97° Anniversario della Vittoria
Festa Nazionale e delle Forze Armate e ricordo dei Caduti di tutte le Guerre
Cavarzere, domenica 8 novembre 2015


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RICORDO PUBBLICO DI MONS. GIUSEPPE SCARPA
Domenica 8 novembre, giornata in cui l'Amministrazione Comunale, l'Istituzione Scolastica, le associazioni combattentistiche e d'arma, le autorità militari hanno celebrato la Festa dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate, per la parrocchia di S. Mauro è stata anche la giornata del ricordo pubblico di mons. Giuseppe Scarpa, "L'Arciprete di Cavarzere", in un anno dedicato alle celebrazioni del 70° anniversario della Liberazione e della fine della seconda guerra mondiale. Un Arciprete che rimase a Cavarzere per 40 anni e che amò il nostro paese, " il suo paese" e la "sua gente" come un padre ama i propri figli. Un sacerdote che ha condiviso con Cavarzere, come il suo amato Crocifisso, i periodi più tristi e più difficili: la guerra, l'alluvione, la tragedia di Boscochiaro. Un uomo e un sacerdote a cui Cavarzere deve molto. Nelle celebrazioni civili, organizzate lo scorso aprile per il 70° della Liberazione, era mancato un momento pubblico di ricordo di questa importante figura religiosa, di questo "Arciprete" di S. Mauro dal 1928 al 1968 e del suo diario, "Il Martirio di Cavarzere". Un "diario" breve e semplice, un documento unico nel suo genere, una documentazione storica sulla tragedia che colpì Cavarzere nell'ultima fase della seconda guerra mondiale da trasmettere alle future generazioni. Leggendo il "Martirio di Cavarzere" si coglie l'amore profondo che legava mons. Scarpa a Cavarzere e alla sua gente. Egli non poteva certo prevedere quanto sarebbe accaduto alla "Sua Cavarzere", l'immensità della tragedia: il dolore per la perdita di tante vite e la distruzione di un intero paese. All'indomani dell'ultima battaglia per la liberazione (27 aprile 1945) mons. Scarpa, con la tempra e la lungimiranza che gli erano caratteristiche e il grande amore per il paese e per le persone di cui era il pastore, comprese che doveva, quale autorità morale di Cavarzere, infondere coraggio, fiducia e speranza per rialzarsi e riprendere il cammino, rimboccandosi le maniche. La ripresa, l'inizio della "Rinascita" per così dire ufficiale, doveva avvenire con la festività del "Corpus Domini", giovedì 31 maggio 1945. Memorabile resta il manifesto che fece affiggere e dispensare per tutta la parrocchia, proprio in tale occasione, e il testo del manifesto venne integralmente riportato proprio alla fine de "Il Martirio di Cavarzere". La prima edizione di questo diario di guerra venne pubblicata nel 1959 ad un anno circa dalla consacrazione del Duomo, avvenuta l'8 novembre 1958. Ed è per questo che, su iniziativa del Gruppo Animazione S. Mauro, si è voluto ricordare Mons. Scarpa proprio Domenica 8 novembre, anniversario della consacrazione di quel Duomo, ricostruito grazie alla determinazione, tenacia e grande fede di mons. Scarpa. Per il "Suo Duomo" si impose alle autorità cittadine, alle autorità ecclesiastiche e anche alle autorità statali (con i suoi viaggi a Roma), al fine di ottenere finanziamenti e autorizzazioni. A lui si deve, inoltre, il merito della istituzione a Cavarzere del Patronato "S. Pio X" e della costruzione del teatro, dedicato a Carlo Goldoni. Domenica scorsa alla S. Messa delle 11, alla presenza delle autorità civili e militari, di mons. Umberto Pavan, legato da profondo affetto a mons. Scarpa e alla sua memoria (ne ha tracciato un toccante e commovente ricordo nel numero scorso di Nuova Scintilla), l'Arciprete don Achille De Benetti, nell'omelia, dopo aver riflettuto sull'importanza della festa dell'Unità d'Italia e dei cento anni dalla fine della prima guerra mondiale, ha posto l'attenzione su un altro importante anniversario: i 70 anni della Liberazione. "Cavarzere ha tristemente e drammaticamente vissuto la tragedia della distruzione pressoché totale. Anche il Duomo, che oggi ci accoglie, venne distrutto dai bombardamenti. Lo stesso Duomo che ci parla della tenacia di mons. Giuseppe Scarpa, che oggi andiamo a ricordare. Mons. Scarpa amava Cavarzere e la sua gente, pur non essendovi nato. Oggi ricordiamo quest'uomo, questo pastore che, pur non essendo grande di statura, lo era nella forza, nella tenacia, nella fede". Don Achille ha proseguito poi nel sottolineare l'impegno di mons. Scarpa nella ricostruzione per la rinascita del "suo Cavarzere". In conclusione don Achille ha ringraziato, oltre alle autorità e le associazioni presenti, mons. Umberto Pavan per la presenza e per aver concelebrato, il "Gruppo di Animazione S. Mauro" per aver proposto ed organizzato il ricordo di mons. Scarpa e il fotografo Antonio Bedendi, per la realizzazione dell'ingrandimento. Al termine della celebrazione liturgica, don Achille ha benedetto un grande ritratto fotografico di mons. Scarpa che verrà posto, a perpetua memoria, nel corridoio che porta alla Cappella del Crocifisso, in quel Duomo che egli volle così fortemente "Dov'era e com'era".
Raffaella Pacchiega


