“Va’ là, Duce, che sei un pover’uomo!” aveva detto un giorno a Benito Mussolini Ida Dalser,
che aveva sposato lo stesso Mussolini in chiesa e che gli aveva dato un figlio, Albino Benito;
ma il Duce non aveva mai voluto riconoscere né lei né il figlio “per il potere”, anzi li aveva
distrutti entrambi relegandoli in un manicomio, il figlio in quello di Limbiate, dove nel 1942
morirà dopo sette anni di reclusione, lei in quelli di Pergine e di San Clemente a Venezia,
dove, “sistemata” sempre dal potere e dai suoi complici, morirà “sana di mente” nel 1937.
Con questo libro dello psichiatra Umberto Dinelli, la moglie negata di Mussolini esce dai
manicomi e può parlare attraverso le carte recuperate negli ex ospedali-prigioni dove era stata
sepolta viva.
È la storia–calvario di una donna sana di mente sottoposta alle torture di “una psichiatria
capace di far impazzire chiunque” solo per essere stata la “moglie” del Duce ed avergli dato un
figlio che voleva riconoscere.
Ida appare in tutta la sua grandezza, anche se chiusa in quel “manicomio” tra abominevoli
crudeltà, fra cui il distacco del figlio: “Se i morti parlano, i vivi debbono ascoltare” c’è
scritto in ogni pagina del libro.
La Mussolina, che afferma senza paura e senza smentita: “Va’ là, Duce, che sei un pover’uomo”.


Una curiosità:
sapevate che nel 1901 un "oscuro maestrino di Predappio di nome Benito Mussolini"
aveva chiesto di poter insegnare a Cavarzere?
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