Cesare De Lotto
il papà delle bonifiche venete ferraresi

      Cesare De Lotto, il "redentore di Cona" dalle acque stagnanti e paludose, oggi quasi dimenticato, fu il primo pioniere in Italia della bonifica moderna. Le opere da lui intraprese e portate a termine dall'Adige all'Oltrepo furono decisive per l'avvento dell'agricoltura in molti paesi, che a lui devono il proprio benessere, primo fra tutti il Cavarzerano.
      Se Cona e Cavarzerc, per fatalità di destini e per volontà di uomini, non sono più fatte di "casoni di canne e di fango, dispersi negli acquitrini tra malaria, pellagra, lenti voli di folaghe sui cupi riflessi della palude", ma sono due paesi innestati nel mondo civile e nel progresso, questo fu merito principale dì Cesare De Lotto; il quale, assieme ad altri uomini - agricoltori intelligenti c coraggiosi - generosamente e tenacemente lottò per il riscatto.
      Purtroppo, come spesso accade, De Lotto (e altri ancora) non ebbe, almeno fin che visse, la soddisfazione per i suoi meriti. A torto i posteri dimenticano che, come disse Cicerone, la storia è " maestra di vita " e, come scritte Goethe, la " matrice del futuro ". Soltanto un monumento(1), posto dinanzi allo spiazzo del municipio di Cona, ricorda l'uomo insigne e patriota. Non si conosce un dizionario biografico, una enciclopedia che con un solo rigo parli di Lui e della sua grandiosa opera, del primo ideatore per la redenzione dell'agro sommerso.
      A Cesare De Lotto, alla sua infelice vita ci è parso più che doveroso dedicare, in questo libro(2), una breve biografia, nell'arduo compito di ricordarne sommariamente gli intenti e ì meriti.
      Di origine schiettamente cadorina - suo padre si chiamava Tiziano - De Lotto era nato nel 1810, tempo di trapassi, nella parrocchia di S. Maria Formosa a Venezia; dove il genitore era direttore di quella zecca. Laureato in matematiche, a Padova nel 1831, poco più che ventenne era già "ingegnere praticante governativo ", come allora si diceva. Aveva il pallino dell'idraulica e per questo, nel 1836, fu destinato a dirigere il reparto idraulico di Cavarzere sinistro.
      Questo comprensorio, dove l'Adige procedeva verso il mare un tempo a contatto del Gorzone, in un groviglio di acque, fu la prima prova positiva delle sue capacità inventive e di tanta passione per il lavoro. Non a caso il celebre Luigi Negrelli - l'italiano ideatore del taglio dell'istmo di Suez - dall' "Imperial Regia Sezione Ministeriale di prima classe", che aveva sede a Verona, nel 1851 lo informò che "Sua Eccellenza il Ministro delle pubbliche costruzioni con ossequiato dispaccio ha dichiarato di aver presa a soddisfacente notizia la relazione, che gli ho rassegnata sulla chiusa della rotta d'Adige in drizzagno Rivoltante (appartenente ad altro riparto)".
      La letterà continuava riconoscendo all'ing. De Lotto la "somma celerità dell'esecuzione e con tutte quelle viste d'arte e di amministrazione che le guadagnano la stima del valente ingegnere e di impiegato sommamente zelante". Questo gli faceva ottenere una "patente di primo ordine": riconoscimento invidiabile del tempo per quanti conoscevano i disastri idraulici nelle basse di Rovigo, di Padova e di Venezia.
      Dopo le brillanti prove nel Cavarzerano, nel 1856 il De Lotto venne inviato in missione a Rovigo, con funzioni, di vice capo dell'ufficio tecnico commerciale e di dirigente del terzo reparto del Po, a Polesella. Ma nonostante le lodi dei suoi superiori, nello stesso anno, Cesare De Lotto venne posto in stato di quiescenza di "motuproprio", da parte del Feld Maresciallo Radetzkj (governatore non ancora dimenticato del Lombardo Veneto). La ragione consisteva nel fatto che, fin dal 1848, l'ingegnere faceva parte del Comitato veneto Pro Italia.
      L'ordinanza del governatore, però, non venne eseguita e De Lotto rimase ancora a Cavarzere, anche se per poco. L'arciduca Massimiliano, che aveva sostituito Radetskj, aveva riammesso in servizio l'illustre uomo, ma in qualità di ingegnere in soprannumero, obbligato ad abbandonare Cona per un'altra sede lontana (per lui impossibile, perché a contatto con alti funzionari austriaci). Si era nel 1857 e ciò tendeva a stancare il De Lotto, tormentato da una grave malattia agli occhi, il quale decise di. dimettersi, dopo ventisei anni di carriera.
