppati d’acqua che la loro capacità di assorbirne ancora era pressoché inesistente. Le piogge torrenziali determinarono un brusco aumento della portata di tutti gli affluenti.

    L’alluvione
    Il 12 novembre si verificano nell’Oltrepò Pavese i primi allagamenti e l’ondata di piena da monte a valle continua ad aumentare via via che i vari affluenti si immettono nel Po. La portata del Po durante la piena è stata stimata di 12.000 mc/sec.
    Le prime rotte si hanno nella bassa mantovana. Il Po in piena procede alla velocità di 4-5 chilometri all’ora verso il Polesine: la situazione è allarmante. L’argine sinistro tracima e poi comincia a cedere il 14 novembre, verso le ore 20, a Vallice, in comune di Polesella, a Bosco e a Malcantone, in comune di Occhiobello.
    Si cerca di tamponare le falle con rialzi provvisori costruiti con sacchi di terra (i cosiddetti “soprassogli”), ma alla fine la massa d’acqua sfonda gli argini in diversi punti. Le rotte più catastrofiche si verificano a Occhiobello e a Pavide, a nord di Ferrara. Un volume d’acqua di circa 6.000 mc/sec., pari a poco meno della portata del Po prima della rotta, si riversa nel Polesine.
    Il 17 novembre la città di Rovigo viene raggiunta dalle acque e la popolazione è costretta ad abbandonare la città. La stessa sorte toccherà alle cittadine di Adria, Cavarzere, Loreo, che verranno sommerse completamente il 18 novembre.
    La zona complessivamente allagata è di 99.506 ettari, pari ad oltre la metà della superficie totale della Provincia di Rovigo.

    L’alluvione a Cavarzere
    Il 17 novembre è ormai certo che anche Cavarzere sarà sommersa dalla acqua del Po. La popolazione della destra dell’Adige comincia ad abbandonare le case; migliaia di bovini passano lungo l’argine provenienti da Baricetta, Bellombra, Cà Emo, Adria e Cavarzere.
    Centinaia di automezzi militari e civili sono allineati lungo le strade, dalla stazione lungo tutto l’argine e fino a Botte, dove la prima acqua tracima, dopo aver già invaso Cuora e Grignella. Verso sera a Botte l’argine decresce leggermente, in seguito alla breccia aperta sul terrapieno della linea ferroviaria Cavarzere-Adria.
    Intanto a Cavarzere si apprestano le opere difensive murando le porte delle botteghe, dei magazzini, della abitazioni, mentre continua l’esodo di gran parte della popolazione.
    Alle ore 12,30 del giorno 18 novembre l’acqua lambisce l’argine destro dell’Adige.

Alcune foto del libro:

            
Largo Manin e Vicolo Bozza
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             Via Roma, particolare di casa allagata
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Veduta di Via Matteotti
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             Veduta di Via Galeno
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Variazione demografica dal 1951 al 1980


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