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Loredana Losso

Marted́ 14 Febbraio 2012,
«Un percorso a ostacoli». Definiscono così i disabili residenti nell'interland del capoluogo l'altalena quotidiana fra marciapiedi e attraversamenti pedonali spesso inaccessibili e colonne di auto che sfrecciano da un semaforo all'altro, inchiodando di fronte alle carrozzine scese in strada per mancanza di accessi protetti. «Gli automobilisti si dimostrano abbastanza gentili - assicurano i disabili testimoni ieri per "Il Gazzettino" delle barriere architettoniche disseminate fra i popolosi quartieri di Baldenich e Cavarzano - ma rimane la difficoltà di spartire l'unica carreggiata disponibile con un mezzo lento e poco visibile».
      È un'esperienza da brivido percorrere in carrozzina anche solo poche decine di metri dall'incrocio di via Vittorio Veneto con via Pellegrini e Colle. «L'attraversamento pedonale - fa notare il residente in carrozzina che ci ha permesso di seguirlo nello slalom quotidiano fra buche e muretti - è stato reso accessibile solo da alcuni mesi e solo su questo lato». Una barriera insuperabile per un disabile desideroso di una breve fuga dalle pareti domestiche. Desiderio che, calato nella realtà di una città che vanta alti standard di qualità della vita, si trasformerebbe spesso in un senso di frustrazione, impotenza e solitudine. Chi non può contare su un accompagnatore che indirizzi e bilanci la carrozzina nei tanti punti critici segnalati dai disabili è forzatamente fermo al palo, quello del semaforo. «Impossibile raggiungere la farmacia di fronte» denuncia il residenti della vicina via Medaglie d'Oro costretto a muoversi sulle "quattro ruotine". Se il primo raccordo in cemento permette di raggiungere l'altra sponda del traffico cittadino, il secondo attraversamento su via Colle è difficoltoso per la mancanza di una rampa di accesso sull'altro lato. Del tutto impossibile, invece, ritornare sul prosieguo di via Vittorio Veneto per entrare in farmacia. I lati dei due marciapiedi di fronte all'esercizio presentano un dislivello insuperabile per una carrozzina. «A volte provo a passare più sotto sfruttando il raccordo per le auto di un negozio - racconta l'uomo indicando il punto di passaggio non autorizzato - ma significa attraversare senza strisce ben tre colonne di auto: una roulette russa».
      Raggiungere l'ospedale? «Un'odissea impossibile se non accompagnati» assicurano i bellunesi costretti su una carrozzina. E gli autobus? «Mai visto uno attrezzato» sbotta un disabile della zona semicentrale. «Più che a misura di disabile, Belluno è una città a misura di auto» commenta un altro disabile fermo anche lui al semaforo, mentre indica le numerose rampe dedicate alle ben più agili ruote delle automobili.
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