70esimo Anniversario della Liberazione
presentazione del volume "Partigiani del Polesine"
nelle fotografie di Mario Dondero
sabato 18 aprile 2015
Cavarzere, Palazzo Danielato


Pagina 1 - clicca sulle immagini per ingrandire - Foto di Flavio
(foto liberamente prelevabili - citare la fonte in caso di utilizzo pubblico)



Mario Dondero


La Voce di Rovigo, martedì 21 aprile 2015

Interrogando le ombre di un passato che non passa
di Francesco Permunian

Per molti anni ho cercato inutilmente un fotografo per ritrarre i luoghi che furono teatro della Resistenza in Polesine, alla quale io mi sono sempre accostato con gli unici strumenti a mia disposizione - la memoria e l'oblio - che conferiscono un senso e una ragione alla mia vocazione di scrittore.
E quando avevo quasi perso tutte le speranze, il caso volle che un giorno mi imbattessi in Mario Dondero. Al quale posi subito questa domanda, o meglio, questa preghiera: se la sentiva di venire con me nel Polesine sulle tracce di ciò che fu la Resistenza?
"Subito! Quando si parte?" fu la sua risposta, immediata e fulminea. E da li, da quel carico di entusiasmo, ha cominciato a realizzarsi quell'antica promessa che il 25 aprile di molti anni fa - quando ancora sedevo sui banchi del liceo Bocchi di Adria - avevo fatto ai morti della Resistenza, la promessa cioè che un giorno sarei ritornato nel Polesine in compagnia di qualcuno capace di evocarli dalla polvere del passato. Qualcuno che riuscisse insomma a richiamarli dall'oltretomba l'uno dopo l'altro, come un novello Orfeo, per arruolarli di nuovo tutti in compagnia dei vivi.

Con il sorriso di un ragazzo impertinente
di Massimo Raffaeli

Leggenda vivente del fotogiornalismo, autentico poeta del reportage, Mario Dondero, di origini genovesi, nasce a Milano il 6 maggio 1928. Appena sedicenne è staffetta partigiana della Brigata Cesare Battisti in Val d'Ossola, e nell'immediato dopoguerra inizia la sua attività di fotografo collaborando con ¡'"Avanti!", "l'Unità" e, successivamente, con la rivista "Le Ore". Sulle orme di colui che considera un maestro insuperato, Robert Capa, e del grande documentarista Joris Ivens, di cui diverrà amico, la sua attenzione si rivolge immediatamente alla fotografia engagée: guerre, conflitti sociali e politici, avvenimenti internazionali sono infatti catturati e in più di un caso immortalati dal suo obiettivo, basti pensare al celebre scatto che per primo ritrae il crollo del muro di Berlino. Grande interesse peraltro ha sempre mantenuto, in Italia e all'estero, per il lavoro degli artisti e degli scrittori, di cui si è trovato a essere un complice compagno di strada. Tre sono gli epicentri del suo sguardo: Parigi, dove si è trasferito nel 1954 e dove ha intrattenuto rapporti con il meglio della cultura progressista e gauchiste; Milano, dove il suo sodalizio con i fotografi Ugo Mulas, Alfa Castaldi e Carlo Bavagnoli, unitamente a tanti altri intellettuali assidui del bar Giamaica nel quartiere Brera, è rappresentato una volta per sempre nelle pagine centrali del romanzo La vita agra di Luciano Bianciardi; Roma infine, dove ha trascorso la più parte degli anni sessanta, ritrovando quasi ogni giorno alla semplice mensa di Cesaretto, in via della Croce, Pier Paolo Pasolini, Alberto Moravia, Laura Betti, Goffredo Parise. Oggi collabora prevalentemente con il quotidiano "il manifesto" e il settimanale "il Venerdì di Repubblica", dopo aver collaborato a lungo con il settimanale "Diario".
Oasi esclusiva del suo nomadismo resta una piccola casa nel centro storico di Fermo, nelle Marche, in cui ritrova a cadenze imprevedibili la consuetudine e l'affetto di alcuni amici e allievi che lo hanno costretto a occuparsi di mostre e pubblicazioni concernenti la sua opera pluridecennale Mario Dondero ha scattato innumerevoli fotografie, non ha un archivio organico (anzi lo teme alla stregua di una imbalsamazione), rifugge da un'idea di perfezione fotografica oggi corrente e che invece considera sinonimo di estetismo e sostanziale servitù all'industria culturale: così, con l'eterna borsa a tracolla, a ottant'anni e con il sorriso da ragazzo impertinente, non smette di girare il mondo, di essere incuriosito e affascinato dai segni e dalle cose della vita, semplicemente da tutto ciò che rende tale e dignitoso un essere umano, ogni essere umano: lo dicono da ultimo i reportage sull'Afghanistan realizzati in collaborazione con Emergency. Solo riconoscimento che davvero gli interessi, è membro onorario della Compagnia unica del porto di Genova, nonostante il fastidio per le attuali vicende del calcio, sua antica passione, tifa disperatamente per il Genoa.
Ha dichiarato di recente, e questa è forse la sua unica dichiarazione dipoetica:
"Deve sempre rimanere chiaro che per me fotografare non è mai stato l'interesse principale, ancora oggi non mi reputo un fotografo tout court. A me le foto interessano come collante delle relazioni umane, o come testimonianza delle situazioni. Non è che a me le persone interessino per fotografale, mi interessano perché esistono".

    
     il prof. Paolo Fontolan,
assessore alla Cultura del Comune di Cavarzere
    
     la prof. Liana Isipato,
membro dell'Iveser
Istituto Veneziano per la storia della Resistenza
    
Luigina Badiale,
membro dell'Iveser
    
    
    
    
Francesco Permunian,
scrittore e curatore dell'opera
    
    
Mario Borghi,
ricercatore storico e Direttore dell'Iveser di Venezia
    
    
Lino Pietro Callegarin,
Presidente dell'Arci di Rovigo
    
    
    

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