      Le sue sofferenze dì quel tempo sono raccontate dal figlio Ferruccio in alcuni cenni biografici: "Dopo una vita laboriosa che lo condusse innanzi tempo alla tomba cessò di vivere mentre era ancora nel Veneto l'attesa di grandi avvenimenti politici ai quali, egli pure con tutto l'entusiasmo di ardente patriota aveva cooperato ma che ebbe la sventura di non vedere compiuti, perdendo così anche quelle meritate ricompense che aveva guadagnato con il suo incessante lavoro di impiegato, di cittadino, di professionista".
      La moglie domandò inutilmente, nel 1870, al nuovo governo italiano la pensione, con una supplica, ritenendosi in diritto dì ottenerla. Ma neanche la richiesta di "grazia sovrana" fece accogliere l'istanza alla Corte dei conti. Era questa la ricompensa anche, come scrisse suo figlio amaramente, per "quanti perseguitati dall'Austria ha egli nascosi per più giorni, nella sua proprietà di Foresto e poi fatti condurre ai Po traversando le valli di Cavarzere e del Polesine...". Questo non sminuì i meriti dcll'Apostolo di una causa che appassionò gli agricoltori.
      Cesare De Lotto fu un idraulico di incontestato valore e primo in Italia a sciogliere felicemente il problema della redenzione dalle acque di vastissimi territori oggi ubertosi. Egli ha lasciato non poche utili norme per le successive bonifiche. Generoso, disinteressato forse troppo, come lutti gli uomini di fede, finì per dedicare la sua vita al progresso, senza contropartite.
      Dopo aver sconfitto le paludi nel Cavarzerano e nell'Adricse era stato chiamato, nel 1853. a Ferrara, i cui bonificatori gli affidarono grandiosi piani. Per questo fu nominato dal governo prussiano "Cavaliere dell'Ordine di Filippo d'Assia". E nel 1856, nonostante che la incipiente infermità agli occhi si fosse fatta più grave (tanto che dopo una lunga malattia perdeva l'occhio destro), De Lotto aveva accettato di progettare e dì dirigere la costruzione della chiesa di San Giuseppe, in Cavarzere sinistro.
      Il sospetto di essere un patriota, sempre in pericolo (era, come si è detto, membro del Comitato veneto per l'Italia), di fronte al governo austriaco, indusse il De Lotto - anche su consiglio degli amici - ad emigrare in Piemonte. A Torino, dove giungeva alla fine del 1860, calorosamente accolto da altri profughi, venne proposto al governo piemontese per la direzione dell'impianto delle ferrovie sicule. L'infermità agli occhi gli sconsigliò l'accettazione e, nel 1862, fece ritorno a Cona. Qui attese all'impianto delle macchine idrovore del consorzio del Foresto, lavorando intensamente ancora per due anni.
      Ormai sfinito, l'11 dicembre del 1864, a soli 54 armi, Cesare De Lotto cessava repentinamente di vivere nella "sua" Duoda Rezzonica: la terra dal veneziano nome, da lui redenta. Grande fu il compianto dei terrazzani, che gli tributarono grandi onori. Fu sepolto nei luogo (parrocchia dì S. Maria del Foresto) che dall'opera sua aveva avuto il titolo di "primogenita della bonifica moderna". Soltanto nel 1876, su autorizzazione del governo italiano, i resti mortali di De Lotto furono trasportati all'interno della chiesa, a cui si accedeva tra un mesto viale di pioppi.
      Sulla sua tomba venne posta la seguente iscrizione: " Cesare cavaliere De Lotto di Tiziano - Veneziano - Padre famiglia, cittadino, amico - Soavissimo - Ingegnere - Per idrauliche opere ardimentose, felici - Anche agli stranieri conto - il giorno XI dicembre MDCCCLXIV - a soli LIV anni spento - Fu in questo sepolcro - Con lagrime molte di patrio dolore conforto - Caterina Vianello - Vedova infelicissima - P. ".
      Nel giugno del 1910, il Re d'Italia, visitando le opere di bonifica del Ferrarese e contemplando un ritratto di De Lotto, lo chiamava " il papà delle bonifiche venete ferraresi ".

2) dal libro Cona Veneta Cenni sulle origini e sulla sua storia antica comune a quella di Cavarzere di Rolando Ferrarese



1) Pegolotte di Cona: monumento a Cesare De Lotto

    
Pegolotte di Cona: Piazza Cesare De Lotto
(sullo sfondo il Palazzo Municipale)
[immagine da Wikipedia]
     Pegolotte di Cona: Piazza Cesare De Lotto
[immagine da Panoramio - autore Pellegrino
Sessantadue]

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