
ROSOLINA
| Il diario di Mattiazzi sul viaggio dellorrore per due anni e mezzo |
| | Venerd́ 27 Gennaio 2012, | (E.C.) Mathausen, Bergen Belsen, Dachau, Buchenwald e Langenstein Zwieberge, un suo sottocampo, sono le tappe del viaggio dell'orrore durato ben due anni e mezzo di Ferruccio Mattiazzi. Prigioniero dei tedeschi in un campo profughi dove lavorava nelle campagne, un giorno non si recò al lavoro perché ammalato e l'episodio bastò per condannarlo ai lavori forzati in un campo di sterminio dove fu incaricato di infornare i corpi esanimi dei giustiziati. Scomparso nel 1997, Ferruccio ha lasciato una grande eredità, un diario di cui in vita mai aveva parlato e in cui ha annotato i racconti di chi le barbarie nei campi di concentramento le ha viste con i propri occhi, i nomi degli amici morti e alcune sue poesie sulle deportazioni e sulla liberazione. Nato a Cavarzere nel febbraio del 1913, Ferruccio partì per la guerra da Vittorio Veneto all'inizio del 1941 all'età di 28 anni. Il diario, oggi custodito dal figlio Antonio, con la moglie Marilena, e dalla nipote Sabrina che vive a Rosolina, fu scritto a partire dal 24 aprile 1945, periodo in cui Ferruccio, che pesava 37 kg dopo essere stato liberato, passò sei mesi in cura dagli inglesi per riabituare il proprio corpo al cibo. Durante questo periodo ebbe modo di trascrivere i particolari più crudi e spietati della vita nei campi di sterminio, descrivendone le pratiche con cui erano giustiziate e torturate le persone, le condizioni in cui erano costrette a vivere, le malattie, il cannibalismo che dilagava tra i deportati affamati e addirittura dove fu tenuta prigioniera e sepolta la principessa Mafalda di Savoia. Essendo una persona importante, la principessa non fu destinata a soddisfare le esigenze dei tedeschi, ma venne rinchiusa con altre persone di alto rango in celle a parte e, a differenza dei prigionieri comuni, non fu cremata, ma sepolta. Alla fine del quadernetto dedicato alla madre, Ferruccio scrisse «mamma mia ti bacio e ti amo. Tornerò ancora con te. Aspettami». E così fu, dopo la terribile esperienza, di cui a fatica riusciva a raccontare qualche episodio, Ferruccio riuscì a riabbracciare i propri cari e a ritornare a vivere a Sant'Anna. Fondamentale, nell'ultima pagina del diario, una lista di nomi di amici deceduti nei campi di sterminio, che è servita di recente a rintracciare i parenti dispersi di alcune persone della zona. Allegato al quaderno, Ferruccio redasse anche una lista dettagliata con i periodi e i nomi dei campi di concentramento in cui fu deportato. © riproduzione riservata
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