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Marted́ 21 Febbraio 2012,
ROVIGO - «Non ci risultano ore passate in barella e neppure infermieri distratti dalla tv. L’attesa prima della visita, per Carla Pilotto, è durata 38 minuti». Stefano Kusstatscher, primario del pronto soccorso di Rovigo, risponde alle accuse dei familiari della maestra di Cavarzere, morta a 52 anni per le conseguenze di un infarto intestinale. La figlia, la sorella e il nipote puntano il dito in primis sulla chemioterapia all’Istituto oncologico di Padova, forse troppo aggressiva, e sul pronto soccorso di Rovigo, dove la maestra avrebbe atteso ore in barella prima della visita, della Tac e dell’intervento.
      Kusstatscher, riepiloga minuto per minuto la sequenza del ricovero. «Carla Pilotto è arrivata all’ospedale di Rovigo poco prima di mezzanotte - dice - La registrazione in accettazione risale alle 23.52 , mentre la visita è avvenuta alle 24.30. Neanche mezz’ora dopo. La signora lamentava dolori addominali, frequenti in chi fa chemioterapia. È stata sottoposta a tutti gli esami del caso, da quelli del sangue alla radiografia. Non mi risulta che sia stata trascurata o che qualcuno guardasse la televisione: in reparto ci sono due monitor e non sono in dote agli infermieri».
      Il primario spiega che gli esami apparivano buoni. E i sintomi non erano indicativi. Perciò, essendo impossibile orientarsi verso una diagnosi, il personale ha deciso di chiamare un chirurgo. Che è arrivato alle 3 del mattino. «Il medico ha deciso di procedere con una tac all’addome. Quindi ha optato per il ricovero. Erano le cinque del mattino. Cinque ore che per la signora non sono trascorse in un’attesa inutile, ma in verifiche ed esami».
      Alle 9 Carla è stata operata, ma le sue condizioni erano critiche. Dopo due settimane in rianimazione, il 15 febbraio è morta. L’esito infausto poteva essere evitato? «Le conseguenze dello shock settico sono spesso mortali - chiarisce Kusstatscher - Spesso parte tutto da un’infezione. In questo caso è possibile che si sia prodotta una necrosi dei tessuti intestinali». A fare chiarezza sarà l’autopsia, chiesta dai medici di Rianimazione, il cui esito è atteso nel giro di un paio di giorni.
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