(foto Antonio Bedendi)


(il discorso del Sindaco)

     Siamo qui oggi a celebrare, come ogni anno, la ricorrenza della festa delle forze armate e dell'anniversario della conclusione della prima guerra mondiale. Nell'anno in cui ricordiamo il centenario dell'entrata in guerra dell'Italia, la ricorrenza assume un valore ancor più significativo.
     Trovare un significato al ricordo di un evento così doloroso può essere arduo, ma non possiamo esimerci dall'interrogare il nostro passato anche nei suoi aspetti più dolorosi, se non altro per cercare di trarre qualche insegnamento utile per i nostri giorni.
     Si dice che la Storia è "magistra vitae" e quindi cercare di ricavare un insegnamento da quegli eventi e dal sacrificio di tanti giovani vite credo sia il modo migliore per rendere omaggio alle nostre forze armate ed ai nostri caduti.
     Il conflitto mondiale non risolse i problemi dell'Italia del tempo. Altre pagine dolorose, una dittatura ed un'altra guerra mondiale avrebbero caratterizzato la storia degli Italiani negli anni successivi.
     Fu inutile allora il sacrificio supremo di tantissimi giovani soldati che hanno pagato con la vita la loro fedeltà alla Patria, spesso compiendo azioni eroiche?
     Fu vano forse il sacrificio di chi, pur non essendo direttamente impegnato su di un fronte di guerra, ha dovuto affrontare le conseguenze di quei tragici eventi?
     La risposta è: no.
     Un evento catastrofico come la guerra permise tuttavia alla nostra nazione di maturare quello spirito di coesione che il nostro paese ha saputo mettere in campo nei momenti più bui della propria storia.
     Il sacrificio di tante giovani vite è stato come un seme che ha portato frutti di pace nei decenni successivi in cui è nata l'Italia libera e democratica.
     Ecco che allora la festa del 4 novembre non è solo una celebrazione, più o meno retorica, di eventi passati, ma diviene l'invito a guardare con fiducia al futuro.
     Anche i tempi difficili di oggi ci chiedono un impegno gravoso, spesso sacrifici. Non dobbiamo però cedere alla sfiducia, consapevoli che l'attaccamento alla nostra Nazione e l'impegno in prima persona (ognuno nel proprio ruolo) ci permetterà di creare una realtà migliore porterà buoni frutti.
     Non facciamoci paralizzare dalle difficoltà dell'oggi ma guardiamo con fiducia al futuro. Lottiamo con generosità per noi stessi e per consegnare alle generazioni che verranno dopo di noi un futuro migliore.
     Se veramente ci renderemo tutti conto di questo, ciò sarà l'onore più bello che potremo rendere ai nostri caduti.
Cavarzere, 4 novembre 2015

Il Sindaco
Avv. Henri Tommasi


    
    
    
    
    
    
    
    
    
    
    
    
    
    
    
    
    
    
    
    

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