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M.Rom.

Venerd́ 27 Gennaio 2012,
Il Polesine ricorda, nelle scuole, nelle biblioteche, nei teatri e nelle cerimonie pubbliche, l’olocausto degli ebrei. È il 27 gennaio, giorno della liberazione ad Auschwitz, avvenuta nel 1945.
      La persecuzione iniziò con il vergognoso decreto legge 17 novembre 1938 che impose l’autodenuncia degli ebrei. I risultati furono ufficializzati il 20 aprile 1939: 43 persone erano rodigine, 4 ficarolesi, tre adriesi e una ciascuno a Badia e Castelmassa. La Prefettura fece accertamenti dei sospetti e aggiunse due nominativi. In Polesine, dove, nonostante le limitazioni nel lavoro e nella vita pubblica, le condizioni erano ancora sostenibili, erano giunti ebrei da altre zone d’Europa (Polonia e Cecoslovacchia) invase dai nazisti, e nel 1940 l’elenco dei capifamiglia fu aggiornato. Nel 1941 si aprì da parte delle autorità fasciste una caccia al "presunto ebreo" con cento accertamenti sui "sospetti". Si ebbe così la privazione integrale dei diritti civili e politici di una comunità che si era andata assottigliando con gli anni. Partirono in molti, tanto che nel giugno 1943 l’elenco della Prefettura comprendeva 33 ebrei riconosciuti, 3 discriminati, 5 non appartenenti alla razza ebraica (dopo gli accertamenti), 49 discendenti da matrimonio misto. La tragedia si materializzò sotto la Repubblica Sociale, a partire dal novembre dello stesso anno. Le procedure di determinazione razziale subirono un'improvvisa accelerazione, gli ebrei erano 135 e anche i casi dubbi dei discendenti da matrimonio misto divennero certezze per il regime. Nella notte del 30 novembre si attuò l'ordine di polizia numero 5 che impose l'arresto degli ebrei riconosciuti; con decreto legge del 4 gennaio 1944 si decise di confiscarne i beni. In pratica se ne sancì la totale rovina. Alla retata seguirono l'arresto, il concentramento (Fossoli, Vò Vecchio, Gries) e poi la deportazione verso i campi di sterminio. Le segnalazioni della Questura danno: 73 ebrei stranieri resisi irreperibili; 17 ebrei sottoposti a vigilanza perché misti; 5 scarcerati perché di età superiore ai 70 anni: 4 ebrei minori affidati a persone polesane; 7 ebrei italiani arrestati; 33 ebrei stranieri arrestati; 15 ebrei italiani resisi irreperibili. Altri erano fuggiti in tempo e si nascosero presso amici o parenti o in casa di antifascisti.
      Una seconda retata in Polesine si ebbe nel luglio del '44 e fruttò altri prigionieri, tra cui anche gli ebrei scarcerati a dicembre per anzianità e i bambini dati in affidamento. Fu risparmiata Virginia Usigli perchè sembrava in fin di vita (invece campò fino a 100 anni).
      Della shoah polesana è ancora difficile dare un bilancio definitivo, ma il Centro di documentazione ebraica contemporanea (soprattutto per opera di Picciotto Fargion) e la ricerca di studiosi locali (Pasello, Savio, Spadon) hanno fornito documentazioni che lo storico Gianni Sparapan definisce molto vicine alla realtà. Dei 35 deportati dal Polesine (di cui 29 stranieri), ne furono eliminati 19 nei campi di sterminio (13 stranieri e 6 italiani).
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